È arrivata di notte, con il primo freddo autunnale. Citando Mario Rigoni Stern, il cantore dell’Altopiano, l’Alpino del Sergente nella neve nei suoi racconti la definisce in cimbro la Kuasneea (neve delle vacche) che imbianca i pascoli in alta quota. È una neve effimera, che annuncia il cambio di stagione e con i primi raggi del sole sparirà.
Non potevo mancare all’appuntamento. È come se la neve mi chiamasse.
La prima neve di settembre è scesa dopo un’estate che ha registrato in alta quota dei picchi di calore mai misurati in passato, con alcuni giorni di luglio dove lo zero termico si è posizionato fisso al di sopra dei 5 mila metri di altitudine. Pazzesco! Un ulteriore e chiaro segnale che il riscaldamento climatico esiste: basta osservare i segnali che ci sta da anni lanciando proprio la Montagna, con il costante, continuo e troppo veloce arretramento dei ghiacciai.
Così di buon mattino parto da Estoul, in Val d’Ayas, per salire alla Conca di Palasinaz coni suoi numerosi laghi che si sviluppano fra i 2500 e i 2600 metri di quota.
Il panorama che si presenta ai miei occhi è subito suggestivo, con i larici e gli abeti che variano di tonalità, dal verde ancora intenso al bianco della neve.

In assoluta solitudine, incontro sul cammino solo una mandria di una ventina di manzi che, preannunciati dal suono dei campanacci, in autonomia scendono nella neve fresca dal colle Bringuez, metri 2660, senza essere guidati dal berger, il pastore e dai cani. Ecco che ritorna la Kuasneea, la neve delle vacche.

Davanti, a tracciare la via, un bell’esemplare di manzo che, a memoria, percorre il sentiero che d’estate è segnato con i bolli gialli che ora sono nascosti dalla neve. Cedendo rispettosamente la strada proseguo salendo sulle loro tracce fino al colle Bringuez che offre un colpo d’occhio magnifico sull’omonimo lago più in basso, un vero gioiello incastonato fra le montagne.

Dopo una breve sosta per ammirare la vista sui laghi di Palasinaz, riparto affrontando il traverso, sempre sulle tracce della mandria, che mi porta al Lago Lungo, altro tesoro della Conca di Palasinaz.


La discesa verso il Lago Pocia e poi quello della Battaglia è tutta in una spanna di neve fresca. Lo sguardo va in alto, alla cresta innevata del Corno Bussolaz, metri 3023. Quante volte in questi anni ho percorso il magnifico anello e la facile cresta che regala dei grandi panorami su buona parte dell’arco alpino della Valle d’Aosta.

Scendo fra i fischi di una marmotta che tra poco andrà a dormire con il lungo sonno del letargo.
Al primo lago incontro di nuovo i manzi che sono scesi per trovare le zone dove ancora c’è un po’ di erba per il pascolo. Più in basso, giù nella prateria, vedo una grande mandria di vacche da latte, tutte di pura razza valdostana e vitelli, sorvegliati da due berger. Scambio quattro chiacchiere con uno di loro, raccontando dell’incontro con i manzi e la mia meraviglia nel vedere come scendevano sicuri, quasi sapessero la strada a memoria. Il pastore, con poche parole mi risponde: «Sanno bene dove andare».
Un insegnamento che, soprattutto per chi va in montagna, dovrebbe essere sempre tenuto presente.

È ormai pomeriggio. Il sole, sbucato a tratti fra le nuvole, ha quasi sciolto tutta la neve. Ne rimane solo sulle punte più alte e nei versanti in ombra.
La montagna riprende i suoi colori di inizio autunno e nel bosco la fanno da padrone i funghi, in particolare le buonissime mazze di tamburo, commestibile e ottime impanate. Le lascio nel loro habitat perché sono troppo belle.


Ora non resta che aspettare, sempre citando Mario Rigoni Stern, la Brüskalan, la prima vera neve dell’inverno e poi la Sneea abbondante e leggera, che trasformerà il bosco in un ambiente magico e fiabesco.
In copertina: Verso Punta Valfredda.
Glossario dal libro di Merio Rigoni Stern Sentieri sotto la neve di Mario Rigoni Stern, Einaudi, 1998in particolare all’interno del capitolo intitolato Nevi:
Brüskalan: la prima vera neve dell’inverno, che copre l’erba dei pascoli e le strade;
Kuasnnea: la neve delle vacche;
Sneea: neve leggera e abbondante, ideale per sciare e slittare;
Haapar: la neve di fine stagione, che il sole scioglie in primavera, lasciando emergere il terreno bruno;
Haarnust: la neve vecchia di primavera, ghiacciata di notte e morbida di giorno;
Swalbalasneea: la «neve delle rondini», che arriva puntuale;
Kuksneea: la neve del cuculo, che cade in aprile quando il bosco si risveglia;
Bàchtalasneea: la neve che arriva quando i prati sono già colorati dai fiori (bàchtala).
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Articolo di Marco Peccenati

Montanaro di pianura, socio del Cai di Melegnano, con un passato da alpinista, ha alternato la passione per le lunghe distanze, a piedi, in bicicletta e sugli sci di fondo a quella per la montagna “non addomesticata”. Frequenta assiduamente le valli valdostane, che ama percorrere in tutte le stagioni. Come il pastore di stambecchi Louis Oreiller «dove l’orizzonte è piano non sa stare».
