Donne, vino e segreti. La storia vitivinicola di Alessandra Quarta

«Questa storia comincia con uno sguardo. È lo sguardo delle donne che guardano altre donne e le vedono! Perché fra guardare e vedere c’è una differenza enorme e troppo spesso le donne vengono guardate ma non viste. Il settore vitivinicolo è stato a lungo, e per molti versi è tutt’ora, un dominio maschile: gli uomini ne hanno fatto le regole, ne hanno deciso le dinamiche e hanno tenuto le donne ai margini, in posizioni ancillari, di sudditanza. […] La terra ha portato con sé, per molto tempo, l’idea di un’eredità rigidamente patrilineare in cui le donne avevano facoltà di inserirsi solo come aiutanti non come protagoniste. Per questo, abbiamo scelto di vederle, di puntare lo sguardo su di loro e tenerle al centro dell’inquadratura, non più ai lati».
Con queste premesse storiche e metodologiche ha inizio Donne, vino e segreti, il podcast per raccontare lempowerment femminile nell’industria vitivinicola italiana ideato dall’Associazione nazionale Le donne del vino con il sostegno dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia e realizzato da La Content.

Attraverso le storie e le testimonianze di alcune donne impegnate nel settore vitivinicolo italiano, l’iniziativa — cofinanziata dall’Unione Europea per la Regione Puglia con le risorse del Pr Puglia Fesr-Fse+ 2021-2027 — si pone il duplice obiettivo di far emergere il loro contributo alla crescita e all’innovazione di questa industria — mettendo in evidenza le sfide che hanno dovuto affrontare per affermarsi ed emergere, confrontandosi con barriere di genere e pregiudizi — e colmare il gender gap che ancora permea questo ambito professionale.
Una ricerca condotta da Women in Wine, l’associazione nata negli Stati Uniti negli anni Ottanta con il fine di promuovere il ruolo, la professionalità e l’imprenditoria femminile nel settore vinicolo, ha stimato che il 49% delle donne che lavorano nell’industria ha subito, durante la propria carriera lavorativa, atteggiamenti violenti almeno una volta; uno studio della Fondazione Libellula ha denunciato che il 79% delle donne osserva gli uomini essere promossi più rapidamente, anche quando possiedono meno esperienza o competenze. A questi dati si aggiungono poi quelli del Wine Business Monthly, dalle cui ricerche emerge che le donne occupano solo il 10% delle posizioni di leadership nell’industria vinicola mondiale e quelli del report di Curious Vines, le cui evidenze mostrano che il divario salariale medio tra uomini e donne nel settore vinicolo è del 10%.
Ciononostante, con riguardo al nostro Paese, il divario di genere che alligna l’industria, seppur persistente, sembra si sia progressivamente ridotto: attualmente il 28% delle cantine italiane è diretto da donne e tra queste 69 imprese su 100 vantano la produzione di vini Doc-Docg; «nelle cantine nostrane è donna l’80% di chi fa marketing e comunicazione, il 51% del commerciale, il 76% di chi si occupa di enoturismo»; il 40% dei corsisti Wset (Wine and Spirit Education Trust) è di sesso femminile.
Guardando alla regione finanziatrice di questo progetto, la Puglia — protagonista del settore con oltre 11 mila aziende agricole e 600 cantine attive — sono 173 le aziende a conduzione femminile che hanno partecipato al bando 2023 dedicato alla ristrutturazione dei vigneti. «Non si tratta semplicemente di mogli o figlie o nipoti di imprenditori di lungo corso […]. Sono professioniste instancabili, che amano questo lavoro e che spesso sono chiamate a scelte complesse».
Tra le molte c’è lei: Alessandra Quarta, giovane imprenditrice e innovatrice nel settore vinicolo pugliese, protagonista insieme all’enologa e ricercatrice Elena Luciani Barberani di Sulla terra e fra le stelle, la quarta delle cinque puntate di cui si compone il podcast.

