La necessaria premessa di ordine generale al progetto di seguito presentato è la consapevolezza che i numerosi squilibri di genere e i relativi modelli/atteggiamenti sessisti e stereotipati tra i generi che la società contemporanea ci propone hanno bisogno di interventi di contrasto mirati e ricorsivi nel tempo, soprattutto in ambito formativo. Le iniziative in tal senso intendono sollecitare e favorire una cultura rispettosa dei diritti della persona e delle identità, una cultura che intenda contrastare stereotipi e atteggiamenti di prevaricazione che spesso costituiscono l’humus favorevole ad azioni di violenza contro il genere femminile.
In particolare il percorso di seguito illustrato si rivolge in modo intenzionale a quegli indirizzi di studio della scuola secondaria di secondo grado a indirizzo psicopedagogico, che forma con buona probabilità futuri formatori/formatrici. Nella misura in cui tali soggetti riusciranno a essere consapevoli del loro ruolo e della possibilità di agire in coerenza con i principi di cui sopra, sarà possibile favorire atteggiamenti positivi, cambiare modelli di comportamento già dalla più tenera età.
Tale strategia d’intervento risponde a tre ordini di considerazioni:
- la consapevolezza di una maggiore efficacia dell’intervento su coloro che si stanno formando verso le professioni educative e stanno acquisendo metodi e contenuti per espletarla al meglio — e dunque ci riferiamo a studenti degli indirizzi psicopedagogici;
- la possibilità di coinvolgere parallelamente ove possibile, alcune classi di scuola primaria, della fascia d’età 8-11 anni, considerate da un punto di vista pedagogico come periodi ottimali per acquisire e interiorizzare modelli di comportamento equilibrati e non discriminatori, né stereotipati all’interno delle relazioni tra i generi;
- la consapevolezza di una indispensabile messa in pratica operativa di quanto appreso, tramite la produzione di materiale ad hoc.
L’illustrazione del progetto di cui sopra è una fedele ricostruzione di un percorso educativo realmente effettuato in diversi anni scolastici (dal 2020 al 2025) all’interno di alcuni Licei delle Scienze umane della Provincia di Lucca. Pensando a un modello replicabile sembra opportuno suggerire il coinvolgimento delle classi iniziali del triennio, che obbligatoriamente devono conseguire un monte ore definito dalla normativa ministeriale in materia di attività Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e di orientamento). In particolare si è preferito lavorare con tre o quattro piccoli gruppi di lavoro, appartenenti anche a classi diverse purché si trattasse delle terze classi del triennio conclusivo. Questo perché il progetto di solito tende a prolungarsi in anni successivi, proprio per la natura stessa degli obiettivi complessi che esso contempla: realizzare storie libere da stereotipi di genere proponendole, tramite incontri programmati, a classi della scuola primaria che intervengono attivamente nella produzione delle storie.
I soggetti coinvolti in queste esperienze sono stati: un’esperta formatrice su pratiche educative di genere, alcune classi di scuole superiori a indirizzo psicopedagogico, alcune classi di scuole primarie.
La condizione ottimale per una buona realizzazione del progetto auspicherebbe la possibilità di instaurare un contatto preliminare tra i due ordini di scuola coinvolti, individuando gruppi classe degli istituti superiori e gruppi classe della scuola primaria, preferibilmente quarta o quinta classe. Di seguito, per esigenze di chiarezza, si propone una esemplificazione dei soggetti coinvolti, chiarendo l’articolazione e i tempi previsti.
Ci si è resi conto che è possibile lavorare con sei gruppi classe appartenenti a terze e quarte del Liceo delle Scienze umane, e quattro gruppi classe di Scuola primaria. Per quanto riguarda i tempi, si è lavorato dal mese di gennaio al mese di maggio per un totale di sei incontri di due ore ciascuno in presenza e on line, con studenti del Liceo e di seguito due incontri di due ore ciascuno in presenza, tra studenti liceali e bambine e bambini di scuola primaria.
La metodologia utilizzata riguardo alla parte operativa, che ha seguito come scansione temporale la formazione iniziale, ha utilizzato i seguenti modelli educativi:
- il Cooperative learning, una metodologia in cui le e gli studenti imparano insieme lavorando in piccoli gruppi strutturati, ciascuno con un proprio ruolo; c’è interdipendenza positiva — il successo di uno dipende dagli altri — e responsabilità individuale, anche se tutte e tutti sono chiamati a contribuire. Le sue radici teoriche si intrecciano con il pensiero di Lev Vygotskij, secondo cui l’apprendimento si sviluppa attraverso la mediazione sociale e si realizza nella zona di sviluppo prossimale, lo spazio potenziale in cui l’allieva/o apprende grazie all’interazione con compagne e compagni più competenti.
