L’idea le venne leggendo i libri di Camilleri. Poi, quando il Commissario Montalbano venne riadattato per la televisione, l’immagine fantasticata durante la lettura si fece sempre più nitida e prese forma: nacque così Lolita Lobosco, una donna «libera di essere e di comandare», l’omologo femminile di Montalbano che, come lui, ha un forte legame con il territorio e un approccio empatico ai casi.

Se l’ispirazione “camilleriana” costituiva l’impianto del suo progetto creativo, la riflessione che l’affiancava rappresentava la sopraelevazione di una nuova strutturazione simbolica della lettura poliziesca italiana. A indirizzarla alla penna fu, infatti, anche la consapevolezza circa la necessità di colmare il vuoto di rappresentanza femminile che permeava il genere. È vero, c’erano le ispettrici, ma mancavano — con uno scarto importante rispetto alla realtà — figure che non occupassero ruoli subordinati ma di dirigenza, donne che per compiere il loro mestiere non avessero bisogno di camuffarsi o di rinunciare alla propria femminilità. E allora eccola: la commisaria bella e intelligente che lotta contro il crimine indossando un bel paio di décolleté firmate Louboutin. A lei, la scrittrice Gabriella Genisi, nata a Bari nel 1965, ha dedicato una serie di ben undici libri, il primo dei quali, La circonferenza delle arance, è stato pubblicato nel 2010, esattamente dieci anni prima che il ciclo narrativo venisse trasposto nella serie televisiva Le indagini di Lolita Lobosco.

Prima la telefonata con Luca Zingaretti — in cui le comunica che lui e Luisa Ranieri sono intenzionati a fare una fiction ispirata ai suoi libri — poi, nel luglio del 2020, iniziano le riprese e il 21 febbraio dell’anno successivo va in onda la prima puntata dello sceneggiato, riscuotendo da subito un gran successo: al debutto vengono registrati più di 7,5 milioni tra telespettatori e telespettatrici e il 31% di share.
In un’intervista rilasciata nel marzo del 2024 per la rivista Elle, l’autrice, interrogata a proposito dalla giornalista Sara Recordati, dichiarò che le ragioni di questa popolarità erano da attribuirsi alla «perfetta fusione tra il personaggio letterario e quello televisivo», una caratteristica che, a suo dire, avrebbe determinato anche il successo ottenuto dall’ispirativo Commissario Montalbano.
Non di meno, Genisi riconosceva il ruolo fondamentale ricoperto dai riferimenti all’attualità e dal coprotagonismo delle città in cui è ambientata la vicenda, Bari e Monopoli.
«Esiste una geografia del giallo. Dalla Val d’Aosta di Rocco Schiavone alla Sicilia di Montalbano, passando per la Napoli del commissario Ricciardi. In questi libri il territorio è fondamentale, e anche nei miei. Avevo trasferito Lolita Lobosco a Padova, l’avevo anche promossa questore. Ma perdeva forza, come una lumaca senza guscio. Dopo tre pagine l’ho fatta tornare a Bari, rinunciando alla promozione» (Simonetta Li Pira, “Gabriella Genisi: «Io, Lolita Lobosco e Montalbano»”, Io donna, 2022).
Lei stessa intende le sue opere quali lettere d’amore destinate alla sua città e, ampliando lo sguardo, a tutta la Puglia. Questa terra, con le sue bellezze e le sue brutture, è per lei fonte di ispirazione e di aspirazione: non solo luogo privilegiato di ambientazione dei suoi scritti e contesto reale da cui ha origine la finzione, il territorio nativo diventa un bene da custodire, memoria da tramandare alle future generazioni. L’intenzione dichiarata, insieme alla volontà di far conoscere il territorio nella sua totalità, si esprime — nemmeno troppo velatamente — nelle ricette autoctone pubblicate in epilogo al volume. La scelta di inserirle nelle storie di Lolita è un po’ quella di raccontare la Puglia partendo anche dai sapori, dagli odori, dalla memoria olfattiva e dalle tradizioni, veicolando al lettore e alla lettrice il più ampio significato che qui viene attribuito al cibo, inteso come atto d’amore e sentimento (Gabriella Genisi, Redazione Thriller Life, 2022).
Non solo fine, talvolta le ricette diventano anche un inizio; è il caso dei romanzi del ciclo Spaghetti all’Assassina (2015) e Lo scammaro avvelenato e altre ricette (2022).
Ma l’Apulia — utilizzando l’antica denominazione latina di questa Regione — in tutta la sua cruda realtà, con le sue vicende criminose e i suoi esempi positivi, è anche la premessa di molte sue creazioni, soprattutto per quel che attiene al femminile. Lo sguardo dell’autrice si rivolge, infatti, primariamente alle donne: lo fa non solo quando crea la sua personaggia — proiezione narrativa di Letizia La Selva, prima funzionaria della squadra mobile di Matera e, tra le altre, direttrice del commissariato distaccato di pubblica sicurezza di Monopoli e vicedirigente del compartimento interregionale della Polizia ferroviaria di Bari — ma anche quando decide di ambientare il suo giallo nel mondo del caporalato pugliese prendendo spunto dalla vicenda di Paola Clemente, la bracciante morta di fatica a 49 anni durante la raccolta dei pomodori. Il riferimento è a Terrarossa, il romanzo in cui, il ritrovamento del cadavere della giovane imprenditrice, attivista per i diritti dei braccianti ed ecologista convinta Suni Digioia, diventa l’esordio di un viaggio «nel mondo dell’agricoltura moderna, 2.0, biologica e sostenibile che vuole scardinare proprio il mondo del caporalato» (Laura Marinaro, “Tutti i miei libri partono dalla cronaca – Intervista a Gabriella Genisi”, Milano nera, 2022), mostrando «la faccia sana della nostra agricoltura, quella attenta all’etica e alla sostenibilità» (Simonetta Li Pira, “Gabriella Genisi: «Io, Lolita Lobosco e Montalbano»”, Io donna, 2022).

