Lo sciopero delle piscinine

Immaginate una sala teatrale di 400 posti a sedere al gran completo, un’attenzione palpitante, un pubblico sensibilmente coinvolto e silenzioso, ma partecipe nei momenti giusti, con risate e battimani… e ora pensate che quel pubblico è composto da giovani studenti di scuole medie inferiori e superiori… e avrete l’idea di quanto lo spettacolo Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902 sia stato apprezzato a Lodi, il 18 dicembre scorso, nella prima rappresentazione mattutina per le scolaresche.

Una sfida vinta, quella di rappresentare questa pièce teatrale — creata per un pubblico adulto serale — anche la mattina davanti a giovani, che hanno un bisogno estremo di ascoltare vicende (trascurate sui libri di testo) che educhino al sapersi ribellare di fronte alle ingiustizie, senza avere paura e andando oltre ai tanti luoghi comuni che frenano il pensiero e l’azione.
Lo sciopero delle bambine è andato in scena, in prima nazionale, al Teatro della Cooperativa di Milano martedì 9 dicembre 2025 ed è stato in tabellone fino a domenica 14 dicembre; è il nuovo spettacolo di PEM Habitat Teatrali, una Compagnia volta alla ricerca di un’arte attenta a contenuti civili, spesso espressi con ironia, e di cui abbiamo già avuto modo di apprezzare — sempre attraverso le bravissime attrici Rossana Mola e Rita Pelusio — lo spettacolo Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il duce, tratto dal libro omonimo scritto dalla giornalista Federica Seneghini, con in appendice un saggio dello storico Marzo Giani.

Emilio Longoni, La piscinina (1891)
Copertina del Corriere della Sera del 29 giugno 1902

La storia raccontata è quella delle piccole apprendiste sarte (appunto piscinine in dialetto milanese) che, nella Milano a cavallo tra Ottocento e Novecento, lavoravano per le grandi sartorie in condizioni di sfruttamento, senza diritti e sottopagate, con funzioni che andavano anche al di là del mestiere nell’ambito della moda, ma sconfinavano nei servizi familiari ai padroni e nel trasporto di pesanti pacchi alle clienti.
Il 23 giugno 1902 è la data che dà inizio a cinque giornate di lotta, a uno sciopero, guidato dalla coraggiosissima quattordicenne Giovannina Lombardi, che porta all’inizio poche decine di bambine, diventate poi centinaia, a protestare davanti alla Camera del Lavoro, per chiedere un orario del lavoro ridotto da 14 a 10 ore, pause per respirare, pacchi meno pesanti, niente più servizi non idonei al loro mestiere e una paga di “50 ghei al dì”, rispetto ai miseri 25-30 centesimi che prendevano. Fondamentale fu il supporto dell’Unione femminile di Milano e di intellettuali socialiste e femministe, come Anna Kuliscioff, la “dutura dei poveri”.

Rita Pelusio (a sinistra) e Rossana Mola (a destra) in scena ©Giulia Bortolini_Lo Sguardo_Di_Giulia

L’idea di scena geniale, direi teatrale nel senso più proprio del termine, è quella di far narrare la vicenda da due piccioni che osservano dall’alto di un cornicione ciò che avviene nella piazza sottostante. Con curiosità, sorpresa, chicchiericcio fra loro due, spesso esilarante, i due piccioni mostrano l’indifferenza di chi guarda dall’alto e non si mette in gioco, ma in realtà fanno cogliere benissimo tutti gli stereotipi e i modi di dire qualunquisti che prevalgono spesso tra noi. Infatti, altra idea straordinaria, tutto ciò viene descritto proprio attraverso dei giochi che mettono allo scoperto chi rimane all’esterno delle cose e non ci si vuole immischiare: qui solo alcuni esempi dei tantissimi che si trovano nel copione, giochi di parole che insegnano — nel senso aulico di “lasciare un segno” in chi ascolta — a riconoscere i modi di essere disillusi, pavidi e contrari a un senso di cittadinanza attiva:

Primo piccione (Rita) – «Facciamo il gioco del “Magari cambia qualcosa”.
Uno dice «Magari è la volta buona». L’altro risponde: «Contaci!!
Tu ci conti. Uno Due. E il gioco finisce».

Secondo piccione (Rossana) – «Facciamo il gioco del “Figurati se funziona”.
Uno propone un’idea e l’altro risponde «Figurati se funziona… e si va avanti così fino a che chi ha proposto non demorde…».

Primo piccione (Rita) – «Facciamo il gioco del “Ci penserà qualcun altro”.
Uno propone, l’altro dice «Ci penserà qualcun altro.
Qualcun altro ci pensa… e il gioco finisce».

«Giochiamo a “Meno responsabilità, meglio si sta”.
Vince chi riesce ad allontanare più responsabilità da sé stesso».

