«Prima o poi ti prendiamo non scappi a lungo. Figlia di put…». È uno dei messaggi più lievi nel repertorio di violenza sessista, inaudita che ha investito, sui suoi profili social, Rita Rapisardi, una giovane giornalista che collabora da Torino con Radio Popolare e con Il Manifesto. Colpevole di aver raccontato quanto ha visto durante gli scontri di Torino e in particolare l’aggressione a un poliziotto da parte di un gruppo di antagonisti. Un bombardamento di insulti e minacce di stupro e di morte.
La libertà di informazione in Italia non se la passa molto bene, visto che siamo al 49esimo posto nel ranking internazionale, il più basso in Europa occidentale. E che l’organismo europeo Media Freedom Rapid Response (Mfrr) ha disposto una missione conoscitiva in Italia, dal 9 al 10 marzo. Fatto inusuale, a due anni di distanza dalla precedente missione. Riforma della Rai secondo il dettato del Media Freedom Act (Emfa) in vigore da sette mesi, recepimento della direttiva Anti-Slapp (querele temerarie), spionaggio a danno di giornalisti/e e concentrazioni nel mercato dei media alla luce dell’Emfa. Il menù delle doléances è ricco. Ma c’è anche un aspetto meno evidente e altrettante insidioso che corrode la libertà di informazione, bene costituzionale sancito con l’articolo 21. Ed è quello che ci fa tornare a ciò che ha vissuto la giovane cronista.
L’Italia è investita dallo sdegno per le drammatiche immagini del pestaggio di un poliziotto contro cui si accanisce un gruppo di violenti, al termine della manifestazione che aveva pacificamente invaso Torino, per la chiusura del centro sociale Askatasuna. Rita Rapisardi è lì mentre si svolgono i fatti.
La sua inquadratura è più larga della nostra, di quella mostrata dal video trasmesso ossessivamente per giorni a tutte le ore. Rita descrive sul Manifesto il contesto di violenza, anche della polizia, e quanto avviene nella scena più larga dell’episodio mostrato.
E per questo, sui suoi profili social, viene investita da una tempesta d’odio. Minacce di stupro, insulti misogini e volgari, minacce di morte.
Rita Rapisardi non è un’attivista, non prende parte, fa semplicemente il suo lavoro, racconta i fatti. La sua è una testimonianza preziosa e diretta anche su quello che il video dell’aggressione al poliziotto non mostrava. Un’informazione “dissonante” nel conformismo dei media mainstream che attira su di lei l’attenzione dei leoni di tastiera, inclusi appartenenti all’esercito ed ex funzionari delle forze dell’ordine.
Se il tuo racconto non piace, perché non in linea con la versione corrente, devi essere zittita.
Immediata l’ondata di solidarietà dell’Ordine dei giornalisti, di Giulia Giornaliste, delle commissioni pari opportunità del sindacato. Ma l’aggressione l’ha costretta a blindare i suoi profili, che oggi rappresentano uno degli strumenti di lavoro dei giornalisti e delle giornaliste.
Gli attacchi vanno a ondate, dipende dal tema che si affronta. Capita anche ad Angela Caponnetto, rea di informare in modo rigoroso dal fronte bollente dell’immigrazione, o a Luciana Esposito, da maggio sotto scorta per le minacce dei clan di Ponticelli, e a Marilù Mastrogiovanni, investita da campagne d’odio e una pioggia di querele-bavaglio per le sue inchieste nel Salento. È la stessa esperienza vissuta da tante altre.
Nei primi sei mesi del 2025, rileva Ossigeno per l’Informazione, almeno 93 giornaliste hanno subito minacce: una ogni due giorni.
Le donne restano la categoria più odiata nei social, lo sappiamo. Lo rileva, anno dopo anno, la Mappa dell’odio di Vox Diritti che registra l’odio su X.
