Come sono fortunata! In un periodo contraddistinto da eventi tristi e dolorosi, sembra che nella settimana in cui è arrivato il mio turno di scrivere l’editoriale si siano concentrate tutte le cose più belle e gioiose: il gran finale del Carnevale, le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, che domani si concludono, e poi naturalmente l’attesa di Sanremo.
Evviva!
Possiamo dimenticare per un po’ la campagna elettorale per il referendum che si sta trasformando in uno scontro istituzionale. Possiamo accantonare gli Epstein File (su cui ci sarebbe tanto da dire, ma in Italia si dice pochissimo), le guerre, le minacce di altre guerre, le esternazioni di Trump negli Usa e di Rubio a Monaco, la ministra Usa Pam Bondi, che difende Trump e ignora le vittime. E ancora: la crisi dell’Unione Europea, gli ultimi femminicidi, il ministro della Giustizia che chiede all’Associazione Nazionale Magistrati l’elenco di coloro che hanno fatto donazioni al Comitato per il NO, il padre texano che uccide la figlia che avversa Trump, gli uomini che insultano le donne che protestano contro il Ddl Bongiorno e dunque possiamo parlare di atlete, cantanti e… principesse!
Cominciamo con il Carnevale: qualche giorno fa, passeggiando per un paese della mia regione, mi è capitato di imbattermi in una manifestazione carnevalesca per l’infanzia. Non Putignano, dove si svolge il più famoso carnevale pugliese, né Manfredonia o Massafra o Gallipoli. Un piccolo paese dove la manifestazione è promossa con un grande cartellone, con su scritto: Carnevale con principesse e supereroi! Non nascondo che mi è passata immediatamente la voglia di assistere. Siamo ancora messe così? Le bambine principesse e i bambini supereroi? Ma insisto. E cosa scopro? Che per rendere più allegra la manifestazione ci saranno ragazze e ragazzi vestiti da principesse e supereroi. In breve, arrivano i supereroi, si mescolano nel pubblico e fanno foto con i piccoli vestiti come loro. E le principesse? Beh, arrivano in carrozza, trainata da un cavallo… non camminano le principesse, forse perché portano i tacchi?
Però, non mi sfugge una bimbetta di 4-5 anni, vestita da spadaccina, il cui papà insiste perché faccia la foto con le principesse. Lei è titubante, ma, viste le insistenze paterne, si mette in posa davanti alla principessa sguainando la sua spada. Visto che deve fare la foto, si consola con il ruolo di difensora della principessa. Che dire, speriamo che, crescendo, non debba mai riporre quella spada!
E poi, cominciano le Olimpiadi! Dimentichiamo in fretta la bella cerimonia inaugurale con la pessima telecronaca di Petrecca, impreparato non solo in tema sport, ma finanche incapace di distinguere una cantante da un’attrice e la Presidente del Cio dalla figlia del Presidente Mattarella, e ci prepariamo a festeggiare le medaglie che vincerà la squadra italiana. E in effetti sono tante medaglie, la maggior parte delle quali, e soprattutto quelle d’oro, sono state vinte da atlete: 5 singoli più uno nella staffetta mista.
I titoli dei giornali però sono quasi tutti al maschile, ci sono voluti i secondi ori di Federica Brignone (reduce da gravissimo infortunio) e Francesca Lollobrigida per avere qualche titolo al femminile.
D’altra parte, i titoli al femminile abbondano per evidenziare che Francesca Lollobrigida è una mamma o per chiedere ad Arianna Fontana e Federica Brignone se vogliono diventarlo, anche perché i loro genitori si aspettano nipotini!
E Arianna Fontana viene quasi sempre chiamata Arianna, come se non avesse un cognome!
E come non notare queste espressioni: Le ragazze del… pattinaggio o sci…, gli azzurri dello snowboard o del biathlon. Le ragazze e gli azzurri!