Rita Pelusio (a sinistra) e Rossana Mola (a destra) in scena.
Ph Silvia Varrani

Entusiasmanti i momenti (più di uno) in cui persino i piccioni si uniscono al corteo delle bambine in sciopero, al grido: «Più sghei, meno scatulun!!!». Le piscinine diventano l’emblema dei diritti delle donne violati nella storia e della capacità di affrontare con coraggio sfide concrete nella vita e nel lavoro, ciò che costituisce un esempio importante anche per l’oggi.

Rossana Mola (a sinistra) e Rita Pelusio (a destra) in scena.
©Laila Pozzo

Incredibile e stupefacente la capacità scenica delle due attrici di immedesimarsi nella postura dei piccioni, nei movimenti rapidi e scattanti a destra-sinistra-alto-basso della testolina e degli occhi, nei saltelli, nel beccare i granelli di cibo… chissà quante prove ci sono volute per giungere a tale perfezionata bravura…

Rossana Mola (a sinistra) e Rita Pelusio (a destra) in scena.
©Laila Pozzo

E infatti anche questa è stata una delle tante domande del pubblico giovanile a Rossana Mola e Rita Pelusio, sul palco al termine dello spettacolo in dialogo con le classi, insieme al drammaturgo Domenico Ferrari.

Da sinistra: Domenico Ferrari, Rita Pelusio e Rossana Mola. Foto di Danila Baldo

La risposta, a tre voci, racconta che l’idea di narrare lo sciopero delle piscinine è nata addirittura due anni fa; poi ci sono stati tanti brainstorming (fra un’attività e l’altra della Compagnia) in cui si è condiviso a turno uno script iniziato, si è continuato a scrivere sempre meglio, si è letto e si è commentato… dopo tutto questo, se qualcosa non funzionava ancora, allora si provava a riscrivere… Attrici e drammaturgo dicono al pubblico di giovani che a volte si azzecca subito e altre volte si va avanti per tentativi… finché non si ha un copione che convince, che poi viene accantonato e dopo del tempo ripreso. Tutto — testo, movimenti scenici, suoni, luci, costumi… — prendono forma man mano e infine arrivano le tante prove sul palco con il regista e l’aiuto anche di tutte le altre manovalanze… Portano l’esempio degli abiti di scena: erano stati consegnati dei costumi di altissima sartoria, quindi era meraviglioso per loro… però poi con il testo non andavano bene, non era quello che avevano in mente e quindi sono stati completamente cambiati… tutti distrutti, fatti e rifatti, finché alla fine sono venuti fuori quelli che erano perfetti per la scena, però c’è voluto un mese di prove di diverso tipo…
Infine rivelano un segreto, rivolgendosi direttamente alle/ai giovani presenti: «Quando cominciate a creare qualcosa, qualsiasi cosa: uno spettacolo di teatro, una canzone, una poesia, un libro… voi cominciate, avete un’idea, ma non sapete, non potete sapere dove andate a finire, e questa è la cosa più difficile, che provoca talvolta anche dolore… A volte poi quando il lavoro creativo è di gruppo, ci si arrabbia anche… perché magari viene scelta un’idea e non un’altra… ma se siete capaci di accettare la difficoltà, voi arrivate dove non avreste mai pensato e quello che trovate è sicuramente meglio di quello che avevate pensato all’inizio. Ad esempio una parte molto difficile, ma anche la più interessante, è stato trovare il linguaggio più efficace, perché per scrivere un gioco potevamo pensarci anche due ore, perché bisognava dirlo con quella precisa parola: una parola in più o una parola in meno e quel gioco non funzionava! La scelta del linguaggio narrativo di questi due piccioni è la cosa che ci è costata molto ma che ci è anche piaciuta di più, quindi noi abbiamo scritto, tolto, messo, rifatto… è stato tutto un processo per cui poi solo quando finalmente va in scena e vediamo che viene colto bene, diciamo che allora sì che funziona, ma non ci si ferma mai e replica dopo replica, qualcosa può essere ancora modificato, con uno spirito creativo mai fermo…

La Compagnia al gran completo, al termine dello spettacolo, Lodi, Teatro alle Vigne, 18
©Giulia Bortolini_Lo Sguardo_Di_Giulia

Questo è l’insegnamento migliore che viene trasmesso: mai accontentarsi, mai cedere a una realtà che non soddisfa, nelle piccole cose come nei grandi avvenimenti, non avere paura di continuare a cercare il meglio, anche se costa fatica, e saper lottare per cambiare ciò che opprime e non libera, ciò che è consuetudine consolidata, ma è un’ingiustizia…

In copertina: Rossana Mola (a sinistra) e Rita Pelusio (a destra). ©Laila Pozzo

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.

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