Fai e Natura al Centro. Passeggiata nel Bosco di San Francesco

Come è avvenuto per il Nord Italia, anche scendendo lungo lo stivale, il Fai ha organizzato una serie di escursioni per chi ama l’autunno, i colori caldi di cui si tinge la natura con il foliage tipico della stagione. E se per il Nord si è parlato della suggestiva faggeta di Castelvecchio (link articolo), per il Centro abbiamo pensato di raccontarvi del Bosco di San Francesco ad Assisi, ambiente millenario caratterizzato dalla fusione tra storia, natura e spiritualità. Un luogo in grado «di rievocare il messaggio di San Francesco, che ha ispirato l’artista Michelangelo Pistoletto nella creazione di un’opera di Land Art: il Terzo Paradiso, simbolo di riconciliazione fra uomo e natura» scrive il Fai; realizzata nel 2010 con 121 alberi di ulivo, rappresenta un messaggio di pacifica coesistenza tra i due ecosistemi: umanità e ambiente innato.

Michelangelo Pistoletto

Più specificatamente, il capolavoro è caratterizzato da tre cerchi che si toccano, in una specie di «libera interpretazione del segno matematico dell’infinito». Stando alla spiegazione dell’autore, ci sono tre Paradisi: il primo è quello arcaico, ovvero quello in completa unione con il cosmo; il secondo, creato dalla tecnologia e dall’intelligenza umana; il terzo, infine, rappresenta una speranza per il futuro, cioè un equilibrio tra natura e artificio. Possiamo, dunque, sintetizzare il messaggio dell’artista come una sollecitazione a ristabilire — mediante il terzo — un equilibrio tra il primo e il secondo mondo, per non incappare in una catastrofe. I due mondi, distanti per il loro significato simbolico, se presi da soli potrebbero, infatti, portare verso limiti invalicabili. Proprio per questo motivo è necessario unirli, dando origine al cosiddetto Terzo Paradiso.

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Osservando attentamente l’immagine, possiamo notare che nel mezzo dell’anello centrale, quello più grande, svetta un’asta di 12 metri che deve essere considerata come l’unione tra cielo e terra. 
Tornando al percorso organizzato dal Fai, l’esperienza cominciava una volta varcato il portone nel muro di cinta del piazzale davanti alla Basilica Superiore, a seguito del quale si imboccava un sentiero che conduce nel fondovalle. Il Fai definiva tale itinerario «una continua e placida scoperta, una nuova forma di pellegrinaggio nella storia, nel sacro e in 64 ettari di natura, tra terreni boschivi e campi coltivati, pareti di pietra rosa, radure e oliveti». A questo punto si poteva raggiungere, in un primo momento, il letto del torrente Tascio e, successivamente, un microcosmo abitato da monache benedettine tra 1200 e 1300: un monastero, la chiesa romanica di Santa Croce, un mulino attivo fino ai primi del Novecento (attualmente trasformato in una trattoria), i resti di un ospedale dove si assistevano persone malate e pellegrini e, infine, un’antica torre trecentesca eretta a difesa di un opificio.

Chiesa romanica di Santa Croce (interno)