Ma se sei giornalista, sei bersaglio due volte. Quando si vuole attaccare o criticare una giornalista il metodo è colpirla sempre in quanto donna, con il consueto armamentario sessista. Hate speech, misoginia, body shaming, violenza verbale: non sono solo parole ma strumenti per delegittimare, intimidire, silenziare una professionista. Se poi sono i politici ad attaccare una giornalista, si scatenano tempeste di odio misogino e sessista. Ne sa qualcosa Monica Napoli, inviata di Sky malamente apostrofata da Matteo Salvini e subito dopo attaccata dai leoni di tastiera. I politici scatenano l’inferno sui social ogni volta che si manifestano contro qualcuno.
È una forma di bavaglio. Che limita il diritto di cronaca e il diritto di noi tutti/e a essere informate e informati.
Gli strumenti per difendersi sono pochi: le denunce vengono archiviate, specie nelle grandi Procure sotto organico, tutte comunque prive di pool specializzati; Fb e X su segnalazione riescono a chiudere profili, ma spesso questi sono falsi e vengono riaperti; la Polizia Postale indaga ma è un lavoro lungo. Una lotta impari. A volte non si reagisce più e ci si cancella dai social, subendo anche questo danno.
La buona notizia è che attorno ad alcune delle giornaliste più esposte, si è creata una rete di attivisti impegnati a contrastare l’hate speech. Aprono dei profili ad hoc per rispondere agli insulti, difendere la giornalista, replicare punto su punto, riempire la rete di messaggi positivi. Una sorta di “scorta mediatica” sui social. Riescono anche a scoprire chi c’è dietro questi attacchi seriali, spesso di matrice di estrema destra nei casi delle croniste che si occupano di migranti. Non sentirsi sole è importante: «L’unico modo che mi ha fatto sentire più sicura è stato fare squadra, avere un gruppo di persone con cui lottare insieme», dice Angela Caponnetto. Fare squadra, lavorare insieme, funziona sempre.
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Apriamo la rassegna della settimana con uno sguardo al mondo che ci circonda. Non dimentichiamo le proteste in Iran: un vero e proprio appello per rammentare la repressione scoppiata a inizio gennaio 2026 per motivi economici e per la privazione delle libertà, soprattutto delle donne, con migliaia di morti, arresti di massa e gravi violazioni dei diritti umani. Ricordiamo, poi, Leila Shahid, diplomatica palestinese impegnata per decenni nella difesa dei diritti del suo popolo, che si è suicidata il 18 febbraio 2026 in Francia. Ripercorriamo la sua attività politica, le critiche a Israele, all’Autorità Nazionale Palestinese e all’atteggiamento dell’Europa verso Gaza. La sua morte viene presentata come il gesto estremo di una donna delusa dal fallimento del processo di pace e dal silenzio dell’Occidente di fronte alla tragedia palestinese, simbolo di un più ampio declino morale. Trump e il trumpismo. Dove va l’America? Parte seconda approfondisce il fenomeno del trumpismo e il suo impatto sugli Stati Uniti, evidenziando il mix di neotradizionalismo, tecnoliberismo e radicalismo religioso, la crescente polarizzazione politica e la tendenza a sacralizzare il leader. Vengono esaminate le politiche economiche e sociali che accentuano le disuguaglianze e indeboliscono lavoro, istruzione e servizi pubblici, nonché l’alleanza con multinazionali e Big tech finalizzata a consolidare potere e controllo. Il testo sottolinea anche la resistenza dei sindacati internazionali, dei movimenti locali e della società civile, impegnati a difendere democrazia, diritti e lavoro contro l’autoritarismo e l’espansione del modello trumpista. Costituzione letteraria. Art. 13 riflette sul tredicesimo articolo della Costituzione italiana che tutela la libertà personale e protegge da abusi dello Stato, ricordando come l’esigenza di proteggerla nasca dall’esperienza del fascismo. Attraverso l’esempio di Antonio Gramsci, incarcerato dal regime ma mai piegato nel pensiero, l’autrice invita a difendere oggi, con consapevolezza e impegno, lo Stato di diritto contro ogni forma di repressione. La cultura della violenza nelle immagini. Parte seconda analizza come, nel Novecento e oltre, molte artiste e artisti abbiano rappresentato e denunciato la violenza di genere e riflette inoltre su come l’arte, ieri spesso espressione di uno sguardo maschile che ambiguamente mescola violenza e desiderio, oggi possa diventare uno strumento di consapevolezza, denuncia e cambiamento culturale.
