È dal 2023 che esistono, in giro per l’Italia, delle librerie che si pongono l’obiettivo di dare supporto e sostegno alle donne che hanno subito violenza. Stiamo parlando delle cosiddette librerie rifugio, dei veri e propri presìdi sociali nati grazie al progetto della casa editrice Settenove e che attualmente hanno ricevuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo. La mente creativa è la formatrice e attivista femminista Monica Martinelli, la quale ha già operato in centri antiviolenza (Parla con noi di Pesaro) e fa parte dell’associazione Percorso donna. Inoltre, è solita collaborare con istituzioni, scuole e organizzazioni nazionali e internazionali.

Rifugi è il nome del progetto (autofinanziato) e consiste in una formazione gratuita per librai e libraie che mira a far comprendere e riconoscere l’abuso di genere. Si tratta, dunque, di una formazione svolta da Settenove, dalle autrici e dagli autori che hanno competenze nell’ambito e che hanno lavorato per la casa editrice. Vi è, in seguito, una seconda formazione — più specifica, tenuta dall’avvocata Laura Martufi (anche lei facente parte di Percorso donna), dal gruppo Differenza Donna e D.i.Re — basata sulle pratiche da mettere in atto per poter aiutare le vittime.
Come riconoscere le librerie che vi aderiscono? Per prima cosa sono dotate di un logo rosso e di un pannello esposto in vetrina, mentre al loro interno è presente uno spazio dove si possono trovare i recapiti delle strutture che si occupano di soccorrere le donne oppresse. Sono poi fornite di libri, donati da Settenove, che rimandano alla casa rifugio più vicina: un luogo a indirizzo segreto in cui vengono ospitate le madri con figli/e fuggite da situazioni al limite.


A riguardo Monica Martinelli dice: «Le librerie di vicinato non possono sostituirsi ai centri antiviolenza, ma possono diventare una cassa di risonanza per i centri antiviolenza, degli spazi sicuri per quelle donne che per paura non sono ancora andate altrove». Ciò che stupisce di questa iniziativa è infatti l’umanità di chi ci lavora, il quale o la quale diventa, lungi da sostituire le persone esperte, una “voce amica” per tutte coloro che non riescono a trovare aiuto: un ascolto non giudicante ma che accoglie senza fare domande indiscrete e dare consigli non richiesti.
Tra i traguardi più importanti ci sono anche la nascita di connessioni inaspettate tra biblioteche, negozi di libri, centri antiviolenza e altre realtà e la realizzazione di eventi e attività che, rafforzando la rete di sostegno, «possono far in modo che le cose cambino davvero», afferma Monica.
Tra questo tipo di spazi emerge Lato D – Libreria del desiderio che ha avuto origine come associazione culturale nel 2021, per poi diventare nel 2023 un bookshop nel quartiere Paolo Sarpi, a Milano. Marta Santomauro, la proprietaria, racconta di aver seguito, come da prassi, la formazione online menzionata e di aver ascoltato le testimonianze di esperte delle reti antiviolenza in merito alle varie forme di abuso.

Niente però nasce per caso, infatti prevenire la discriminazione è una tematica di cui Monica si fa portavoce da tempo; la sua stessa casa editrice deriva dal desiderio di incidere sul presente nell’ambito dei diritti umani. Il nome, Settenove, deriva dall’anno 1979, momento cruciale per i diritti femminili e la parità di genere.
Alla domanda: «Qual è stata la scintilla che ha fatto scaturire il progetto Settenove? Come è nata l’idea di creare una casa editrice interamente dedicata alla prevenzione della discriminazione e alla lotta contro la violenza di genere?» póstale durante un’intervista di Il Sole 24 ore, lei risponde: «Prima di fondare Settenove, avevo cominciato a lavorare presso una casa editrice che si occupava di tematiche sociali e una serie di segnali mi ha portata a realizzare la mia casa editrice: un giorno mi son detta “mi licenzio e faccio quello che voglio fare davvero: parlare di violenza di genere attraverso un progetto editoriale”. Da qui, Settenove: una casa editrice piccola e indipendente, capace di costruire un’ampia rete di sostegno di attivisti e attiviste, educatori ed educatrici: persone che, nelle loro vite professionali e personali, si occupano di educare alle differenze e che, per questo, sono le madrine e i padrini della casa editrice».