Alessandra Quarta

La storia di Alessandra Quarta, dal 2023 brand ambassador di Tenute Emera, Cantine San Paolo e Emoro — tre cantine tra la Puglia e l’Irpinia — inizia con un no a quello che le sembra essere l’ennesimo colpo di testa del padre Claudio. Dopo quel rifiuto iniziale, la giovane studia economia per arte, cultura e comunicazione alla Bocconi, entrando a far parte del mondo del vino, affiancando suo padre nel mestiere, solo dopo la laurea, a ventitré anni. In seguito alle iniziali difficoltà relazionali, papà e figlia riescono a trovare l’incastro perfetto, iniziando una collaborazione armoniosa, rispettosa e proficua. Alessandra rinuncia al suo master a New York, al sogno di vagare per il mondo e rimane a vivere a Guagnano, in provincia di Lecce, accettando la sfida che le si pone davanti: cercare di salvare un’azienda e iniziare a conoscere suo padre sotto un’altra veste, non più come genitore ma come uomo e suo collaboratore. La sua scelta, seppur informata dalla voglia di supportare il padre, si deve anche alla passione che la giovane donna nutre per il vino come elemento culturale, veicolo di racconto e di valorizzazione delle storie che vi si celano dietro.
Gli esordi sono complessi: Alessandra è vittima di pregiudizi nepotisti e di stereotipi misogini che, tuttavia, non riescono nel loro proposito demolitivo di farla sentire inadeguata e fuori posto. Lei è padrona del suo ruolo e della sua professione e con umiltà, studio e dedizione riesce a districarsi anche dalle situazioni più complesse e imbarazzanti, trovando un alleato prezioso in suo padre Claudio che, nel 2023, le ha lasciato la direzione dell’azienda.
Tra i progetti avviati all’indomani dell’assunzione dell’incarico, Alessandra ci tiene a citare quelli con l’Università di Milano e del Salento: «Portiamo avanti delle iniziative di ricerca molto importanti. Abbiamo una collezione di biodiversità della vite con oltre 500 varietà di vitigni minori dell’area del Mediterraneo che preserviamo a livello di patrimonio genetico, realizzando delle microvinificazioni per vedere quali di queste varietà, oltre ad adattarsi bene all’ambiente, rappresentano anche delle possibilità come prodotto alternativo per il futuro della produzione».
La sperimentazione da lei avviata nasce anche dal desiderio di comprendere come superare l’eredità di uno dei più grandi disastri della storia della viticultura: dall’inizio del secolo scorso, a causa della fillossera, un parassita che attacca la vite dall’apparato radicale, si è assistito alla distruzione della viticultura mondiale. La risoluzione del problema non ha trovato risposta nella ricerca di un antidoto efficace quanto piuttosto in una soluzione pratica consistente nell’innesto del proprio vitigno, come per esempio il Negramaro, nell’immune vite americana attraverso la combinazione tra il portainnesto americano e il nesto, ovvero la varietà europea di vitis vinifera, la parte della pianta che produrrà l’uva. Questa tecnica determina inevitabilmente uno scambio di materiale genetico tra le due piante che provoca una variazione nella barbatella da coltivare e un appiattimento delle varietà vinicole. Da qui l’idea di tornare alla cosiddetta “vite a piede franco”, ovvero piantata direttamente nella terra senza il portainnesto.
Ma quale futuro attende l’azienda? Alessandra ha già tracciato la strada che intende perseguire: la sfida è quella di parlare ai/alle giovani, democratizzando il vino con una narrazione e un’estetica diversa. E poi… «quello che si riesce a fare si fa, quello che non si riesce a fare non si fa, e va bene così!».

Questa è una delle molteplici voci di donne straordinarie che, «con impegno e passione, hanno trasformato il mondo del vino in Italia», una delle molte narrazioni a cui il podcast dà risalto, rappresentando un’opportunità «per raccontare le storie di determinazione e successo delle nostre donne imprenditrici, per mostrare quanto possiamo raggiungere insieme quando crediamo nella forza della rete e della condivisione».
Potete ascoltare le altre puntante della seria accedendo a questo link.

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Articolo di Sveva Fattori

Diplomata al liceo linguistico sperimentale, dopo aver vissuto mesi in Spagna, ha proseguito gli studi laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, con una tesi dal titolo La violenza contro le donne come lesione dei diritti umani. Presso la stessa università ha conseguito la laurea magistrale in Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione.

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