Lucia e Maddalena Santorufo. Le origini di una storia imprenditoriale

Ci sono delle storie che godono di una certa risonanza; sono quelle tramandate dal passato senza interruzioni, quelle di cui non si è mai perso traccia. Sono le storie pubbliche, quelle che rendono i loro protagonisti — buoni o cattivi che siano — meritevoli di commemorazioni, destinatari di piazze, edifici, monumenti a loro dedicati. Sono le storie degli uomini. 
E poi ci sono le storie di cui è difficile ricostruire una cronologia, quelle che rischi di perdere non appena la discendenza viene interrotta, quando non si ha più un/una uditrice che possa ascoltarle e tramandarle. Sono le storie private, familiari; quelle delle donne.  
Con un’attenta ricerca, o grazie al lauto destino che ti fa incontrare chi ha avuto l’onore di sentirle narrare, ogni tanto riesci a scovarle; ma, quasi sempre, si tratta di frammenti, semplici indizi a conferma che qualcosa che le rende speciali c’è stato, è accaduto e poi sta a te trovare il bandolo della matassa, riuscendo a farle uscire dal chiuso di quattro mura per renderle note. Che fare? Ti guardi intorno, ogni tanto voltandoti a guardare dietro le tue spalle, ed eccole lì: le orme di un cammino metodologico già tracciato che deve farti orientare nel caos — o, meglio, nel vuoto. Il principio è: partire dal presente e andare a ritroso. 
Così ho fatto quando da un piccolo frammento ho intuito che la vita di Lucia e Maddalena Santorufo era una storia che meritava di essere raccontata.  

Nina Leuca, il brand ispirato all’artigianato e alle tradizioni tessili salentine, è da dove sono partita. Fondato nel 2015 da Benedetta Rossi, il marchio deve il suo nome alla creatrice stessa — conosciuta appunto come “Nina” — e al luogo in cui tutto ha origine: Santa Maria di Leuca, la “terra dei due mari”, lì dove «l’ultimo lembo di terra del tacco d’Italia tocca il mare […] e lo Ionio e l’Adriatico si incontrano». 
Figlia d’arte di una nota famiglia della sartoria pugliese, Benedetta scopre la sua vocazione solo dopo la laurea in Giurisprudenza, quando si fa regalare una taglia e cuci e una macchina da cucire. Inizia così un percorso professionale che proseguirà con uno stage presso la St Martin School di Londra e il London College of Fashion e con un percorso formativo presso Vivienne Westwood e Michelle Lowe Horder. Poi il richiamo alla terra natia e alle tradizioni della sua famiglia: “Nina” torna a Lecce e, durante l’estate, all’interno dell’Hotel del padre sito a Santa Maria di Leuca, decide di iniziare a produrre i suoi primi capi. L’idea è quella di riprendere i vecchi tessuti realizzati con i telai manuali e di rivisitarli in chiave moderna, combinando tessuti eco-friendly come il lino e la canapa con ricami a mano e inserti lavorati a telaio che riprendono i motivi floreali o geometrici legati alla cultura e al territorio salentino. 

Così la sua passione per la moda si concretizza in una visione estetica profondamente segnata dalla sua terra e dalla cultura tessile della sua famiglia, di cui rammenta, in particolare, le gesta e l’esempio di sua madre e delle sue antenate. Questa genealogia femminile — che potenzialmente potrà essere proseguita dalle sue due bambine — è il ricordo vivo che informa la sua arte e i capi e complementi d’arredo che da essa hanno origine. 
La cognizione della storia delle donne che l’hanno preceduta vive in lei vitale ed energica e si traduce nella riconoscenza pura che la designer esprime nei loro confronti, a partire dalla trisavola paterna Maddalena Santorufo. Tutto ha inizio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento quando Maddalena e sua sorella Lucia decidono di aprire un laboratorio di sartoria a Lecce che, nel giro di poco tempo, riesce ad imporsi come punto di riferimento per tutte le dame del Sud Italia grazie all’esclusività dei tessuti e alla perfezione del taglio su misura, diventando noto anche per il variegato assortimento di cappelli per signora. L’interesse dimostrato dalla clientela e la crescita esponenziale della domanda trovano risposta nell’organizzazione di sfilate e nella vendita a domicilio. Il successo ottenuto, le porta ad allargare ulteriormente la loro attività anche al di fuori del territorio pugliese: nei primi anni Venti del Novecento partecipano a numerose esposizioni nazionali e internazionali. Durante i concorsi a cui partecipano a Londra e Parigi ad affiancarle c’è anche Lucia Murra in Rossi, la figlia di Maddalena e bisnonna di Nina; colei che continuerà il progetto imprenditoriale sviluppandolo con nuovi macchinari e più sofisticate tecniche di lavorazione ed estendendolo alla modisteria.  

