Femminile plurale. Voci di donne in prima persona

Oltre 300 studenti, una biblioteca e la forza della toponomastica: così il progetto Voci di donne in prima persona trasforma la memoria locale in un’esperienza collettiva.
Cosa accade quando il nome di una via smette di essere un semplice punto di riferimento su una mappa e diventa un volto, una voce, una storia di resistenza? La toponomastica delle nostre città è, troppo spesso, uno specchio parziale della realtà: una galleria di marmo e bronzo dedicata quasi esclusivamente a figure maschili, un’architettura del ricordo che, spesso, ha sistematicamente omesso il contributo delle donne.

4 marzo 2026. Le classi si riuniscono davanti al Castello di Udine.
Foto Bruna Proclemer

Ma tra i vicoli, le piazze e le aree di Udine si è accesa una scintilla diversa, capace di illuminare quegli angoli d’ombra della storia locale. Tra novembre 2025 e maggio 2026, il progetto educativo e didattico Femminile plurale: voci di donne in prima persona si è posto l’ambizioso obiettivo di scardinare questa narrazione univoca, coinvolgendo oltre 300 ragazzi delle scuole secondarie di Secondo grado di Udine in un viaggio di riscoperta delle “donne trasformatrici” che hanno segnato la storia del territorio friulano.
Il punto di partenza di questa avventura culturale è stata anche un’analisi critica del paesaggio urbano inteso sia come deposito di memoria storica, sia come luogo di una profonda e radicata dimenticanza. Con la collaborazione delle associazioni Toponomastica femminile e Le donne resistenti di Udine, con l’Istituto Tecnico “A. Zanon” di Udine — realtà già d’eccellenza e premiata a livello nazionale per le sue ricerche sul lavoro femminile — si è fatta un’indagine investigativa che va ben oltre la semplice memorizzazione di nomi e date, interrogandosi sul perché le nostre piazze raramente celebrano scienziate, partigiane o pioniere dell’industria.
Con la consulenza scientifica di Damatrà onlus, sono state analizzate le tracce lasciate dalle donne che hanno cambiato il proprio tempo, trasformando la geografia locale in un’aula a cielo aperto, dove la ricerca storica si è integrata con l’analisi sociologica.

Via intitolata a Tina Modotti a Udine.
Foto Bruna Proclemer

Al centro di questo percorso sono emerse biografie che incarnano una diversa etica della responsabilità, figure che hanno operato trasformazioni radicali spesso agendo nel silenzio o nella marginalità. Il progetto non si è limitato a celebrare le grandi eroine già note ai libri di testo, ma ha scavato nelle pieghe del quotidiano. Si è parlato con vigore delle operaie delle filande, le cosiddette “filandine”, donne che tra le mura delle fabbriche e durante i duri anni dei conflitti mondiali hanno rappresentato la spina dorsale dell’economia e della tenuta sociale della regione, affrontando fatiche inumane con una dignità che merita di essere finalmente incisa nella memoria collettiva. Accanto a loro, il racconto ha dato spazio a intellettuali raffinate, tra cui: la poeta e scrittrice Novella Cantarutti, per il suo immenso contributo alla lingua friulana; la partigiana e deportata a Ravensbrück Rosina Cantoni che, ricordata nelle pietre d’inciampo, nelle targhe commemorative in luoghi specifici della città, è stata una figura cardine della memoria storica udinese; la celebre fotografa e rivoluzionaria Tina Modotti, ricordata non solo con l’intitolazione di una via, ma anche in uno spazio espositivo del centro storico.

Il panorama si è poi arricchito con altre figure femminili analizzate e conosciute dalle classi attraverso ricerche e studi, dalle donne nella musica con un’attenzione verso Elisa Toffoli (a ragazze e ragazzi molto nota) e Claudia Caia Grimaz, alle donne operaie con Cora Slocomb, la nobildonna americana che portò in Friuli una visione moderna di emancipazione attraverso l’artigianato del merletto, per finire con donne nella storia del calcio, i mondiali del 1971, e valorizzare Elena Schiavo, la capitana della nazionale italiana di calcio femminile.
Questa metodologia didattica, basata sul cooperative learning e sull’esperienza diretta, si è sviluppata attraverso un processo rigoroso che è iniziato con la preparazione delle/degli adulti di riferimento. Docenti, bibliotecarie/i e operatrici/operatori culturali sono infatti stati i primi a immergersi in un percorso formativo che ha visto la presenza della scrittrice friulana Chiara Carminati, di Alessandra K. Jelen, vicepresidente dell’Associazione Le donne resistenti e Bruna Proclemer, referente regionale di Toponomastica femminile in Fvg.
Solo dopo questa semina metodologica, la parola è passata alle classi delle scuole secondarie di 2° grado che hanno aderito all’iniziativa: Liceo Scientifico Marinelli, Liceo “Caterina Percoto”, I.T. “A. Zanon”, Liceo Artistico Sello e l’Isis Bonaldo Stringher.
Qui, grazie alla mediazione professionale e al coordinamento della Cooperativa Damatrà Onlus, i laboratori seguiti dalle/dagli studenti hanno trasformato letture e dati raccolti negli archivi in storytelling. Le/i giovani ragazzi hanno smesso di essere spettatori passivi della storia per diventarne portatori sani, utilizzando musica, scrittura e narrazione per restituire un’anima alle biografie indagate.

