Doppio anniversario per la scrittrice Harper Lee, paladina dell’uguaglianza

Harper Lee era nata il 28 aprile 1926 ed è morta il 19 febbraio 2016, quindi ne celebriamo i cento anni dalla nascita e i dieci dalla scomparsa. Il suo nome è legato a un romanzo indimenticabile: Il buio oltre la siepe (1960), portato sugli schermi in una versione di grande qualità diretta nel 1962 da Robert Mulligan, vincitrice di tre premi Oscar uno dei quali al protagonista Gregory Peck, che per la parte ebbe pure il David di Donatello e il Golden Globe. Altro anniversario da ricordare: il famoso attore americano era nato infatti nel 1916 e nella prestigiosa carriera si è distinto per una attenta scelta dei ruoli, che ne hanno valorizzato la versatilità di interprete: da Vacanze romane a Moby Dick, da Io ti salverò a Il caso Paradine, da Duello al sole a Il presagio.

Il buio oltre la siepe, copertina libro
Il buio oltre la siepe, locandina del film

Il titolo italiano del libro allude a qualcosa che rimane nel mistero, si nasconde oltre una siepe, reale o immaginaria, un po’ come l’infinito leopardiano, e si riferisce a un personaggio del romanzo che, pur abitando vicino, resta uno sconosciuto, facendo sorgere il pregiudizio; il titolo originale invece, To Kill a Mockingbird, da tradursi “uccidere un tordo”, significa piuttosto fare qualcosa di crudele, senza alcun motivo, come appunto dare la morte a un innocuo uccellino.

To Kill a Mockingbird, copertina della prima edizione

L’autrice, che trovò nell’amico Truman Capote un valido sostegno nella scrittura di un’opera così potente, ottenne un immediato successo che le fruttò il premio Pulitzer; il libro fu tradotto in 40 lingue e vendette 40 milioni di copie, diventando un classico della letteratura americana. Nel 1999 è stato votato dal Library Journal, rivista dedicata a chi si occupa di vendite e di editoria, “Best Novel of the Century”. Ma è la storia in sé che ci appare ancora attuale perché i pregiudizi razziali, etnici, religiosi non sono purtroppo scomparsi, anzi spesso stampa, social, fake-news, certe trasmissioni televisive di dubbio gusto li alimentano, persino con il sostegno di una parte politica, italiana o internazionale. E le vittime sono sempre le stesse: persone emarginate, immigrate, disoccupate, povere, senza casa e senza difese, donne ai margini, infanzia abbandonata a sé stessa, e si potrebbe continuare con la lista di chi soffre ed è senza tutele.

La trama del romanzo e del film è piuttosto nota, ma rapidamente rinfreschiamo la memoria: intanto è importante il luogo dove si svolge la storia, il profondo Sud degli Usa, l’Alabama negli anni Trenta, a cavallo della Grande depressione. La narratrice è una ragazzina, Scout, orfana di madre e figlia dell’avvocato Atticus Finch, un uomo onesto e gentile, nonché bravo professionista. Con lui vive insieme al fratello Jem e alla cuoca Calpurnia, saggia donna di colore che crea un “ponte” fra le due comunità locali. Il caso nasce quando un giovane nero, Tom Robinson, viene ingiustamente accusato di stupro da una ragazza bianca, Mayella, in realtà vittima delle violenze paterne. Gli sviluppi sono dolorosi e drammatici perché Atticus, sfidando stereotipi e pregiudizi, difende il ragazzo, sicuro della sua innocenza, e ciò crea ostilità verso la sua persona e la sua famiglia, in un ambiente tanto bigotto, chiuso, razzista. La conclusione non è del tutto lieta, come d’altra parte è spesso la vita reale, con Tom che, disperato, tenta la fuga dal carcere e viene ucciso, mentre il padre di Mayella manifesta ancora una volta tutta la sua rabbia e alla fine pagherà con la vita. Scout tuttavia prende coscienza che non si deve temere chi non si conosce e magari vive a due passi da noi, proprio al di là della siepe.

Qualche polemica ha sollevato, in tempi relativamente recenti, la pubblicazione del primo romanzo di Harper Lee in cui comparivano alcuni personaggi poi ripresi nel suo capolavoro; si tratta di Va’, metti una sentinella (Go Set a Watchman), composto nel 1957 ma non accettato dalle case editrici. Fu così che la scrittrice lo mise in un cassetto, fino a quando è stato ritrovato quasi per caso e pubblicato nel 2015, ottenendo una certa curiosità e un buon successo anche in Italia, tradotto da Feltrinelli. La polemica sorse perché qui l’avvocato Atticus, più anziano di circa venti anni, non è tanto integerrimo e addirittura manifesta sentimenti razzisti che deludono e scandalizzano la figlia, ormai adulta; comunque è significativo che poi si comprenda che ognuno ha le proprie debolezze e gli idoli talvolta cadono dal piedistallo: Atticus è un uomo come tutti, fragile e solo, a cui Scout si affiancherà con amore filiale.

