Le diverse tipologie di economia di guerra di Russia e Ucraina

Il Giga (Gruppo di insegnanti di geografia autorganizzati) elabora studi approfonditi sull’economia di guerra, di cui la nostra rivista si è occupata in passato. Gli scopi di questo gruppo di docenti, che non hanno paura di confrontarsi con la realtà e che da tempo sostengono l’importanza della geografia contro la miopia del Ministero che ne ha ridotto le ore nelle scuole, si trovano in questo articolo del 2023.
Quest’ultimo approfondimento del professor Andrea Vento, il XXV capitolo dell’analisi sull’economia di guerra, è particolarmente interessante, perché affronta tematiche sulle quali i giornalisti e le giornaliste mainstream difficilmente si soffermano. Tutte le dispense sull’economia di guerra si possono consultare sul sito del Giga.
Come è ormai noto, l’escalation della guerra in Ucraina del 24 febbraio 2022 ha favorito l’accelerazione delle spese militari globali. A fine anno 2022 queste spese sono cresciute del 3,7% raggiungendo la cifra di 2.240 miliardi di dollari. L’Ucraina ha registrato il più elevato aumento annuale mai rilevato dal Sipri (Stockholm Institute for Peace Research Institute), ben il 640%, molto maggiore rispetto al +9,2% della Russia. L’incremento ucraino delle spese militari ne ha spinto al rialzo l’ammontare dell’anno 2022 sia per quanto riguarda l’intera macroregione Europa sia, soprattutto, la sua sub-regione Orientale; queste regioni riportano gli aumenti più elevati delle proprie categorie geografiche: +13% la prima e addirittura +58% la seconda, l’epicentro del conflitto.

Se si esaminano gli incrementi relativi al decennio precedente (2013-2022), nel periodo che va da prima dell’inizio del conflitto nel Donbas all’anno dell’escalation, si ricavano importanti indicazioni per quanto riguarda «il diverso grado di preparazione, in termini di riarmo, strutturazione di truppe e loro addestramento, che Ucraina e Russia hanno effettuato prima dell’avvio dell’operazione militare speciale della Federazione Russa nel 2022».
L’inizio dei combattimenti nel Donbass nel corso del 2014, che i media mainstream hanno colpevolmente ignorato, ha visto una grande politica di rafforzamento delle capacità militari dell’Ucraina sotto la guida della Nato, che, come ha dichiarato l’ex segretario Generale Stoltemberg, si era «posizionata in pianta stabile nel paese proprio dall’inizio del conflitto» (https://tg24.sky.it/mondo/2022/11/29/guerra-ucraina-stoltenberg-nato).
Pertanto l’incremento delle spese militari nel decennio 2013-2022 dell’Ucraina è risultato del 1.661% mentre quello della Russia del solo 15%, e l’incremento medio mondiale del +19%.
Tuttavia in valore assoluto gli incrementi annui sono stati molto più ravvicinati, accertati i 20,4 miliardi di dollari di Kiev e i 22,6 di Mosca che consentono alla prima di salire in 8° posizione, dalla 11° del 2022, con 64,4 miliardi di dollari di spesa. A questi, secondo il Sipri, andrebbero aggiunti gli almeno 35 miliardi di aiuti occidentali alla “terra di confine”. Il supporto militare estero è conteggiato dal Sipri fra le uscite del paese donatore e non del beneficiario; pertanto le spese totali ucraine nel 2024 sono in realtà ammontate a quasi 125 miliardi di dollari, portando così il Paese al quarto posto nella graduatoria mondiale, in scia della Russia. Le cifre riportate nel rapporto per i due Paesi in conflitto diretto costituiscono delle stime in quanto, se l’Ucraina ha beneficiato di ingenti finanziamenti esterni, non facili da quantificare, la Russia secondo l’Istituto di Stoccolma, ha reso «sempre più opaco il bilancio militare dall’inizio del 2022». Pertanto, per il Sipri «è probabile che anche la spesa militare effettiva della Russia nel 2024 sia superiore ai 149 miliardi di dollari stimati: il bilancio è stato ulteriormente modificato nell’ottobre 2024 per sostenere lo sforzo bellico, rendendo difficile stimare la spesa annua effettiva totale, e le forze armate hanno continuato a ricevere contributi aggiuntivi dai bilanci regionali e finanziamenti extra-bilancio da altre fonti durante l’anno». Inoltre, il «sostegno sociale, compresi i pagamenti al personale militare, ha rappresentato un’altra spesa importante per Mosca, raggiungendo i 9,4 miliardi di dollari a ottobre 2024, superando i 5,7 miliardi previsti nel bilancio iniziale».

