L’Italia nella rivoluzione mondiale. Il numero 1 di Limes. Parte Prima 

La guerra di Israele e Usa contro l’Iran è in pieno svolgimento e rappresenta solo una parte di quella “Rivoluzione mondiale” che dà il titolo al primo numero di Limes del 2026. Un conflitto dalle conseguenze a oggi imprevedibili, in aperta violazione del diritto internazionale, come hanno ribadito sia il Segretario delle Nazioni Unite Guterres che Amnesty International, lanciato senza informare gli amici italiani del governo Meloni, il cui Ministro della Difesa è rimasto bloccato a Dubai, ma preavvertendo Francia, Germania e Gran Bretagna. 

Il corpo dell’Iran. Carta di Laura Canali, 2024 

Nella rubrica Il punto sul sito di Limes, Lucio Caracciolo prevede tre possibili scenari: 1) la presa del potere, nel giro di una settimana o poco più, da parte dei pasdaran ribelli e di quel che resta di esercito e polizia, in combutta con Mossad e Cia; 2) la resistenza del regime, con la dichiarazione da parte americana che la missione è compiuta sulla base dell’eliminazione di Khamenei; 3) l’impantanamento di Usa e Israele in una guerra senza fine, a seguito della risposta iraniana contro le loro basi militari in Medio Oriente, e il coinvolgimento di soldati in incursioni terrestri. «All’ombra delle rispettive atomiche». Trump è il ventriloquo di Netanyahu, che da leader di una potenza regionale tiene in pugno una superpotenza globale in una partita rischiosa sia per loro che per i partner regionali. Anche se Trump ama descriversi brillante pokerista, questa mano la sta giocando al buio. «E senza nessuna urgenza né minaccia esistenziale all’orizzonte», contro una potenza malridotta che durante i negoziati aveva rinunciato all’atomica. La posta è alta: un regime change nella grande Persia imposto dall’esterno, a cui gli stessi movimenti politici sarebbero probabilmente insofferenti. Ma forse cercare una logica in questa follia è un esercizio vano. «Una guerra senza senso, dall’esito imprevedibile, con un attore, Donald Trump, sospetto di essere sotto il ricatto di Israele per il caso Epstein, e con un protagonista assoluto, Benjamin Netanyahu, che è l’unico ad avere chiaro l’obiettivo: una guerra infinita per restare al potere. Una guerra privata, le cui conseguenze ricadranno sulle nostre economie». (Il fatto quotidiano, 6 marzo 2026).
L’Italia nella rivoluzione mondiale, il volume uscito in occasione del Festival della rivista, si apre con l’editoriale del Direttore dal titolo Medioceania, nome segreto dell’Italia, in cui si prende atto che «Il mondo volta pagina» e si invita l’Italia a fare altrettanto. Il nostro Paese deve smettere di cullarsi nel mito della protezione americana, accettata in cambio della perdita della sovranità nel 1943, nonostante la proclamazione del primo articolo della nostra Costituzione formale, oggi completamente sostituita da quella materiale di mortatiana memoria (da Costantino Mortati, il costituente e costituzionalista che coniò il termine di Costituzione materiale). L’America non può né vuole più pagare il prezzo di essere l’egemone globale, ma attualmente non c’è nessuno in grado di prenderne il posto, e non perde il vizio di fare la guerra. Tocca a noi — scrive Caracciolo — diventare responsabili di noi stessi/e e nell’editoriale indica la via. 

Medioceania. Foto di Laura Canali 2026

La prima sezione del volume si intitola Italia, che fare? e contiene contributi interessanti, preceduti dall’Appendice all’editoriale a cura di Laura Canali Il petrolio venezuelano e la vicina Guyana identico destino?. Come sempre gli approfondimenti della cartografa di Limes hanno un taglio attento ai problemi ambientali e agli ecosistemi e ripercorrono la storia coloniale di questi territori, accompagnandola da un uso sapiente della geografia. Una storia che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta, soprattutto nelle scuole, dove le e gli studenti, se opportunamente stimolati, rispondono quasi sempre con interesse, come dimostra la sezione del Festival di Limes da sempre dedicata alle scuole nella giornata di apertura. 

