È la neve, finalmente scesa copiosa, che mi accoglie ai 1640 mt del Col de Joux, dove lascio l’auto e inizio il cammino nel magnifico bosco di abeti e larici seguendo la poderale che mi porterà fino alla Cappella dei Partigiani, a poca distanza dalla località Amay dove, il 13 dicembre 1943, fu catturato dai militi della Rsi Primo Levi. Ma su questo triste e controverso evento mi soffermerò più avanti.
Ora è tempo di cammino, seguendo una bella traccia nella neve fresca. L’ampia poderale si snoda per lunghi tratti pianeggianti in un incantevole bosco con tutti gli alberi coperti di neve. A tratti la vista si apre e regala panorami aperti e finalmente innevati. Da qualche anno non si vedeva così “bianco”. Speriamo bene per le nostre montagne…

Spesso il mio cammino incrocia le orme degli abitanti dei boschi: caprioli, camosci, lepri con le loro inconfondibili impronte, come ricami sulla neve.
In lontananza vedo attraversare e sparire nel bosco un cervo, probabilmente una femmina. Ricordo che, proprio su questa poderale innevata, alcuni inverni fa ho seguito le orme di un lupo. Mi chiedo a quando sarà possibile l’incontro con questo magnifico animale.

I pensieri si fanno leggeri così come il passo, anche perché ho dimenticato a casa le ciaspole, ma per fortuna la traccia di chi mi ha preceduto mi aiuta a non sprofondare. Cammino immerso in un ambiente dove la neve mi avvolge, a tratti si aprono viste sulle montagne di Champorcher, sulla piana di Saint Vincent e Chatillon e poi verso Aosta. Distinguo le sagome della Becca di Nona e la piramide dell’Emilius, così chiamato in onore di Emilie Argentier, la giovane alpinista che a soli 14 anni nel 1839 fu la prima donna a scalarlo, insieme al canonico Georges Carrel. Purtroppo i tempi non erano maturi per chiamare le montagne con nomi femminili.

Individuo una serie di altre cime, che si perdono a vista d’occhio.
Fra brevi saliscendi arrivo in vista della Cappella dei Partigiani, posta sulla strada regionale del Col de Joux. A poca distanza da questo luogo, il 13 dicembre 1943 fu arrestato dalla milizia fascista, su delazione di tale Edilio Cagni, infiltrato nella banda partigiana, lo scrittore che si dichiarò ebreo anziché partigiano, perché altrimenti sarebbe stato passato immediatamente per le armi.
Questo episodio, ancora controverso e dibattuto dagli storici, è descritto da Primo Levi ne Il sistema periodico (1975- Einaudi) nel capitolo Oro, dove, riferito alla giovane e sprovveduta banda partigiana che voleva affiliarsi a Giustizia e Libertà, lo scrittore parla di “un segreto brutto”: «Eravamo stati costretti dalla nostra coscienza ad eseguire una condanna, e l’avevamo eseguita, ma ne eravamo usciti distrutti, destituiti, desiderosi che tutto finisse e di finire noi stessi».
La vicenda riguarda l’esecuzione sommaria di due giovani aderenti alla banda, il diciottenne Fulvio Oppezzo (nome di battaglia “Furio”) e il diciassettenne Luciano Zabaldano (nome di battaglia “Mare”). Erano stati accusati di soprusi verso i valligiani e di aver rubato. Su questa vicenda è utile prendere spunto dal libro Partigia di Sergio Luzzatto (Edizioni Le scie Mondadori) anche se, per la precisione, su questo triste fatto esistono altri contributi di storici e storiche, ma non è questo il luogo e il momento di soffermarci.
Ora sono di fronte all’entrata della Cappella dei Partigiani. Entro per cercare la lapide dove sono iscritte le parole dell’inizio di Se questo è un uomo e penso come l’essere umano abbia potuto arrivare a tanto. La banalità del male.
A poca distanza, sempre nel Sacrario, delle croci ricordano i nomi dei giovani martiri, di chi era stato “dalla parte giusta”. Trucidati dai nazifascisti, erano tutti poco più che ventenni.

Sosto in raccoglimento, in silenzio. Avrebbero meritato sorte migliore.
Dopo un sorso di tè caldo, è ora di ritornare. Decido di allungare un po’ il giro, risalendo per un’altra poderale, sempre immersa nel bosco di abeti e poco battuta. Davanti a me solo impronte di animali. Sprofondo un po’. Il passo si fa più lento e i pensieri si rincorrono. Poi la mente si libera, quasi fondendosi nella pace di questo magnifico ambiente.

Ritrovo la poderale dell’andata e in poco tempo sono di nuovo al Col de Joux.
La magia della neve e il silenzio mi hanno accompagnato in questa sorta di solitario pellegrinaggio laico dove le uniche presenze sono state le innumerevoli tracce di animali nella neve fresca. Un pellegrinaggio laico per non dimenticare.

Questo cammino è stato fatto il 27 gennaio 2026.
In rete è possibile approfondire la vicenda narrata in questo cammino, che presenta ancora oggi aspetti controversi e versioni contrastanti, tra cui anche quella che i due giovani partigiani siano stati uccisi dai nazifascisti.
In copertina: la Cappella dei partigiani.
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Articolo di Marco Peccenati

Montanaro di pianura, socio del Cai di Melegnano, con un passato da alpinista, ha alternato la passione per le lunghe distanze, a piedi, in bicicletta e sugli sci di fondo a quella per la montagna “non addomesticata”. Frequenta assiduamente le valli valdostane, che ama percorrere in tutte le stagioni. Come il pastore di stambecchi Louis Oreiller «dove l’orizzonte è piano non sa stare».
