Strade bianche. Autunno nelle Marche

«Fai un salto nelle Marche», recita un famoso spot ideato da Regione Marche per la promozione turistica dove si susseguono le immagini di Gianmarco Tamberi, noto atleta marchigiano, impegnato a saltare da un punto all’altro della Regione.
Lo troviamo vestito da chef che frigge deliziose olive ascolane appunto ad Ascoli, poi un altro salto per fare una corsetta sul pontile della Rotonda a Senigallia, salta di nuovo per ritrovarsi vestito con un improbabile abito rinascimentale nel castello di Gradara e così via…
Questo spot lo faccio vedere spesso durante la formazione di marketing territoriale ai ragazzi e alle ragazze che svolgono il servizio civile presso le Pro Loco della Regione e, in effetti, ha ricevuto molti consensi.
Ultimamente, però, mi sono imbattuta in un’intervista di un comico marchigiano, Piero Massimo Macchini che commenta lo spot con l’oro olimpico marchigiano: «Fai un salto nelle Marche con Tamberi. Già il creativo della Regione Marche che ha visto Tamberi che faceva salto in alto e ha detto come claim: fai un salto nelle Marche. Io gli darei un premio dell’intuizione perché dico: come ti è venuto in mente a pensare una cosa del genere? Poi l’ho visto lo spot e mi è piaciuto perché è proprio la politica turistica marchigiana: vieni, fai un salto nelle Marche, spendi i soldi e poi ti levi… bip, bip».
Mi ha fatto molto ridere perché ben rappresenta la popolazione che abita questa regione un po’ schiva, un po’ cinica, con una diversità culturale da nord a sud che si percepisce anche dai dialetti che vanno dall’influenza romagnola, a quella abruzzese, laziale e toscana. 
Proprio su questa diversità dialettale Neri Marcorè, anch’egli marchigiano Doc, ha fatto un pezzo magistrale che invito ad ascoltare su Tintoria Podcast – Marche e dialetti.

I paesaggi,che variano continuamente e spaziano dai bellissimi litorali alle dolci colline fino alle montagne e i dialetti che riportano a sonorità di oltreoceano, fanno pensare alla regione Marche come una sorta di “matrioska” di territori e regioni.
Non a caso le Marche è l’unica regione italiana al plurale e questo, perdonate il gioco di parole, è piuttosto singolare.
Anch’io ho fatto “un salto nelle Marche”, poi però ho voluto esagerare e mi sono addirittura trasferita. 
È accaduto quando avevo appena diciannove anni.
Papà correttore capo del Corriere della Sera decide, a soli cinquantacinque anni, di andare in pensione anticipatamente e con mamma maturano la necessità di cambiare vita e trasferirsi a Senigallia, una ridente cittadina sulla Riviera Adriatica con la «Rotonda sul mare… e il nostro disco che suona…».
Grande idea… peccato che in questo bellissimo progetto non si era badato molto al fatto che i quattro figli della “coppia entusiasta” non erano ancora completamente autonomi. 
I miei due fratelli e mia sorella, tutti più grandi di me, appena apprendono la notizia accelerano i loro percorsi mentre io? Beh… io mi sono trovata a decidere, ancora giovanissima, tra il rimanere nella “Milano da bere” con le sue mille opportunità, oppure provare a fare un salto nel buio nel “Paese dei Balocchi”, che per me aveva solo i colori dell’estate. 
Convinco il mio fidanzatino dell’epoca, l’unico ad avere sangue mezzo marchigiano, e via… tutti nelle Marche senza una motivazione concreta, senza un progetto: cose che possono fare solo le persone folli o innamorate e forse noi lo eravamo entrambi.
Ma questa è un’altra storia…

Quindi, una volta “fatto il salto nelle Marche” a tutt’oggi abito qui, tra le bellissime colline di questa regione a pochi chilometri dalla “spiaggia di velluto” di Senigallia in una casetta in stile provenzale e raggiungibile solo percorrendo una stradina bianca di campagna.
Suona molto romantico vero? In caso foste arrivate/i fin qui e sfiorasse anche a voi l’idea di andare a vivere in campagna vi suggerisco la lettura di “Fottuta campagna” di Arianna Porcelli Safonov, sono certa che mi ringrazierete commosse/i. 
Comunque, tornando a noi, il titolo di questo articolo mi è stato suggerito dal romanzo Strade blu di William Least Heat Moon.
Le strade blu sono strade secondarie americane che, sulle vecchie cartine, venivano segnate in blu anziché in rosso.
Dal momento che sono sempre stata attratta dalle situazioni alternative, in questo autunno più o meno metaforico della mia vita mi è venuta voglia di raccontarvi di piccoli itinerari del cuore, poco battuti e da percorrere su strade bianche attraverso questa bellissima regione.
In autunno vi porterei sicuramente a fare una passeggiata nella faggeta di Canfaito, un bosco secolare situato nel comune di San Severino Marche all’interno della Riserva Naturale Regionale Monte San Vicino e Monte Canfaito.
Si tratta di un luogo magico dove potrete camminare in silenzio godendovi il suggestivo foliage tra faggi secolari, il più antico “Il re di Canfaito” ha quasi cinquecento anni.