- Altro modello educativo utilizzato è la Peer education o educazione tra pari. Essa comporta un radicale cambio di prospettiva nel processo di apprendimento, ponendo le e gli studenti al centro del sistema educativo. Il focus è sul gruppo di pari, che costituisce una sorta di laboratorio sociale, in cui sviluppare dinamiche, sperimentare attività, progettare, condividere, migliorando l’autostima e le abilità relazionali e comunicative. Essa si basa su un processo di trasmissione di esperienze e conoscenze tra i membri di un gruppo di pari, all’interno di un piano che prevede obiettivi, tempi, modi, ruoli. Il modello d’intervento di base prevede modalità in presenza e a distanza, eventualmente modificabile e dunque flessibile in itinere.
Le attività prevedono un modulo centrale d’intervento di 24 ore complessive, rivolto a studenti dei licei psicopedagogici così articolate: 6 incontri presenza/distanza di due ore ciascuno, comprensivo di un lavoro domestico di ragazzi e ragazze di altrettante due ore. Riguardo alla scansione temporale il percorso formativo potrebbe avere inizio nei primi mesi dell’anno scolastico e continuare a scansione settimanale sino a esaurimento, salvo altra scansione da condividere con la Dirigenza.
I principali contenuti delle attività formative sono state la percezione di squilibri e discriminazioni nel vissuto personale dei ragazzi e delle ragazze, il sessismo nel linguaggio verbale e nei libri di testo, le diverse forme di squilibrio tra i generi nella società contemporanea, il significato del concetto di gender, i riferimenti normativi sull’educazione di genere, gli evidenti squilibri di genere in molti albi illustrati e nei libri di testo della scuola elementare.
L’attività di alunne e alunni è partita da una riflessione guidata e ragionata sui vari aspetti della tematica, ponendosi come obiettivo la costruzione di un prodotto testuale adeguato, nel linguaggio e nell’articolazione, da proporre a gruppi classe della scuola primaria, anche allo scopo di coinvolgerli nella comprensione del significato del testo, ma anche attraverso una loro partecipazione concreta alla realizzazione dello stesso, lavorando alla creazione di illustrazioni di accompagnamento alle sequenze del testo.
Una particolare attenzione andrà posta alla costruzione di una storia libera da stereotipi di genere. Quest’ultimo aspetto necessita di una cura particolare, prevedendo la successione dei seguenti passaggi: presentazione di modelli di albi illustrati liberi da stereotipi di genere; informazioni circa le case editrici attente alla dimensione del genere; esemplificazione su alcuni modelli di albo e riflessione sul loro significato; ricerca e individuazione di un significato preciso da affidare alla storia, ad es. decostruire, smontare uno stereotipo, evidenziare uno squilibrio ingiustificato, ecc.; chiarimento di alcuni elementi fondamentali di narratologia, anche attraverso l’analisi della struttura di un testo narrativo; attenzione all’uso del linguaggio utilizzato, all’uso dei dialoghi, del punto di vista, e voce narrante, lunghezza ammessa, divisione in sequenze di vario tipo, revisione linguistica del testo, individuazione e condivisione di possibili illustrazioni a corredo di ciascuna sequenza narrativa.
Per quanto riguarda invece la fase di contatto e successivamente di rapporto diretto con alcune classi di scuola primaria, nelle esperienze realizzate gli/le studenti del Liceo hanno: introdotto e spiegato a bambine/i il significato del loro intervento; letto la storia prodotta, soffermandosi sui passaggi fondamentali di essa e i dettagli delle illustrazioni richieste; chieste impressioni e commenti circa che cosa aveva suscitato interesse.
Di contro, bambini e bambine della scuola primaria hanno: esplicitato il loro parere sulla storia, identificato i personaggi a cui si sono sentiti più vicini e il motivo della scelta, espresso le loro esperienze di vita reale che potevano collegarsi per somiglianza alle vicende della storia.
Per quanto riguarda il materiale necessario messo a disposizione dei ragazzi e delle ragazze, sono stati utilizzati alcuni testi narrativi che hanno svolto il ruolo importante di modelli da cui prendere spunto, oltre alla messa a disposizione di bibliografie ragionate sulla tematica. Le storie prodotte dai gruppi di studenti sono state tutte corredate da illustrazioni realizzate dalle classi della scuola primaria. Ne sono nati prodotti cartacei, ma anche video sonori di grande suggestione.
In conclusione si intende ribadire la possibilità di replicare esperienze didattiche di questo tipo che possono diventare buone pratiche didattiche, anche per la possibilità di poter coinvolgere diversi target di età, accomunate da uno stesso obiettivo: diffondere e rafforzare una cultura della parità sin dalla più tenera età.
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Articolo di Maria Grazia Anatra

Docente in pensione si occupa da anni di politiche di genere. Presidente dell’Associazione Woman to be, ha ideato iniziative differenziate di sostegno all’imprenditoria femminile, alla formazione e all’orientamento di genere. Da anni si occupa di Letteratura per ragazzi e dal 2012 ha dato vita al Premio di Letteratura per l’infanzia Narrare la parità https://narrarelaparitasite.wordpress.com/ oltre a scrivere testi narrativi per bambini/e.
