«Protagonista femminile del Novecento europeo, capace di trasformare la quotidianità in arte» (Istituto centrale per la grafica).
«Il suo esteso ed eclettico corpo di lavori spazia da disegni e dipinti, illustrazioni e stampe, a scenografie, tessuti, mobili, vestiti e accessori. Per tutta la sua vita, Delaunay ha insistito perché non ci fossero discriminazioni tra le cosiddette arti maggiori e minori, tra arte “alta” e arte “bassa”. Tramite la sua pratica transdisciplinare Delaunay ha sfumato i contorni di queste differenti forme di arte e ha colmato il divario tra arte e vita quotidiana» (Fondazione Marconi).
Nata Sarah Stern in un piccolo villaggio dell’Ucraina 14 novembre 1885, da una umile famiglia di origini ebree, ancora bambina fu adottata dal benestante fratello della madre, Henri Terk, avvocato di successo, e dalla moglie Anna che non avevano figli e la preferirono ai due fratelli maschi perché particolarmente brillante. Con la nuova famiglia e con il nuovo nome di Sonia Terk, si trasferisce a San Pietroburgo e ha la possibilità di studiare presso le migliori scuole e di viaggiare.
Nel 1903, in Germania segue un corso di disegno presso l’Accademia di Belle Arti di Karlsruhe e nel 1906 giunge a Parigi; è una delle poche donne in un mondo di uomini e le sue prime opere sono influenzate dalla pittura maschile: su tutti Paul Gauguin e Vincent Van Gogh.
Nel 1908 espone nella galleria del tedesco Wilhelm Uhde che sposerà l’anno successivo: si dice un matrimonio di comodo per consentire a lei, donna, di dipingere ed esporre e a lui di mascherare la propria omosessualità. Nel 1910 divorzia e sposa l’uomo di cui si è innamorata, l’affermato pittore Robert Delaunay, con cui avrà presto un figlio e condividerà una intensa attività artistica: «In Robert ho trovato un poeta. Un poeta che non scrive con le parole, ma con i colori».
La coppia si stabilisce a Parigi, dove costruisce una carriera professionale che passa anche attraverso ricerche sul colore e sulla rifrazione della luce, e fonda l’Orfismo, corrente orientata alla ricerca della geometria posizionando i colori uno accanto all’altro ad accentuarne il contrasto. Nel 1914 si trasferiscono in Spagna dove rimangono durante tutta la Prima guerra mondiale.
Sonia in questo periodo dipinge senza sosta e le viene dedicata una mostra personale. I colori e l’arte popolare della penisola Iberica le sono di grande ispirazione e evocano il suo amore per la lontana Ucraina.
Nel 1917 la Rivoluzione Russa e la conseguente crisi economica che grava sulla famiglia adottiva pongono termine al supporto finanziario su cui Sonia aveva sempre potuto contare e la sua arte comincia a coniugarsi con l’artigianato per diventare una fonte di guadagno: è in questo periodo che comincia la sua produzione nel campo della moda e dei tessuti d’arredo e porta l’Orfismo oltre i limiti della pittura. Comincia con commesse nel campo del design, abiti di scena e decorazioni per interni.
Pur continuando anche a dipingere col marito, questo nuovo filone artistico-artigianale segnerà la fortuna di Sonia rendendola una delle prime donne a creare tessuti e modelli moderni, veicolata attraverso l’atelier aperto a Madrid chiamato Laboratorio simultaneo, frequentato da signore alla moda.
La Prima guerra mondiale aveva allontanato gli uomini dalle loro case e dal lavoro e il ruolo delle donne nella società stava cambiando, portandole nelle fabbriche e a gestire attività prima esclusivamente maschili: i tessuti e i modelli creati da Sonia si allontanano dal classico stile femminile, dando spazio a figure moderne, dinamiche, protagoniste indipendenti del loro tempo.