Questa storia di donne, di cui Benedetta è attualmente l’ultimo capitolo, è riuscita a perdurare nel tempo anche grazie al contributo di alcuni uomini: i figli delle suddette artigiane della moda. Negli anni Cinquanta, Lucia, Mario, Michele e Carlo aprono il negozio Fratelli Rossi in via Templari — dove si trova tutt’ora —, ampliando l’offerta anche al settore maschile. A loro succederà, negli anni Ottanta, la terza generazione, ovvero quella composta dai figli dei fratelli maschi. 

Collega nello stesso settore professionale del marito, la mamma di “Nina”, Giovanna Rollo, nuora del nonno Michele, creerà nel 2005 il suo atelier personale “Gomitolado tricot”, l’ambiente in cui sua figlia comincia a muovere i primi passi nella moda, creando e confezionando i suoi accessori.  

Con Benedetta, ovvero grazie al lavoro realizzato dalla sesta generazione di artigianato familiare, il progetto imprenditoriale avviato da Lucia e Maddalena Santorufo si è garantito nuova linfa vitale, ampliandosi e diversificandosi in ulteriori attività professionali, tutte caratterizzate dallo stesso comune denominatore: l’arte della tessitura. Al processo artistico confluito nelle varie collezioni di Nina Leuca — tra cui One of Kind, il progetto volto alla realizzazione di una collezione in edizione limitata per ogni stagione attraverso il riutilizzo dei tessuti avanzati da quelle precedenti —, ivi incluse quelle dedicate all’homewear (elementi di arredo, tovaglie, tessili e ceramiche), si affianca oggi anche il progetto “Le case di Nina”. Si tratta di cinque abitazioni tipiche salentine — situate a Gagliano del Capo, Andrano, Ceglie Messapica, Lequile e Lecce — restaurate e ridisegnate in stile Nina Leuca, impiegate come alloggi per chi sceglie di passare le sue vacanze nella tranquillità e all’insegna del benessere. 

È così che questa storia può proseguire nel tempo, sfuggendo all’obbligo patito da altre di dover mettere la parola “fine”. Con i piedi ben saldi nel passato, le nuove generazioni proseguono il progetto iniziato dalle sorelle Santorufo, rinnovandolo costantemente con il loro sguardo proiettato sulla contemporaneità e sul futuro.  
Ed ecco che quel frammento, da segno incomprensibili quale era — seppur colto sin da subito come sintomo di raffinatezza — mostra esplicitamente il suo valore e il suo significato e si manifesta chiaro come indizio e file rouge di una storia straordinaria che fa della maestria di un’attività tradizionalmente femminile mestiere anche per gli uomini della famiglia, di madre — e non solo e sempre di padre — in figlio/a e della loro eccellenza esempio di un’imprenditoria femminile che esiste e resiste al tempo, anche se silenziosa o silenziata.  

Per saperne di più

  1. ChicChissima, “In the Spotlight. Nina Leuca: tradizione e originalità Made in Salento”, ChicChissima, Fashion, Scouting, Storie, 27 aprile 2021.
  1. https://www.fratellirossishop.it/content/6-storia?srsltid=AfmBOop9OMB-9yQarJlr9Iux-6NXH8hXSH3Sg4_SBoIlgliFGjZpVWXL 
  1. Annaida Mari, “A tu per tu con Benedetta Rossi Nina Leuca: una storia di passione e talento Made in Salento”, Meer, 30 giugno 2022.
  1. Mariela de Salvatore, «“Patrimonio e Tradizione”: Fratelli Rossi, cent’anni di storia nel cuore della città», Puglia Review, 7 novembre 2022.
  1. Fabiana Pacella, “Dall’Europa al Salento: gli abiti di Benedetta conquistano il cuore di Lecce”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 marzo 2023.
  1. Barbara Bertolini, Donne di Puglia. Dalla rivoluzione napoletana all’emancipazione femminile, Milella, 2023. 

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Articolo di Sveva Fattori

Diplomata al liceo linguistico sperimentale, dopo aver vissuto mesi in Spagna, ha proseguito gli studi laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, con una tesi dal titolo La violenza contro le donne come lesione dei diritti umani. Presso la stessa università ha conseguito la laurea magistrale in Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione.

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