Settenove, creata nel 2013, ha sempre voluto e vuole tuttora promuovere l’educazione paritaria e incoraggiare l’elaborazione di modelli di collaborazione tra uomini e donne che siano positivi e rispettosi. Si fonda, quindi, su un approccio pedagogico e culturale non discriminatorio, ma paritario. Tra le altre cose, Monica Martinelli non si rivolge solo agli individui adulti, anzi ritiene che sia estremamente necessario educare all’abolizione degli stereotipi sin dalla scuola di primo grado, luogo in cui l’educazione si costruisce e di conseguenza il crescere diversi e alla pari deve essere non solo un diritto ma anche un dovere da rispettare. Proprio per questo motivo, tra le pubblicazioni spicca il testo Leggere senza stereotipi, rivolto a insegnanti, genitori, educatori ed educatrici che operano con bambini e bambine fino ai sei anni. Il volume si focalizza non solo sugli stereotipi di genere ma anche su quelli etnici e culturali poiché, afferma sempre Martinelli: «La realtà è complessa e va rappresentata nella sua complessità». Nello specifico, Leggere senza stereotipi si impegna sull’analisi degli albi illustrati e pubblicati sia in Italia che all’estero, concentrandosi sugli stereotipi di genere relativi alla prima infanzia; propone, poi, attività pratiche dirette al superamento dei luoghi comuni, come, ad esempio, la lettura di determinati libri. È suddiviso in vari iter, ciascuno riguardante un tema chiave per la costruzione dell’identità di genere. Infine, è possibile trovare una piccola trattazione teorica dedicata ancora agli albi (italiani ed esteri), alle proposte di attività, agli approfondimenti e ai suggerimenti bibliografici, in modo tale da aiutare anche chi si approccia a questi argomenti per la prima volta.


Per chi è interessato, Settenove organizza pure eventi che si possono trovare al link https://www.settenove.it/news-eventi; tra i più recenti ci sono l’incontro con l’illustratore Massimiliano di Lauro alla Libreria Minopolis di Monopoli (BA), la presentazione di Tre gatte nel bidet di Caterina Baldi alla libreria Stacciaminaccia di Fano (PU), la partecipazione alla nona edizione di Feminism – fiera dell’editoria delle donne a Roma e la presentazione di Il primo voto di Matilde di Obber e Degl’Innocenti alla libreria Feltrinelli di Verona.
Concludiamo riportando una citazione di Monica su quale sia il valore aggiunto di una “donna d’editoria”: «Il valore aggiunto è la motivazione: una donna che affronta i temi della discriminazione di genere sulla propria pelle ha una forte determinazione nel renderli visibili e dimostrare che forme di rapporti collaborativi tra uomini e donne e di mascolinità non tossica esistono» e continua: «quello che mi ha sempre infastidita da bambina — la discriminazione e le divergenze nei rapporti di potere — ha trovato una base teorica quando ho scoperto i femminismi e il mondo che c’è intorno al tema. Ho avuto la fortuna di vivere una realtà che, spesso, al di fuori di casa mia non c’è: riconoscere il privilegio è un gesto politico». Il personale è politica.
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Articolo di Ludovica Pinna

Classe 1994. Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, editoria, giornalismo presso L’Università Roma Tre. Nutre e coltiva un forte interesse verso varie tematiche sociali, soprattutto quelle relative agli studi di genere. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura e l’arte in ogni sua forma. Ama anche viaggiare, in quanto fonte di crescita e apertura mentale.