Lo scudo della Guyana tra oro giallo e nero. Carta di Laura Canali 2026 

Ma veniamo ai contributi di questa prima parte, che sono moltissimi. Due riguardano la Turchia e la gestione di quello che la rivista ci ha abituati a chiamare Medioceano, il Mediterraneo allargato. Il contributo di Zampieri riflette sulla necessità di mantenere buone relazioni con Ankara, che però potrebbero costarci care; quello di Santoro è molto articolato. Scritto prima dell’inizio dei bombardamenti su Teheran, della pubblicazione degli Epstein files, delle moltissime vittime civili iraniane e dell’assassinio di Khamenei, ipotizzava un allontanamento degli Usa di Trump da Israele ma suggeriva comunque all’Italia di allearsi con la Turchia. 
Su quella che tutti si ostinano a chiamare Europa e che, come non smetterò mai di scrivere, si chiama Unione Europea ci sono due saggi da leggere, uno di Fabrizio Maronta, Europei contro, e uno di Bruno Alberti, Cara Europa non ci sono valori senza potere. Entrambe le analisi mettono in luce l’inadeguatezza del progetto europeo, le divisioni al suo interno, l’incapacità di leggere il disordine mondiale da parte delle élite e tanto altro. 

Cinesi e Russi intorno al Medioceano. Carta di Laura Canali 2025

Che dovrà fare invece l’Italia nei confronti della Cina? Ne scrive Giorgio Cuscito esaminando quattro temi su cui negoziare, dopo l’abbandono da parte del governo Meloni nel 2023 della Belt and Road Initiative: riequilibrare la bilancia commerciale, continuare la cooperazione tecnologica e accademica, ma fissandone bene i paletti, e definire il rapporto con l’Africa, sempre tenendo sotto controllo le reazioni di Washington. In questo saggio Cuscito approfondisce anche il tema della presenza delle 11 Stazioni di polizia cinesi d’Oltremare in Italia. La Cina ne ha in oltre 50 Paesi. Nonostante i tanti vertici tra Roma e Pechino, le stazioni nella nostra penisola sono ancora attive e non risultano omologhi italiani sul suolo cinese. Orietta Moscatelli, esperta di Russia, nel suo La Russia non scompare analizza i complessi rapporti dei Paesi Ue con la Federazione, con cui, prima o poi, bisognerà cominciare a parlare. E se solo volesse la Premier italiana sarebbe la più adatta a questo compito, non facendo parte dei cosiddetti volonterosi e avendo dichiarato, a inizio anno: «Credo si sia arrivati al momento che l’Europa parli con la Russia, altrimenti il contributo che può portare è limitato». 

La sfera di influenza russa. Carta di Laura Canali, 2026

I rapporti con la Francia, secondo Agnese Rossi, dovrebbero essere più forti all’interno di un Occidente post-americano, sulla scia di quanto sosteneva Kojeve nel 1945, parlando di un “impero latino”, cioè dell’Unione tra Italia, Francia e Spagna come terzo blocco tra sovietici e anglo-americani. Previsione non realizzata, anche perché in parte inadeguata ai tempi. Purtroppo la società francese è attraversata da una crisi molto forte, che riguarda in primis i vertici dello Stato. Scrive Rossi: «La cronica volatilità degli esecutivi è spia di una disfunzione delle istituzioni della Quinta Repubblica, concepite per garantire una maggioranza netta e governabile e accentrare il potere nelle mani del presidente. Macron sembra invece aver perso il controllo della macchina politica. Il suo esecutivo governa con una maggioranza risicatissima che si tiene in piedi a forza di concessioni alle opposizioni […]. Il tutto sullo sfondo di una contrazione economica che ha fatto lievitare i livelli di debito pubblico (oltre il 116% del pil) e deficit (sopra il 5%). I livelli di deindustrializzazione hanno raggiunto dei nuovi picchi […].
La capacità di finanziare l’ipertrofica macchina del welfare, autentico mastice sociale della Quinta Repubblica, si è incrinata. Le conseguenze in termini di coesione interna sono macroscopiche. Il sentimento della quasi totalità dei francesi (96%) rispetto allo stato del paese è di frustrazione e collera. Mentre crolla la fiducia nelle istituzioni democratiche, giudicate inefficaci dal 71% della popolazione, in Francia cresce — più che in ogni altro paese europeo — il desiderio di un potere politico più autoritario. La criminalità legata al mercato della droga è aumentata, così come le aree in cui le reti di trafficanti contendono allo Stato il monopolio della forza. Situazione che, nel discorso pubblico transalpino, alcuni definiscono ricorrendo alla categoria di «narco-Stato» — etichetta piuttosto pericolosa di questi tempi…». Ma il vero capitale dei rapporti tra Italia e Francia risiede nella capacità di coalizzarsi per plasmare un assetto europeo favorevole agli interessi di entrambi, ben sviscerati nell’analisi della collaboratrice di Limes. 

(continua)

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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