Educare senza stereotipi. Un sostegno alla genitorialità attraverso la lettura 

Educare i genitori alla consapevolezza dell’influenza che hanno gli stereotipi di genere nella costruzione dell’identità nella fase cruciale della vita, dalla nascita alla scuola, equivale a valorizzare e sostenere il legame genitoriale alla base dello sviluppo affettivo/relazionale di ogni bambina e bambino. Quando i genitori si affacciano per la prima volta in un nido o in una scuola dell’infanzia portano insieme al figlio o alla figlia anche la loro storia di trame affettive, di convinzioni e modelli culturali appresi nei diversi contesti in cui sono nati e cresciuti. 
Questa prima occasione di incontro tra genitori e tra genitori e personale educativo presuppone la possibilità di ampliare i propri schemi di riferimento e al contempo fa emergere difficoltà a integrare modelli educativi assai divergenti con la paura di perdere una certa egemonia educativa. Ciò si evidenzia in maniera molto particolare quando nell’ambito del progetto pedagogico si affronta il tema dell’educazione alla cura e al contrasto degli stereotipi di genere attraverso la promozione alla lettura come attività programmata e in ambito familiare. Il libro costituisce un potente strumento di mediazione culturale capace di offrire ai bambini e alle bambine e agli adulti che li accompagnano tanti percorsi diversi per costruire il proprio immaginario e il proprio bagaglio di riferimento attraverso un linguaggio che necessita però di essere decodificato. È importante rendere consapevoli i genitori del ruolo fondamentale che possono avere nel processo di crescita attraverso la pratica della lettura dialogica, condividendo le emozioni che le storie suscitano. Il programma Nati per leggere attivo su tutto il territorio nazionale con la partecipazione di pediatri, bibliotecari/e, personale educativo è impegnato da quasi trent’anni a promuovere il piacere della lettura in famiglia a partire dai primi mille giorni di vita, mettendo in luce attraverso evidenze scientifiche gli effetti della lettura ad alta voce sul senso di attaccamento e di conseguenza sullo sviluppo delle competenze cognitivo/relazionali di bambini e bambine. Il programma, oltre a fornire un catalogo on line di libri facilmente accessibili e di qualità, incoraggia la diffusione di presìdi di lettura (biblioteche, ambulatori pediatrici, centri di preparazione alla nascita), eventi ed iniziative che vedono coinvolte lettrici e lettori volontari e istituzioni allo scopo di prevenire situazioni di povertà educativa e culturale. 

Nel trasmettere ai genitori una formazione per diventare loro stessi competenti nel decodificare i messaggi simbolici presenti negli albi illustrati è indispensabile stabilire un’alleanza educativa a partire da un atteggiamento di ascolto non giudicante come pure una costante pratica autoriflessiva. La nostra storia di educatrici/educatori, di figlie e figli, di madri e padri rappresenta un bagaglio imprescindibile al quale riferirsi quando ci si appresta a incontrare bambine e bambini con i loro genitori nella prospettiva di una crescita di consapevolezza della propria identità personale e professionale. Spesso i genitori percepiscono immediatamente la coerenza degli atteggiamenti, il lessico utilizzato parlando con loro e di conseguenza si pongono degli interrogativi di frequente non espressi ma che possono rappresentare un terreno fertile di compartecipazione su cui fondare una relazione autentica. 
Nell’ascoltare mamme e papà bisogna dare spazio all’espressione di sé, anche negativa, anche piena di pregiudizi, anche appesantita da stereotipi. Solo a partire da qui si può costruire una relazione basata sulla fiducia che apre il campo a qualsiasi formazione perché ciò che resta davvero è ciò che è legato a un’emozione, un’emozione conoscitiva e affettiva. Grazie a questa condotta è possibile sensibilizzare i genitori al ruolo fondamentale che hanno nel promuovere, attraverso l’attività di lettura, un’educazione che valorizzi la diversità e l’inclusione e che aiuti le bambine e i bambini a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità. 

Gli albi illustrati costituiscono uno strumento prezioso per incoraggiare l’acquisizione di un pensiero critico rispetto agli stereotipi presenti nelle immagini e nei testi: in quanto contenitori e trasmettitori di lessici simbolici costituiscono un supporto fondamentale per narrare possibilità e differenze, per dare a figli, figlie e genitori i codici e gli strumenti per decifrare situazioni in cui vivono ogni giorno e sulle quali si misurano. 
Serve un esercizio molto accurato per imparare a guardare e a leggere quale rappresentazione della realtà e dell’infanzia diano gli albi, attraverso le illustrazioni che contengono, in quanto il linguaggio iconico è quello immediatamente percepito. E un’attenzione ancora più rigorosa è richiesta per individuare all’interno di queste rappresentazioni pregiudizi, modelli discriminanti e rigide generalizzazioni riguardo all’essere “maschi” o “femmine”. Una proposta ai genitori potrebbe essere quella di individuare la presenza di stereotipi di genere e aspetti svalorizzanti nelle immagini dei libri che hanno letto con le loro bambine o bambini sollecitati dal contributo, purtroppo ancora attuale, di Adela Turin (Guida alla decifrazione degli stereotipi sessisti negli albi illustrati, Comune di Torino, 2003), scrittrice ed editrice della celebre collana “Dalla parte delle bambine”. Esistono differenze sostanziali nei ruoli e nelle caratteristiche attribuite a maschi e femmine. Gli stereotipi sessisti come forma di discriminazione perpetrata nei confronti del genere femminile generalmente possono essere distinti in due tipi fondamentali: stereotipi relativi all’attribuzione di caratteristiche psicologiche e comportamentali differenziate a seconda del genere e stereotipi relativi alla spartizione rigida dei ruoli in ambito socio-professionale e familiare. Le immagini non fanno che confermare, spesso aggravandola, questa situazione di diseguaglianza, in cui il genere maschile appare ancora il preferito, mentre quello femminile rimane sullo sfondo quasi fosse meno importante e interessante. 
Irene Biemmi (docente di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Firenze), che da diversi anni porta avanti una ricerca sulla presenza degli stereotipi sessisti nei libri scolastici, sostiene che l’educazione sessista può avere effetti negativi sulla formazione dell’identità e sulle opportunità future dell’infanzia (Educazione sessista: Stereotipi di genere nei libri delle elementari, Rosenberg & Sellier, Torino 2017; Gabbie di genere. Retaggi sessisti e scelte formative, Rosenberg & Sellier, Torino 2017). 
Attraverso i libri illustrati bambine e bambini crescono, si riconoscono, trovano corrispondenze con la propria quotidianità. Un’attenzione all’educazione al genere a partire dalla primissima infanzia permette loro di costruire un proprio sistema di codici per rispondere alla pressione della società. Pressioni che creano disagio e frustrazione e la sensazione di non rispondere alle aspettative delle persone adulte o del gruppo delle pari e dei pari. 