Poi, c’è Jutta Leerdem, pattinatrice di velocità, olandese, definita da qualche giornale il sogno di qualsiasi uomo e nuovo oro olimpico, sulla quale il giornalista Crosetti scrive un articolo in cui la definisce la dolce Venere di rimmel e parla solo di trucco, fidanzato, reggiseno, selfie, tuta aderentissima, capricci. Jutta Leerdem, che fa scendere la zip della tuta aderentissima dopo la gara quando urla di gioia per la vittoria, lasciando intravedere il suo reggiseno, peraltro sportivo e non certo sexy, per la gioia degli sponsor. Come se gli atleti non mettano in continuazione in evidenza i loghi.
Eppure, la giornalista Mara Cinquepalmi, nel libro uscito a dicembre 2025, Tabu, Di donne, sport e informazione ci ricorda: «Nel 2019, in quella stagione di riscoperta del calcio femminile, anche dal punto di vista mediatico, l’associazione GiULiA Giornaliste e Uisp, prendendo spunto dalla Carta europea dei diritti delle donne nello sport, mettono nero su bianco Media Donne Sport: idee guida per una diversa informazione, un manifesto con cinque regole di buon giornalismo per raccontare le atlete e le donne di sport senza ricorrere a stereotipi e cliché».
E sempre Cinquepalmi, nel suo libro, ricorda che: «Alla vigilia delle Olimpiadi di Parigi 2024, il Comitato olimpico internazionale pubblica la terza edizione delle linee guida per contribuire a garantire una copertura mediatica paritaria, equa e inclusiva dei Giochi. (…) Le linee guida vogliono affrontare le disparità garantendo che lo sport femminile riceva pari visibilità e che le atlete siano celebrate per i loro risultati competitivi, sperando che questo nuovo modo di raccontare possa cambiare anche la percezione del pubblico. Lo stesso Cio sottolinea come storicamente, la copertura sportiva ha spesso evidenziato le caratteristiche non legate allo sport delle sportive, come il loro aspetto fisico e la vita personale, piuttosto che i loro risultati atletici.»
E invece, per Bruno Vespa, la vera medaglia d’oro di Francesca Lollobrigida è il figlio! Ma se, da una parte non si fa che dare quasi più valore al suo essere mamma, poi la si critica perché si è fatta intervistare con il bambino agitato in braccio. E si dice: «Ma non poteva farlo tenere al papà?». Sempre critiche.
Insomma, non si sa cosa sia peggio tra l’ignorare e lo sminuire, tra sessualizzare e maternizzare. Però la sessualizzazione è solo al femminile, mi raccomando, perché all’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo, che appare nella sigla delle olimpiadi che vediamo tutti i giorni, hanno tolto i genitali!
Quanto alla paternità… non pervenuta. Sappiamo solo che il biatleta norvegese Sturla Holm Lægreid ha ammesso di aver tradito la sua fidanzata, perché ha sentito la necessità di proclamarlo al mondo, probabilmente senza chiedersi come lei l’avrebbe presa. E nessuno ha fatto titoli sulla paternità di Davide Ghiotto che, pure, in conferenza stampa, aveva il figlio in braccio. Abbiamo visto invece il padre di Ilia Malinin, la star del pattinaggio Usa, disperato, con la testa fra le mani, perché il figlio non ha corrisposto alle aspettative. Non una bella immagine. E abbiamo letto i dolorosi sfoghi di Ilia e ci siamo chieste se sia giusto che un giovanissimo debba vivere delle fragilità a causa delle aspettative paterne.
E comunque, nessuno ha scritto che hanno vinto l’oro “i bei maschietti del pattinaggio”. No, loro sono i moschettieri!
Ma, almeno, ringraziamo il Comitato Olimpico che ha escluso Massimo Boldi dai tedofori per la sua disgraziata battuta sessista sull’ambito in cui lui si considera campione.
Come tante altre strade, anche quella dello sport è stata una strada impervia per le donne. Lo stesso ingresso delle donne alle Olimpiadi dell’era moderna è stato inizialmente inibito da quel De Coubertin, che ricordiamo per la sua giusta esaltazione dello spirito sportivo, ma non per la frase: «Lo sport femminile è la cosa più antiestetica che gli occhi umani possano contemplare».