Proseguiamo con le due protagoniste di Calendaria: Sediqeh Dowlatabadi, pioniera del movimento femminile persiano, fondò scuole per ragazze e il giornale “Zeban-e Zanan”, con cui denunciò le ingiustizie e l’oppressione delle donne. Per tutta la vita lottò per l’istruzione e l’emancipazione femminile, diventando un simbolo ancora oggi ricordato nelle proteste delle donne in Iran e Ruth First. La sua penna contro l’apartheid, una giornalista e attivista sudafricana che attraverso inchieste e libri documentò lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori neri, la repressione del regime e le complicità internazionali, collaborando con figure come Nelson Mandela. Arrestata e detenuta in isolamento, poi costretta all’esilio, continuò la sua attività di ricerca e insegnamento in Europa e in Mozambico.
Prosegue l’intervista con Sara Pinzi in Politiche di integrazione, parità di genere e motori termici. Parte seconda che si concentra sul tema del divario di genere nelle discipline Stem.
Per le proposte della nostra associazione, a Ragusa alcune strutture ricettive hanno aderito all’iniziativa di Toponomastica femminile dedicando Camere d’autrici per Elvira Sellerio e Michela Murgia. Le targhe e i libri presenti nelle camere ricordano il loro contributo culturale: Murgia, scrittrice e intellettuale sarda, è stata una voce centrale sui temi dell’identità, dei diritti e del linguaggio; Sellerio, editrice palermitana, ha fondato una prestigiosa casa editrice, valorizzando autrici e autori di primo piano della letteratura italiana e internazionale. L’iniziativa intende onorare due donne che hanno dato prestigio culturale a Sardegna e Sicilia, offrendo al pubblico l’occasione di conoscerne e riscoprirne l’eredità.
Librerie rifugio e Settenove. Due progetti contro la violenza di genere per sostenere donne vittime di violenza, offrendo spazi sicuri, informazioni e libri contro gli abusi. Settenove promuove educazione paritaria e superamento degli stereotipi fin dalla prima infanzia, con pubblicazioni, formazione ed eventi che uniscono editoria, educazione e attivismo femminista.
Per “Leggere e scrivere” La canzone d’autrice. Antropologia, potere e narrazioni femministe in Italia è la recensione del saggio di Patrizia Danieli che esamina la canzone d’autrice come strumento culturale e politico capace di raccontare e contrastare il patriarcato. Il libro ricostruisce la storia delle donne e del femminismo, approfondisce la canzone di protesta femminista del Novecento e arriva alle esperienze contemporanee, evidenziando il persistente gender gap nella musica. Danieli propone di usare i testi delle canzoni in ambito educativo per sviluppare pensiero critico, decostruire stereotipi di genere e valorizzare le nuove narrazioni delle cantautrici come forme di resistenza e consapevolezza; per il Laboratorio di scrittura creativa “Tra i monti” L’avventura di una giovane supplente è il racconto dell’esperienza di una giovane supplente che, nonostante soffra di acrofobia, affronta viaggi difficili verso scuole di montagna nella provincia di Pistoia pur di lavorare e fare punteggio. Tra strade innevate, ghiaccio e bufere, supera paura e imprevisti fino a raggiungere la scuola in un luogo isolato. L’avventura si conclude serenamente, tra l’ospitalità di gentili padrone di casa e le serate davanti al caminetto, trasformando la difficoltà in un ricordo positivo.
Scatti urbani. Varsavia ci consente di compiere un nuovo viaggio in città attraverso le immagini in bianco e nero e, per concludere, una nuova ricetta: Torta furba mele e cioccolato: un perfetto esempio di come la cucina possa essere sorprendente nella sua semplicità.
Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Alessandra Mancuso

Giornalista, ha lavorato alla Rai, prima come cronista e inviata poi da caporedattrice. Tra le fondatrici e past president di GiULiA Giornaliste, è componente del Consiglio nazionale Fnsi e della sua Commissione Pari opportunità. Svolge attività formativa su linguaggio, corretta narrazione della violenza contro le donne, adeguata rappresentazione delle donne in tutti i campi, molestie e minacce contro le giornaliste.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