Il re di Canfaito – Foto A. Marsico Gajulli

A pochi chilometri da qui vi accompagno a Elcito, un minuscolo borgo isolato tutto in pietra a 821 metri sul livello del mare alle pendici del monte San Vicino.
Anche questo è un luogo di silenzio e di pace dal quale si può ammirare una vista mozzafiato.
Visitando il borgo si percepisce un’atmosfera surreale tanto che viene anche chiamato “Il piccolo Tibet delle Marche”.
Qui il tempo sembra essersi fermato ma nonostante i pochissimi abitanti non si tratta di un borgo “fantasma”.
A Elcito succedono piccoli miracoli come quello di ascoltare il suono di antichi strumenti armonizzati con il fischio del vento da un gruppo di monaci tibetani, il vento è sempre presente in questo luogo.
Foto di ieri e di oggi si alternano tra i vicoli fatti di ciottoli e le immagini di anziani contadini dai visi scolpiti si alternano meravigliosamente a quelle dei monaci intenti nel trovare l’armonia fuori dal pentagramma.

Elcito – Foto A. Marsico Gajulli
Monaci tibetani in visita a Elcito – Foto A. Marsico Gajulli

Percorriamo ancora qualche chilometro di questo piccolo viaggio alternativo e arriviamo a Braccano, il paese dei murales. 
Braccano non è solo un coloratissimo borgo ma lo si può definire una vera e propria “galleria d’arte a cielo aperto”.

Un murales di Braccano – Foto A. Marsico Gajulli

Qui nel 2001 alcune e alcuni studenti dell’Accademia di Brera, Macerata e Urbino cominciarono pian piano a dipingere i muri delle abitazioni per abbellire il borgo. 
Ragazzi e ragazze hanno dato sfogo alla loro creatività creando più di ottantacinque opere. Il mio murales preferito è “Il re del bosco” che raffigura un lupo gigante che fa gli onori di casa alla visita di questo simpatico paese.
La visita di Braccano è piacevole e scorre attraverso i vicoli scoprendo di volta in volta nuove opere che raffigurano figure femminili, animali, fiori, paesaggi, scene di vita quotidiana. La cosa bella è che “la galleria d’arte a cielo aperto” è in continua evoluzione e le e gli studenti si alternano continuando a creare e a colorare sulle facciate delle abitazioni.

Si può proseguire la visita di Braccano uscendo dal borgo per proseguire, con soli venti minuti di cammino su una stradina bianca, fino a all’affascinante gola di Jana.

Gola di Jana – La porta delle fate – Foto A. Marsico Gajulli

Si tratta di un luogo misterioso e il connubio tra le cascate, colori cupi e il torrente ci riporta all’etimologia del nome. Jana potrebbe derivare dal latino “Janua” che significa “porta”. Forse la gola è un passaggio verso altri luoghi o confini? Un’altra interpretazione lega invece il nome alle “Jane”, figure mitologiche delle leggende pagane, spesso associate a streghe. 
Insomma tra queste strade bianche c’è da divertirsi e l’immaginazione galoppa.

Le Marche in autunno portano a rivivere anche antichi sapori e così si gira tutto il mese di Novembre navigando da una cantina all’altra di splendidi borghi tra le notti di Halloween e San Martino.
Ecco una breve carrellata di borghi e feste imperdibili vicine al territorio in cui abito: la festa di Halloween a Corinaldo, la festa del vino di Piticchio che si svolge nel castello medievale, la Fiera del Tartufo ad Acqualagna, la Festa della cicerchia a Serra De’ Conti, la Festa dell’olio nuovo a Scapezzano di Senigallia.
Sono tutti posti colorati, arroccati, che in questi giorni d’autunno richiamano anche i nostri ragazzi e le nostre ragazze che abitano le città dai ritmi e prezzi impossibili e che appena possono si rifugiano in questi luoghi del cuore che, come tutte le cose belle, le devi andare a cercare e per apprezzarle ne devi sentire inevitabilmente la mancanza.

Nell’ultimo spot della regione Marche Tamberi non salta più e le immagini si sciolgono in un invito alla lentezza, al restare. Lo spot questa volta recita “Marche dove ogni giorno puoi scegliere chi sei”.

Quasi quasi rimango.

In copertina: Perdersi nel foliage della Riserva di Canfaito nelle Marche. Foto di Arianna Marsico Gajulli.

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Articolo di Arianna Marsico Gajulli

Nata in provincia di Milano mi sono trasferita a vent’anni nelle colline Marchigiane dove vivo assieme a un simpaticissimo golden retriever e altri amici, umani e non. Sono una libera professionista e counselor, lavoro da anni nel settore dell’organizzazione di eventi e nuovi progetti. Esploratrice di cammini di felicità scrivo e fotografo per passione e per la gioia di condividere le esperienze con le altre persone.

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