Ma — come se già non fosse abbastanza — la carriera della scrittrice non si limita esclusivamente alla più nota Lobosco. Ricordiamo, infatti, anche le opere non seriali, come La teoria di Camila. Una nuova geografia familiare (2018) e Le invisibili (2022), e il più recente (finora) trittico noir con protagonista Chicca Lopez, marescialla dei carabinieri dall’animo ribelle.
Come anticipano i titoli dei tre volumi — Pizzica amara (2019), La regola di Santa Croce (2021) e L’angelo di Castelforte (2023) — editi Rizzoli, la Puglia, in questo caso specificatamente il Salento, torna anche questa volta a fare da riferimento e da scenario della vicenda. Tuttavia, a essere mostrato è ora un nuovo aspetto di questa terra: quello mistico, oscuro e ancestrale delle superstizioni.
«Il Salento è un territorio complesso e controverso. Volevo proiettare il lettore [e la lettrice] in un nuovo contesto facendogli dimenticare completamente Bari e la Commissaria Lolita, per far ciò era necessario inserire più elementi che rendessero l’idea di un Salento misterioso, lontano dall’immagine veicolata dai dépliant turistici» (Luciana Fredella, “La «Pizzica Amara» di Gabriella Genisi”, CanosaWeb, 2019).
Nei tre libri la Puglia emerge, nuovamente, come coprotagonista assoluta della narrazione, nelle sue diverse accezioni: ora luogo, poi tradizione, rito e parole, con i versi di poesie di autori e autrici salentine in apertura ad ogni capitolo.



La variazione di sguardi con cui si coglie il territorio è contemporanea a quella con cui si rappresenta il femminile. Riconoscendo il valore di “essere nel presente”, la scrittrice sottolinea l’importanza di raccontare l’epoca in cui lei stessa è immersa, mettendo la letteratura a servizio del cambiamento e, nel suo caso, delle donne. Per questo, guardando all’attualità e ai giovani e alle giovani che si definiscono fluidi, Genisi sceglie di fare della sua protagonista una persona “gender fluid” o, forse più propriamente, pansessuale.
Seppur in direzione opposta, con la narrazione del femminile che si fa contemporanea e quella del territorio che, invece, tende all’atavico, i due tratteggi si muovono in parallelo, lungo un binario che approda al politico. Se, nelle parole dell’autrice, «scrivere di donne è un atto politico, solo noi possiamo raccontarlo e raccontarci», così da scrivere una nuova narrazione che parli con voce di donna, raccontare la Puglia con le sue luci e le sue ombre, presenti e passate, serve a costruirne un quadro articolato e rappresentativo del reale che aspiri a «capire che tutto quello che abbiamo intorno ci appartiene e tocca a noi difenderlo, custodirlo» (“Gabriella Genisi: elogio della gentilezza”, Amazing Puglia, 2023), fino a rendere anche nella sostanza quella terra già così bella nella forma.
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Articolo di Sveva Fattori

Diplomata al liceo linguistico sperimentale, dopo aver vissuto mesi in Spagna, ha proseguito gli studi laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza con una tesi dal titolo La violenza contro le donne come lesione dei diritti umani. Attualmente frequenta, presso la stessa Università, il corso di laurea magistrale Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione.
