Il tempo della Cina. Il n.12 di Limes. Parte seconda

Di cooperazione «schiena contro schiena» di Cina e Russia, digipolarismo, economia vocazionale, ottundimento cinese delle menti giovanili con TikTok e tanto altro (nel video Mappa mundi dedicato a questo numero anche di 12 stazioni di polizia cinese in Italia) tratta la seconda parte dell’ultimo volume di Limes, La Cina tra America e Russia, che contiene numerosi contributi di analisti cinesi, due dei quali, Dong Yifan e Cui Puge, docenti universitari, aprono la serie degli articoli con La nuova missione cinese. Sfidare l’Occidente e sedurre il resto del mondo. Leggendo il saggio dei due studiosi non si può fare a meno di avvertire la miopia dell’Occidente e al suo interno dell’Ue nel leggere i cambiamenti che da tempo stanno avvenendo nel mondo. Quello che propone la Cina avrebbe potuto formare l’agenda della cosiddetta Europa molto prima di quanto abbia fatto il Partito Comunista cinese; ciò sarebbe stato perfettamente in linea con i principi proclamati nella Carta dei diritti fondamentali e nei Trattati. Oggi Pechino vuole diventare il nuovo perno dell’architettura internazionale, tenendo conto anche di quella parte del pianeta che ha la maggiore popolazione, il Sud Globale. L’articolo illustra la Global Governance Initiative, presentata da Xi Jinping al summit Sco svoltosi tra agosto e settembre 2025 a Tianjin. «Il suo obiettivo ricordano i due studiosi — è promuovere una gestione più giusta, equa ed efficace degli affari internazionali, incoraggiando tutti i paesi a svolgere un ruolo attivo: una linea d’azione di notevole rilevanza, specialmente nell’odierno contesto geopolitico sempre più turbolento». La Cina si oppone all’unilateralismo e si spende per un ordine internazionale multilaterale, in cui si persegua la pace e la ricerca di un ordine internazionale più giusto. Un caposaldo della Global Governance Initiative, che inizia da lontano, dagli anni 90, è rappresentato dalla filosofia politica e dall’etica confuciana. «Ren» in cinese si traduce sia con «umanità» sia con «benevolenza». «Nel pensiero confuciano antico tale concetto è stato collegato al sentimento di compassione universale: una preoccupazione innata per la sofferenza altrui, che va ben oltre la cerchia ristretta di familiari e conoscenti. Questo orientamento etico riflette l’idea tradizionale secondo cui “quando la Grande Via prevale, il mondo appartiene a tutti”. Nella visione cinese l’ordine politico si fonda sull’inclusività, sulla responsabilità collettiva e sulla legittimità morale. Non sul dominio di una singola potenza». La seduzione cinese è molto forte soprattutto in Africa, verso cui sta Xi sta lanciando un esteso programma di formazione offrendo come modello proprio la Repubblica popolare, con la Tanzania come perno di questo vasto progetto. Ne scrive Giulio Albanese in Come convertire gli africani al modello politico cinese.

L’africa gialla Carta di Laura Canali

Estremamente interessante l’approfondimento di De Ruvo Il processo Tik Tok, «fentanyl digitale» della generazione Z, app cinese contro cui nulla ha fino a ora potuto la giustizia statunitense. Scrive il collaboratore di Limes: «Gli Stati Uniti d’America si sono accorti troppo tardi di cosa fosse TikTok. Convinti ingenuamente che la minaccia portata dall’applicazione cinese riguardasse il controllo dei dati degli utenti, gli americani hanno passato anni a guardare il dito e non la Luna. Perché ciò che rende TikTok una minaccia per la sicurezza nazionale statunitense è la sua capacità di agire sulle faglie che dividono l’America, promuovendo — grazie al suo algoritmo, migliore di quello delle piattaforme a stelle e strisce — contenuti divisivi o comunque capaci di approfondire l’autunno dell’American way of life sotto il profilo culturale, antropologico e politico. Obiettivo: trascinare i giovani americani fuori dalla storia e dalla realtà, mettendo al contempo in dubbio la leadership americana nelle nuove tecnologie digitali e in particolare nel mondo dei social — fino a ieri terra vergine del soft power statunitense. Dati questi obiettivi, nulla si può dire se non che la Cina abbia vinto». De Ruvo prosegue argomentando la sua affermazione e riportandone il presupposto: «Buona parte dei 170 milioni di utenti americani di TikTok sono figli della deindustrializzazione e dell’economia della conoscenza. La cosiddetta generazione Z, per non parlare dei ragazzi nati dopo il Duemila, è stata allevata a latte e “tu non dovrai mai lavorare”. Ovvero col sogno di poter essere ciò che si vuole, monetizzando grazie alla propria persona e non col sudore della fronte. Svolta autistica, postmoderna e parossistica dell’American Dream, in virtù della quale il riconoscimento non sgorga dall’effettivo successo economico ma da quello digitale, in un contesto in cui la possibilità di riuscita materiale è peraltro sempre meno a portata di mano.
Neoliberismo pienamente realizzato, che Raffaele Alberto Ventura ha acutamente raccolto sotto la nozione di «economia vocazionale». Il cui soggetto storico — novello proletariato — è la «classe disagiata». Ovvero giovani ragazzi che, impossibilitati a realizzarsi lavorativamente per ragioni strutturali, vedono nelle forme digitali di riconoscimento e di autorealizzazione l’unica strada per dare un senso alla loro vita. Per realizzare «la loro vocazione», quella di essere semplicemente se stessi e in questo modo di avere successo coi loro video virali. Tutto questo alimenta un traffico che fa solo prosperare l’economia delle piattaforme, i giostrai di questo circo infernale, (Ventura, La conquista dell’infelicità, Torino 2025, Einaudi) mentre gli e le utenti che pagano per essere content creator non arrivano a fine mese ma non possono fare a meno di TikTok. E questo va benissimo al Partito Comunista Cinese.