Tornati a Parigi nel 1921, i coniugi Delaunay continuano a lavorare e sperimentare insieme, ma Sonia prosegue anche nel suo percorso creativo tutto personale. Per l’Esposizione internazionale delle arti e tecniche nella vita moderna del 1937, decoreranno due padiglioni dedicati uno al trasporto aereo e l’altro al trasporto ferroviario. «Sonia Delaunay era molto attenta a come lanciarsi sul mercato e, quasi un secolo prima della nascita dei social media, l’artista sapeva esattamente come controllare la sua immagine. Lavorava a stretto contatto con certi fotografi, come Florence Henri e Germaine Krull, che erano soliti organizzare servizi fotografici di lei e le sue modelle, soprattutto di fronte a sfondi vivacemente variopinti» (Fondazione Marconi).

Sonia è ormai famosa, ma non come meriterebbe poiché rimane pur sempre una donna! I curatori (uomini) delle mostre sono usi esporre l’arte delle donne in eventi o gallerie separate, non considerando il loro lavoro degno di essere affiancato alle opere dei colleghi artisti.
Nonostante il femminismo abbia mosso i suoi passi dopo la Grande Guerra, la strada è ancora lunga: Sonia lotta per i diritti delle artiste, opponendosi alla separazione ingiusta tra le opere realizzate da uomini e quelle da donne.

Nel 1941 muore Robert, dopo una lunga malattia, ma Sonia non si perde d’animo e continua nella sua produzione artistica. Nel 1964 riesce finalmente a ottenere una propria retrospettiva al Museo del Louvre, la prima dedicata a una donna! Non una mostra esclusivamente sua: l’esposizione riguarda anche il marito, ma con pari spazio e dignità. Sonia Delaunay ha ricevuto diversi premi, tra cui l’Ordine nazionale della Legion d’onore.
Nel suo libro L’influenza della pittura sulla moda, pubblicato nel 1927, si legge: «La sensibilità diretta dell’occhio fisso sulla natura cerca di riprodurre la moltitudine dei toni elementari la cui giustapposizione dà alla retina la sensazione di un colore unico. Una tinta che sembra uniforme è formata dall’insieme di una miriade di tinte diverse, percepibili solo all’occhio che sa vedere. È una visione atmosferica e non sintetica. È la scomposizione delle tinte in elementi multipli, presi dai colori del prisma, e quindi formati da elementi di colori puri». «Tutto è sentimento, tutto è vero. Il colore mi dona gioia», sono parole di Sonia in un’intervista con Jacques Damase (documentario di Patrick Raynaud, Prises de vue pour une monographie, 1972).


Sonia Terk Delaunay si spegne a Parigi il 5 dicembre 1979; della sua intensa esperienza ci rimane un’importante eredità: «Ha portato nell’arte una visione innovativa e creativa, ridefinendo il concetto stesso di “donna moderna” e tentando di rovesciare la separazione di genere in un mondo dominato dagli uomini» (Kira Reinke). «Si è sempre parlato di padri dell’astrattismo: nessuno cita mai le madri. Bisognerebbe riconoscere in Sonia Delaunay la fonte a cui hanno attinto artisti come Francois Morellet (arte concettuale), Alexander Calder (surrealismo e arte cinetica), Victor Vasarely (OP art) e Sol Lewitt (minimalismo), per non parlare dello stilista Missoni, che ha creato la propria cifra stilistica dedicando molte collezioni proprio alla Delaunay» (dal sito Ragazze di mezza stagione).
Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
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Articolo di Maria Luisa Ravarini

Tecnica della prevenzione in materia ambientale, ho lavorato in Azienda sanitaria occupandomi di igiene edilizia, urbanistica e opere pubbliche; ora lavoro ai controlli ambientali delle attività produttive in Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia. Partecipo attivamente alla vita associativa melegnanese, dove ho esercitato la delega di Assessora ai Lavori Pubblici e Ambiente.