Va’, metti una sentinella, copertina

Lo scorso anno è uscito postumo il volume: La terra del dolce domani (The Land of Sweet Forever), pubblicato in anteprima mondiale in Italia da Feltrinelli; sono otto racconti inediti, scritti negli anni Cinquanta, e una serie di saggi pubblicati dal 1961 al 2006, con l’introduzione della biografa ufficiale di Lee, Casey Cep, che ne ampliano e approfondiscono la conoscenza. È da notare però che la sua carriera è tutta qui; è il classico caso dell’autore o autrice di un solo grande libro, per cui rimane nella storia. Nel 2006 Harper Lee ebbe la laurea honoris causa dall’Università privata di Notre Dame, nell’Indiana. Nel 2007 ottenne la più alta onorificenza civile americana: la Medaglia Presidenziale della libertà, a cui si aggiunse nel 2010 la National Medal of Arts, per aver dato alla letteratura del suo Paese un contributo fondamentale in termini di qualità narrativa e di sensibilità umana.

La terra del dolce domani, copertina

Anche la famiglia Lee viveva in Alabama, a Monroeville, e il padre Amasa, come Atticus, era un avvocato rispettato e degno di stima; Nelle Harper aveva due sorelle e un fratello, di cui era la minore, e una madre spesso ammalata, che morirà nel 1951. La sua gioventù fu segnata da molte incertezze, visto che iniziò e lasciò più volte gli studi di Legge prima a Montgomery, poi a Tuscaloosa, trasferendosi nell’estate del 1948 pure in Europa, a Oxford, con il sostegno del padre, che sognava per lei una carriera nel suo stesso mondo professionale. La sorella Alice invece fu una delle prime avvocate dell’Alabama e in seguito aiutò Harper nella sua attività curandone la fama e gli affari.

Harper decise dunque, dopo essersi interessata con passione fino dal liceo e dall’università di giornalismo e di scrittura, che la sua strada non erano tribunali, leggi e codici. Nel 1949 andò a vivere a New York dove, per mantenersi, si occupò presso una libreria, quindi in una compagnia di viaggi e coltivò amicizie importanti per il suo futuro: riprese a frequentare Capote, amico fino dall’infanzia, a cui aveva ispirato la figura di Idabel nel suo primo romanzo semi-autobiografico: Altre voci, altre stanze, del 1948. Conobbe anche l’agiata coppia Brown che nel 1956 le pagò con generosità un vitalizio annuo perché potesse scrivere senza preoccupazioni finanziarie. Fu così che nacque Il buio oltre la siepe e, dopo alcune fasi di revisione, poté essere pubblicato dalla casa editrice Lippincott. Molto formativa e utile per Capote e per lei fu poi la collaborazione nelle ricerche che porteranno alla stesura del romanzo-verità (oggi diciamo non-fiction novel) A sangue freddo (In Cold Blood) (1965-66), infatti insieme si trasferirono in Kansas per studiare il caso, fare interviste, parlare con gli inquirenti, visitare i luoghi del famoso quadruplice omicidio Clutter; seguirono quindi a New York l’appassionante processo ai due rei confessi, con un bello scambio reciproco di informazioni e di consigli.

Nel periodo successivo alla pubblicazione del proprio romanzo, Harper Lee dovette fronteggiare la notorietà e affrontare tour promozionali che le costavano parecchio, visto che era assai gelosa della sua privacy. Non va dimenticato neppure che l’opera suscitò persino disordini e malcontento nel profondo Sud. Dal 1966, su nomina del presidente Johnson, fece parte del Consiglio Nazionale delle Arti, ma visse sempre più appartata; lavorò a lungo a un romanzo, The Long Goodbye, poi lasciato incompiuto e definitivamente archiviato. Dalle sorelle fu incoraggiata a scrivere la storia di un serial-killer, del suo arresto e del processo, ma anche quest’opera, dal titolo previsto The Reverend, rimase incompiuta. Di fatto si allontanò dalla scena pubblica, dividendosi fra la sua abitazione di Manhattan a New York e la cittadina natale, dove morì quasi novantenne, lasciandoci come testamento il suo romanzo immortale.

In copertina: un fotogramma tratto dal film Il buio oltre la siepe.

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Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).

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