Ma ora le donne ci sono e vanno celebrate per l’impegno, la determinazione nel superare le avversità, il coraggio di scendere in pista con un tutore al ginocchio come la giovanissima Flora Tabanelli, i cui volteggi con gli sci ai piedi sono tutto tranne che antiestetici, e che ha vinto la prima medaglia di sempre dell’Italia nello sci acrobatico.
Domani si chiuderanno le Olimpiadi, arriverà il Festival di Sanremo, vedremo cosa osserveremo con il nostro sguardo di genere.
Apriamo la rassegna di questa settimana con la protagonista di Calendaria, Chen Xiefen, la ribelle che sfidò il silenzio, intellettuale e attivista cinese tra le prime a battersi per i diritti delle donne nella Cina di fine dinastia Qing. Sviluppò fin da giovane una forte coscienza critica contro le ingiustizie subite dalle donne e a soli sedici anni diresse il “Nübao”, il primo giornale femminile di rilievo in Cina, attraverso il quale promosse istruzione, indipendenza economica, libertà matrimoniale e parità di genere. Censurata dal governo Qing, fu costretta all’esilio e una volta tornata partecipò ai movimenti per il suffragio femminile, contribuendo in modo decisivo all’emancipazione delle donne e al rinnovamento culturale della Cina. Conosciamo un’altra donna attiva nella tutela dei diritti femminili in Una per tutte, tutte per una. La storia di Anna Garofalo, giornalista femminista e antifascista che, attraverso il giornalismo, la radio e opere come “In guerra si muore” e “L’italiana in Italia”, denunciò le disuguaglianze di genere e la mentalità patriarcale, diventando una figura pionieristica del femminismo italiano. Politiche di integrazione, parità di genere e motori termici. Parte prima presenta, in forma di intervista, il percorso umano e professionale di Sara Pinzi, oggi professoressa ordinaria e vicerettrice all’Università di Cordoba: «Ho conosciuto Sara Pinzi quando era “dietro il banco”. Ero la sua insegnante di fisica, all’Istituto tecnico Avogadro, di Abbadia San Salvatore. Lei era molto brava, una di quelle alunne che non si dimenticano, sempre piena di entusiasmo, con quella lucina in fondo agli occhi che nasce da una grande curiosità, dalla voglia di imparare […]». Oggi ha una brillante carriera nella ricerca sui biocarburanti e nei motori termici ed è anche fortemente impegnata per la parità di genere e l’inclusione, mantenendo un forte legame con il suo paese d’origine. Oltre le Alpi, presenze femminili nel Canton Ticino e in Engadina propone, invece, un itinerario ideale sulle tracce di donne legate alla letteratura e alla cultura che hanno vissuto o soggiornato in queste zone della Svizzera. Partendo da un articolo de “La Lettura”, l’autrice evidenzia come, accanto a numerosi nomi maschili, le presenze femminili siano meno ricordate e talvolta prive di adeguate targhe commemorative. Ripercorriamo la figura di Ida Magli, un’antropologa contro l’Europa, a dieci anni dalla sua morte ricordando il suo percorso intellettuale e soffermandoci sul suo saggio “Contro l’Europa”, pubblicato negli anni ’90 dopo il trattato di Maastricht. Magli, inizialmente nota come femminista e antropologa, è stata poi considerata una voce “contro” l’Unione europea, accusata di una svolta antieuropeista: criticava la nascente unione monetaria europea, sostenendo che fosse un progetto guidato dagli economisti più che dai popoli, fondato su parametri finanziari capaci di limitare la sovranità degli Stati e di comprimere democrazia, crescita economica e differenze culturali nazionali.
Ho visto nei loro occhi la passione e l’emozione di grandi ideali. Le donne al voto in Europa ripercorre le tappe del riconoscimento del suffragio femminile in Europa, mostrando come il diritto di voto, considerato fondamentale per la cittadinanza, sia stato a lungo negato alle donne anche nei Paesi che proclamavano principi di uguaglianza. Attraverso diversi esempi nazionali l’autrice evidenzia ritardi, contraddizioni e difficoltà, sottolineando che i diritti delle donne sono stati conquistati solo dopo lunghe lotte e invitando a mettere in discussione il presunto primato europeo in materia di diritti.