Sofferenza e rilancio del sogno americano. Carta di Laura Canali 2024

Capire il punto di vista degli altri, soprattutto di chi abbiamo considerato nemico per molto tempo è fondamentale in un mondo interconnesso. Per questo Pechino è con Mosca contro il revisionismo occidentale di Hou Aijun, è un saggio che andrebbe letto nelle scuole, per affiancarlo alla visione eurocentrica e atlantista della storia e contribuire a una conoscenza plurale, evitando la formazione di pregiudizi e luoghi comuni tanto diffusi nell’era dei social. L’esperto di Russia e Asia Centrale dell’Istituto dell’Accademia cinese per le Scienze sociali ricorda il modello di cooperazione «schiena contro schiena» tra Cina e Russia, quasi mai citato dai nostri media. «Nel 2025 — scrive Ajiun — l’evento simbolico più significativo nelle relazioni sino-russe è stato il reciproco sostegno alle rispettive interpretazioni storiche della seconda guerra mondiale. Il 9 maggio il presidente cinese Xi Jinping ha partecipato alle celebrazioni russe per il Giorno della vittoria nella Grande guerra patriottica, mentre il 3 settembre il leader russo Vladimir Putin ha presenziato alla parata cinese per celebrare la vittoria nella guerra di resistenza contro il Giappone». E così continua: «oggi molti paesi condannano la Russia per le sue responsabilità nel conflitto militare in Ucraina. La Cina, al contrario, riconosce il grande contributo dell’Unione Sovietica alla sconfitta degli Stati fascisti, fornendo a Mosca un prezioso sostegno simbolico. Allo stesso modo, politici e studiosi russi hanno accolto la visione storica cinese secondo cui la guerra antifascista ebbe inizio nel 1931 (con l’incidente di Mukden e l’invasione giapponese della Manciuria, n.d.t.). Il 30 agosto 2025, in un’intervista a Xinhua, il presidente Putin ha espresso un forte apprezzamento per il contributo della Cina alla resistenza contro il Giappone e per il supporto fornito all’Urss: “La Russia non dimenticherà mai che proprio l’eroica resistenza cinese fu uno dei fattori decisivi che impedirono al Giappone di attaccare l’Unione Sovietica tra 1941 e 1942, pugnalando il nostro paese alle spalle”. Visione condivisa anche da molti storici russi, i quali ritengono che il ruolo della Cina fu cruciale nel determinare la vittoria sul fascismo». La Russia, insomma, soprattutto dopo la guerra dei 27 o più a 1 in Ucraina è sempre più a rimorchio della Cina, di cui non può fare a meno.

La sfera di influenza cinese – Carta di Laura Canali 2025

La visione americana sulla Cina emerge molto bene dall’intervista con la professoressa associata alla Stanford University e riservista dell’aeronautica degli Usa Oriana Skylar Mastroche così si conclude: «Temo più che un altro anno trascorra senza passi avanti nella competitività dell’economia americana mentre la Cina continua ad accumulare progressi, lenta ma costante. E a prepararsi per un trasferimento di potenza come quello fra Gran Bretagna e Stati Uniti. Un giorno gli inglesi si svegliarono e capirono che gli americani li stavano superando. Troppo tardi. E a differenza di inglesi e americani di allora, non c’è un nemico comune, una Germania, per addolcire il trapasso». (Con questa avvertenza finale: «le opinioni qui espresse non riflettono necessariamente quelle del dipartimento della Guerra e dell’Aeronautica degli Stati Uniti»). Le lotte di potere negli Usa avvantaggiano la Cina di Seth Cropsey è una lettura fondamentale per conoscere le diverse visioni di due uomini della squadra trumpiana, Vance e Rubio.

La via della seta centroasiatica


Mauro De Bonis che ben conosce la Federazione Russa si sofferma su Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan, «Irrinunciabile Eldorado di risorse naturali», teatro di una accesa competizione tra i pesi massimi globali, e banco di prova per la tenuta della tanto sbandierata amicizia «senza limiti» tra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese. Con una popolazione di 80 milioni di abitanti glistan fanno gola anche agli Usa ma vedono la lenta e inesorabile penetrazione cinese.
La terza parte, intitolata Le Asie in rotta per Taiwan e Coree comprende articoli che riguardano Taiwan, Giappone, le due Coree e le Filippine, con interventi utili a capire un po’ di più di questo mondo di cui sappiamo poco dai media mainstream.
Le traduzioni degli articoli sono spesso a firma femminile, ma non compaiono nell’indice finale degli autori. Speriamo che una rivista tanto libera, al punto da subire accuse ingiuste solo perché, nello spirito della nostra Costituzione, dà spazio a tutte le voci, in futuro possa scrivere un indice declinato al maschile e al femminile, che comprenda anche le persone che esercitano un ruolo fondamentale: quello del traduttore e della traduttrice.

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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