I genitori possono sperimentare un senso di adeguatezza e di efficacia attivando alcune buone pratiche attraverso la lettura condivisa e i comportamenti della vita quotidiana: prestare attenzione alla qualità del libro (e per questo le biblioteche pubbliche costituiscono una grande risorsa!) con storie divertenti e diversificate a partire dagli interessi specifici di figli e figlie; scardinamento degli stereotipi attraverso storie, immagini e rappresentazioni non stereotipate con protagoniste e protagonisti che esplorano liberamente le proprie potenzialità contravvenendo a modelli convenzionali; educare al questionamento incoraggiando il bambino e la bambina a esprimersi sul libro letto insieme con domande prive di risposte chiuse e valorizzando ogni singola espressione. 
I dubbi e gli interrogativi che i libri illustrati possono suscitare nei genitori in maniera più o meno esplicita sono occasione di riflessione sulla possibilità di agire in famiglia proponendo modelli di comportamento che sfidano gli stereotipi, per esempio dividendo equamente i compiti domestici, promuovendo un dialogo aperto e valorizzando la diversità e le passioni di ciascun figlio o figlia; usare un linguaggio che valorizzi la persona e la sua unicità, che tutte e tutti possono provare emozioni, provare paura o rabbia, chiedere aiuto, essere forti o fragili, che non esistono “cose da maschi” o “cose da femmine”. Ogni scelta concreta, anche se apparentemente piccola, diventa un messaggio potente! 
Negli incontri con mamme e papà succede che raccontino le emozioni che hanno provato nel leggere una storia rivelando di frequente la propria sofferenza nel precludersi scelte di vita o sentimenti tradizionalmente attribuiti all’essere femmine o maschi, donne o uomini. 

Da decenni, grazie a un vivace dibattito culturale e pedagogico sull’influenza dei modelli e significati presenti nella letteratura per l’infanzia, molte case editrici italiane e internazionali offrono un’ampia scelta di albi illustrati con rappresentazioni volte a formare un immaginario libero da stereotipi. Tuttavia gli studi recenti (I. Biemmi, 2024) evidenziano come tuttora nella produzione editoriale italiana i libri scolastici contengano numerosi stereotipi tradizionali nonostante a livello europeo sia stato siglato un protocollo che invita le case editrici a diventare più sensibili al problema (Progetto Polite: Pari Opportunità nei libri di testo, 1999). 
In ambito culturale e didattico l’Associazione Aps Scosse con sede a Roma dal 2012 è impegnata a diffondere un’educazione al rispetto delle differenze e contrasto agli stereotipi di genere proponendo percorsi formativi in contesti scolastici ed extrascolastici e un catalogo on line in continuo aggiornamento con un’attenzione costante alle nuove pubblicazioni e alle piccole case editrici, dedicato alla fascia 0-11 e di recente con il Progetto “Fammi capire” fino ai 18 anni. Sara Sierli, Giulia Franchi, Giovanna Lancia e Sara Marini della stessa Associazione hanno pubblicato il libro Leggere senza stereotipi. Percorsi educativi 0-6 per figurarsi il futuro (ed. Settenove, Città di Castello 2017) allo scopo di aiutare i genitori e il personale educativo a riconoscere e superare gli stereotipi di genere attraverso vari percorsi, attività e approfondimenti. Le autrici propongono un catalogo soggettivo di libri che accompagnano l’infanzia nella costruzione della propria identità e del proprio immaginario valorizzando le differenze e presentando diverse esigenze e modi di pensare. 
Assumere il genere come punto di vista e chiave di lettura in un’ottica interpretativa e propositiva significa promuovere una cultura del rispetto dell’alterità a partire del rispetto di sé, delle proprie aspirazioni e aspettative. 

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Articolo di Cristina Masti

Psicopedagogista, ho partecipato a progetti sul rispetto delle differenze, realizzando pubblicazioni su attività con le bambine, i bambini e i loro genitori. Negli ultimi anni della mia carriera lavorativa, ho tenuto percorsi di consapevolezza rivolti ai genitori sugli stereotipi di genere presenti negli albi illustrati. Attualmente sono consulente Aiccef e mi occupo prevalentemente di sostegno alla genitorialità.

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