La cultura della violenza nelle immagini. Parte prima analizza come la storia dell’arte occidentale abbia spesso rappresentato stupri, rapimenti e aggressioni contro le donne trasformandole in soggetti estetici da ammirare. Partendo da un intervento tenuto al Festival dei Diritti di Francavilla Fontana, l’autrice evidenzia come molte opere celebri abbiano raffigurato figure femminili nel momento della violenza, ma privilegiando la bellezza dei corpi e la maestria artistica rispetto alla sofferenza delle vittime e questa tradizione iconografica ha contribuito a normalizzare la violenza di genere, presentandola come mito romantico, episodio eroico o scena sensuale.
Trump e il trumpismo. Dove va l’America? Parte prima racconta un seminario organizzato a Roma dalla Cgil sul tema del trumpismo e delle sue implicazioni per la democrazia americana ed europea. L’obiettivo è analizzare il fenomeno Trump come forma di autoritarismo che svuota progressivamente le istituzioni democratiche dall’interno, riducendo spazi di rappresentanza, contropoteri e diritti sociali. Nel complesso, il trumpismo viene interpretato come un progetto personalistico e post-democratico fondato sulla concentrazione del potere e su un “capitalismo politico” strettamente legato all’autorità del leader.
In Niscemi, la terrazza che crolla ricordiamo la grave frana che ha colpito Niscemi a gennaio 2026, costringendo centinaia di persona a lasciare le proprie case. Dall’analisi di questo evento, l’articolo invita a pensare anche sulle responsabilità umane e sottolinea la fragilità di una città costruita su un territorio da sempre instabile, richiamando alla necessità di imparare dalla geologia per evitare nuove tragedie.
Ridere per riflettere. Allegoria della violenza nel paradosso del Carnevale esplora la storia del Carnevale di Putignano, nato nel 1934 e divenuto celebre per i carri allegorici in cartapesta. Oggi la manifestazione unisce tradizione e satira per ragionare su temi attuali. L’edizione 2026, dedicata al paradosso, affronta questioni come intelligenza artificiale, eutanasia e patriarcato con particolare attenzione alla rappresentazione della violenza contro le donne.
Proseguiamo con le nostre rubriche: il nuovo articolo di Lupe ricostruisce la figura mitica di Acca Larenzia, nutrice (o madre adottiva) di Romolo e Remo, collegata al mito della lupa e alla fondazione di Roma. Attraverso le fonti antiche si evidenziano le diverse versioni della sua figura — talvolta associata alla prostituzione e a una grande eredità lasciata al popolo romano — che le valsero una festa il 23 dicembre, con significati legati a fertilità e abbondanza. Il testo mostra infine come il mito della lupa e di Acca Larenzia abbia influenzato simboli, arte e memoria storica fino all’età contemporanea. Scatti urbani. Latina ci porta per le strade della città attraverso scatti in bianco e nero. Una città tutta per noi. Una passeggiata a Barletta fra patrimonio storico e memoria delle donne, per il progetto Cosmopolita, riporta l’iniziativa “Una città tutta per noi”: una passeggiata urbana svoltasi il 9 febbraio 2026 a Barletta, ideata da Lucia Anna Rutigliano e Rosanna Rizzi nell’ambito del progetto “Arte e Natura su Prescrizione”, sostenuto da Toponomastica femminile. L’evento rientra in un percorso di Prescrizione Sociale rivolto a donne vittime di violenza o in condizioni di vulnerabilità, che utilizza arte, natura e patrimonio culturale come strumenti di benessere, empowerment e inclusione. Per concludere, meditiamo sui gravi danni della pesca intensiva e industriale sugli ecosistemi marini, evidenziando il rischio di estinzione di molte specie e criticando anche l’allevamento ittico. Come alternativa allo sfruttamento dei mari, proponiamo quindi una dieta vegana e la Pasta al tonno vegana che riproduce il sapore del pesce senza danneggiare l’ambiente.
Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Donatella Caione

Editrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