La dinamica dei salari reali della Federazione Russa, aumentai del 9,7% nel 2024 e rallentati al 4,7% nei primi mesi del 2025 (valori calcolati al netto dell’inflazione), ha avuto un’accelerazione dovuta all’aumento della domanda di manodopera nel settore industriale e significativamente in quello degli armamenti, insieme alle gratificanti retribuzioni del personale militare impegnato sul fronte ucraino.
Secondo il Sipri, anche nel 2024, una parte significativa della spesa militare russa è stata destinata all’industria bellica per nuovi appalti per la produzione di sistemi d’arma.
Per confrontare le diverse tipologie di economia di guerra di Russia e Ucraina il prof. Andrea Vento ha preso in esame l’indicatore delle spese militari in percentuale del Pil. In Ucraina già nel 2022 questa voce di bilancio era arrivata ad assorbire circa 1/3 della ricchezza nazionale prodotta (34%), decuplicando la quota del 2021 (3,2%). Le stesse spese hanno avuto un impatto molto più ridotto sul Pil di Mosca: il 4,1% con un aumento contenuto del 10%, rispetto al 3,7% dell’anno precedente.
La stessa diversificazione si è presentata anche nel 2023 con l’Ucraina che ha aumentato al 37% la quota di ricchezza annua prodotta destinata alle spese militari e la Russia che, invece, è salita di nemmeno 2 punti percentuali attestandosi al 5,9%.
Nello stesso anno l’incidenza dell’esborso militare sul bilancio statale ha presentato la stessa differenza: Mosca al 16% e Kiev ben al 58%.

Nonostante il tentativo di soffocamento economico con le 12 tranche di sanzioni occidentali approvate a fine 2023 e il forte incremento delle spese militari passate da 65,9 miliardi di dollari del 2021 ai 109 miliardi del 2023, la Russia è stata in grado, dopo la recessione del 2022, di apportare significativi correttivi alle politiche monetarie e alla propria economia, nonché a riorganizzare la geografia dell’export (Economia di guerra oggi. Parte IV – 2023: l’economia di guerra parziale russa “tiene”, mentre l’Eurozona rallenta e la Germania scende in recessione). Secondo l’analisi dei Giga la Russia è così riuscita non solo a finanziare la spesa militare aggiuntiva con i propri fondi sovrani, ma anche a registrare un inaspettato tasso di crescita economica del +4,1%, nel 2023 e del +4,3% nel 2024, superando non solo gli Usa ma anche l’Eurozona, «rivelando la fallacità delle previsioni dei vertici politici dell’Ue nei primi mesi dell’escalation del conflitto in Ucraina, fra cui quello di Mario Draghi del 21 settembre 2022 all’Assemblea Generale Onu: “Le sanzioni che abbiamo imposto a Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia”».
L’Ucraina invece, avendo impegnato nella Difesa, nel biennio 2023-24, più della metà delle uscite di bilancio, ha dovuto coprire gli altri capitoli di spesa di natura socio-economica con prestiti e donazioni estere.
I finanziamenti esteri sono classificati dagli organismi internazionali in umanitari, finanziari e militari. Sono stati proprio questi ultimi ad assorbirne in Ucraina più della metà del totale nei primi 3 anni di conflitto, consentendo a Kiev di continuare, non senza palesi difficoltà, la guerra fino ad oggi, secondo una dinamica crescente.

Dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, gli Stati Uniti hanno cessato i finanziamenti all’Ucraina. Gli ultimi stanziamenti risalgono alla presidenza Biden. A fine febbraio del 2025 gli Stati Uniti avevano allocato 114,6 miliardi di dollari a favore di Kiev, la stessa cifra rilevata a fine ottobre, mentre i paesi europei nello stesso arco di tempo sono passati da 137,9 a 188,6 miliardi di dollari, «praticamente accollandosi l’onere della prosecuzione del conflitto e del mantenimento in vita dello Stato ucraino, altrimenti condannato al fallimento». Senza considerare il maxi finanziamento di 90 miliardi euro approvato dall’Unione Europea il 19 dicembre per il biennio 2026-27. Secondo Bruxelles senza questi fondi l’Ucraina avrebbe rischiato un deficit di 45-50 miliardi di euro nel 2026 e di dover ridurre la sua produzione militare.
Come è noto l’Ue nella persona dei cosiddetti “volonterosi” continua a sostenere l’Ucraina, supportando la linea della “pace giusta” e puntando a un logoramento di Putin, con una politica divergente rispetto a quella della Casa Bianca di Trump, a cui andrebbe benissimo una “pace sporca”, espressione coniata dal Direttore di Limes Lucio Caracciolo, che ha dato il titolo anche al volume n.7/2025 della rivista, recensito qui.

Secondo Andrea Vento, «il Cancelliere Merz in particolare sembra anche del tutto incurante della profonda crisi economica e industriale che da quasi 3 anni attanaglia il suo Paese a causa della rinuncia alle convenienti forniture del gas di Mosca e del mercato russo a seguito delle sanzioni e del Piano RePowerEu. La Germania è così scesa in recessione nel biennio 2023-24, del -0,9% e -0,5% a causa principalmente della grave contrazione della produzione industriale, il cui valore ad agosto 2025 risultava ancora inferiore di circa 15% rispetto al livello prepandemico», una sorta di effetto boomerang delle sanzioni e del piano RePowerEu sulla produzione industriale tedesca, per 26 volte negativa su base tendenziale.
I Paesi coinvolti direttamente nel conflitto hanno dunque adottato, secondo Andrea Vento, due distinti tipologie di economia di guerra: mentre l’Ucraina ha optato per un modello integrale, la Russia si è orientata verso uno parziale.
La Federazione Russa è riuscita a far fronte allo sforzo bellico e alle pesanti sanzioni occidentali in modo autonomo, attingendo alle proprie riserve per finanziare l’aumento del deficit pubblico e modificando parzialmente la propria struttura economica verso le produzioni di armamenti; inoltre ha dovuto ridisegnare la geografia delle relazioni internazionali ed economico-finanziarie. L’economia russa ha però anche dovuto affrontare una forte inflazione e delle criticità sul tasso di sconto che stanno causando nel medio periodo un rallentamento dell’economia.
L’Ucraina, come emerge dall’analisi dei dati, si trova dal 2022 in uno stato di default sostanziale ed è tenuta in piedi solo grazie agli ingenti finanziamenti esteri occidentali e alla collaborazione della Nato.
Come scrive Andrea Vento, «potrebbe risultare utile interpretare gli sviluppi del conflitto anche attraverso le evidenze emerse da questa analisi».

P.S. Leggendo questi dati mi chiedo dove andranno a finire tutte le armi che i Paesi occidentali hanno inviato all’Ucraina. Un problema dagli effetti potenzialmente dirompenti su cui pochi giornalisti e giornaliste dalla schiena dritta osano scrivere, mentre giovani ucraini e russi e vittime civili continuano a morire.

Sul sito dei Giga è possibile consultare i numerosi grafici contenuti nell’approfondimento del prof. Andrea Vento.

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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