La restituzione pubblica di questo immenso lavoro ha trovato il suo culmine lo scorso 4 marzo 2026, in occasione delle celebrazioni per la parità di genere.

Gli spazi del Castello di Udine non hanno ospitato una semplice conferenza, ma una performance immersiva in cui lo spazio è diventato una “mappa vivente” delle voci delle donne che hanno contribuito a lasciare un segno nella storia locale e del territorio. In questo contesto, le/gli studenti/spettatori non hanno assistito a uno spettacolo frontale, ma sono stati invitati a incontrare le loro e i loro coetanei in postazioni di racconto intime, per una relazione “uno a uno” che è stata capace di generare una profonda commozione ed empatia. È stato un momento di condivisione in cui documenti originali, paesaggi sonori e opere grafiche realizzate dalle classi hanno coinvolto dando voce alle eroine, protagoniste del passato.

A coronamento di questo evento, si è svolto lo spettacolo Bastiancontrarie, storie di donne libere e disobbedienti, con Angelo Floramo e Nicoletta Oscuro, con musiche dal vivo di Matteo Sgobino: una galleria di figure femminili ostinate e resistenti, che nella storia, nel mito e nella letteratura hanno liberato la loro “femminilità” rivendicando idee, sogni, utopie e aneliti di libertà. Contadine, filosofe, guerrigliere, streghe, poete e veggenti, ma anche “donne comuni”, giovani e anziane, coinvolte nella battaglia quotidiana contro il pregiudizio di un mondo che, oggi più che mai, avverte il bisogno di essere riletto e reinterpretato con i loro occhi.

Salone del Parlamento. Castello di Udine.
Foto di Marco Pispisa
Auditorium Zanon. Spettacolo Bastiancontrarie.
Foto di Marco Pispisa

Infine, il progetto potrebbe avere un ulteriore sviluppo: consapevole delle sfide poste dalla comunicazione contemporanea, spesso frammentata e superficiale, Femminile plurale punta sul digitale come strumento di divulgazione democratica. L’obiettivo potrebbe essere quello di far confluire le storie raccolte dalle classi in un podcast a puntate destinato alla cittadinanza e disponibile sulle principali piattaforme online. Le ragazze e i ragazzi stessi, agendo come moderni cronisti, potranno documentare le fasi del lavoro attraverso diari interattivi realizzati con i propri smartphone, creando un ponte comunicativo tra la memoria storica e il linguaggio dei loro coetanei e coetanee, per garantire che la ricerca storica abbia un canale di divulgazione aperto e permanente, sottraendola all’oblio dei cassetti scolastici.

Il successo di quest’operazione culturale si deve alla forza della rete territoriale che l’ha sostenuta. Il Comune di Udine, capofila del progetto e a cui è stato riconosciuto anche il titolo di “Città che legge”, ha messo a disposizione l’immenso patrimonio della Biblioteca Civica “V. Joppi”, cuore pulsante del Sistema bibliotecario del Friuli e ha collaborato con il Comune di Martignacco e la sua Biblioteca “Elsa Buiese” che, specializzata nella documentazione sulle donne del territorio, ha ospitato il primo incontro di tutto il percorso.

In questo scenario, le biblioteche smettono di essere semplici depositi di libri per trasformarsi in “porte d’accesso alla conoscenza”, luoghi dove l’individuo costruisce la propria autonomia decisionale e culturale attraverso l’incontro con l’altra/o, sia esso un contemporaneo o una figura del passato.

In ultima analisi, Femminile plurale ha voluto lanciare una sfida cruciale alla società moderna: riscoprire il valore della memoria come pilastro per la costruzione dell’identità. Insegnare alle e ai giovani a rintracciare i fili che legano il presente alle lotte e alle conquiste di chi li ha preceduti significa fornire loro gli strumenti per essere cittadini e cittadine consapevoli. Quando una o uno studente narra in prima persona la vita di una filandina o di una partigiana, non sta solo eseguendo un compito: sta compiendo un atto di memoria storica. Sta riconoscendo che i diritti, la bellezza e il sapere di cui godiamo oggi sono il frutto di una “tessitura radicale” operata anche dalle donne che hanno saputo trasformare il proprio spazio e il proprio tempo.

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.

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