Solo dopo essere arrivati alla cima si è potuta finalmente ammirare l’opera menzionata: il Terzo Paradiso con cui, come abbiamo cercato di far intendere, il maestro desidera trasmettere l’invito a percorrere la serpentina tra i filari e diventare così parte di questa creazione che contiene una proposta di riflessione sulla possibile e serena coesistenza tra l’essere umano e la natura, chiamata appunto “Terzo Paradiso”. Il Fai ha consigliato e invitato a fare questo cammino avendo come riferimento tre personaggi: senz’altro Michelangelo Pistoletto e il suo messaggio sotteso riguardo la compenetrazione armonica tra i due mondi e il rispetto della natura senza il completo disdegno del progresso; San Benedetto, con il suo motto ora et labora (prega e lavora) riferendosi al lavoro della terra, intesa come continuazione della creazione di Dio; San Francesco, per l’appunto, che ci esorta a considerarci parte della natura in un universo abitato da varie specie, tutte degne dello stesso rispetto. 
Spunto di riflessione su questa meravigliosa foresta può essere anche il discorso tenuto da Marco Magnifico, presidente del Fai. Egli spiegava che Assisi è caratterizzata da una linea di confine che — partendo dal Sacro Convento e arrivando fino alla Rocca del Cardinal Albornoz — divide la città in due parti: quella costruita, a destra, e quella completamente verde, a sinistra. Quest’ultima, conosciuta solo ed esclusivamente dalla popolazione locale con il nome di “L’altra metà di Assisi”, non aveva mai visto la presenza umana tanto che, nel momento in cui venne donata al Fai, durante i sopralluoghi, furono rinvenute trenta tonnellate di rifiuti poiché si trattava di un luogo totalmente abbandonato a sé stesso e usato come una discarica. 
A ogni modo, per recarsi nella pineta si entra dal portone, precisamente quello posizionato nella facciata superiore della Basilica di San Francesco, nota per ospitare una serie di splendidi affreschi realizzati da Giotto. Dopo aver varcato l’uscio, Marco Magnifico racconta di essere rimasto deluso da come si presentava quel giardino, fino a quando non notò, poi, una meravigliosa distesa di ciclamini rosa e il convento di Santa Croce. Solo a questo punto, sebbene fosse consapevole della situazione di degrado in cui quel sito versava, decise di accettare l’offerta. Risanare un luogo tenuto in quello stato sarebbe stato tutt’altro che facile, pensò, ma si convinse che ne sarebbe valsa la pena.

Basilica di San Francesco (esterno)
Basilica di San Francesco (interno)

La passeggiata si è conclusa in una radura dove i membri del Fai ritenevano necessario inserire qualcosa di veramente suggestivo e importante. Si imbatterono, in questo modo, in un discorso del già menzionato genio artistico contemporaneo, Michelangelo Pistoletto, sul citato Terzo Paradiso.
L’area boschiva dedicata al Santo, dunque, è un luogo colmo di storia e di devozione, tipico della città umbra. L’ultimo intervento è stato proprio quello attuato da Pistoletto, il cui obiettivo, totalmente in linea con il territorio circostante, è fondere presente e passato, costruzione e natura. Quanto alla Basilica, cosa dire? Oltre a essere il luogo sacro per eccellenza di Assisi, poiché qui sono conservate e custodite le spoglie del Santo, costituisce un raro e magistrale unicum nel passaggio dall’arte medievale a quella moderna. La costruzione iniziò nel 1228, per volontà di Papa Gregorio IX, con l’obiettivo di rendere onore all’Ordine francescano, al Serafico e al Papato. Attualmente patrimonio Unesco ed esempio che ha influenzato lo sviluppo dell’arte e dell’architettura, l’edificio si compone di due chiese sovrapposte: la basilica inferiore, di stampo gotico, dove sono visibili gli affreschi di Giotto, Cimabue e Simone Martini; la basilica superiore, più moderna, che vanta un ambizioso programma iconografico narrante vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli e le storie di San Francesco; infine, una cripta che ospita la tomba del Santo.
Concludiamo, ponendoci la seguente domanda: presupponendo che entrambi costituiscano una fusione tra creazione artificiale e stato naturale, può il Terzo Paradiso essere visto come una metafora dell’intero Bosco di San Francesco?

In copertina: il bosco di San Francesco ad Assisi. Foto di Danila Baldo.

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Articolo di Ludovica Pinna

Classe 1994. Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, editoria, giornalismo presso L’Università Roma Tre. Nutre e coltiva un forte interesse verso varie tematiche sociali, soprattutto quelle relative agli studi di genere. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura e l’arte in ogni sua forma. Ama anche viaggiare, in quanto fonte di crescita e apertura mentale.

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