Con questo articolo vogliamo celebrare due danzatrici che hanno dominato un’intera epoca e che dobbiamo ricordare per il contributo dato alla loro sublime arte: Susanna Egri, che ha compiuto 100 anni il 18 febbraio, lo stesso giorno in cui ci ha lasciato Anna Razzi, nata il 31 marzo 1940.
A Susanna non possiamo che rivolgere il nostro affettuoso augurio con la gratitudine dovuta a chi ha fatto la storia della televisione italiana, e non solo; su internet si trovano diversi video con recenti interviste registrate e un ampio colloquio con Anna Bandettini è comparso sul Venerdì di Repubblica il 13 febbraio, alla vigilia del compleanno di questa bella signora vivace, elegante e ancora attiva che rievoca momenti salienti della sua lunga e piena esistenza.

Ne ha viste di cose in 100 anni e tante ne ha vissute, dalle leggi razziali alla tragedia di Superga, dalla Seconda guerra mondiale alla nascita delle trasmissioni televisive. E tutto è vivo nella sua mente, pronta a fare i conti con il passato ma anche a progettare generosamente il futuro. Era nata a Budapest e il padre era un allenatore di calcio assai stimato, artefice del rinnovamento della squadra nazionale. In seguito la famiglia si trasferì in Toscana, a Lucca, e Susanna studiava con profitto quando avvenne qualcosa di imprevedibile: lei credeva di essere cattolica, invece scoprì con sconcerto le origini ebraiche paterne che la portarono al dramma dell’allontanamento da scuola, fatto increscioso riferito molte volte anche da Liliana Segre e da altre sopravvissute. Cominciarono le peregrinazioni: prima Torino poi la Germania, dove rimasero bloccati mentre volevano raggiungere Rotterdam. Riuscirono tuttavia a rientrare in Ungheria dove fino al 1944 la situazione non era difficile e la guerra, racconta, quasi non si avvertiva, così poté frequentare l’Accademia di Stato, «i corsi sul metodo Leban, aperto alla modern dance. In più avevo studiato jazz, flamenco, composizione coreografica. Ero una enciclopedia della danza», nonostante la giovane età.

Si era pure sposata, ma fu un errore imperdonabile: «Fra andare in tournée e mio marito non ho mai avuto dubbi». Aveva infatti già debuttato da solista, ma arrivarono al potere le Croci Frecciate, «canaglie spietate, peggio dei nazisti», e sappiamo bene cosa accadde alle persone ebree; per fortuna lei e i genitori furono salvati e nascosti da un sacerdote. Alla fine del conflitto ritornarono in Italia e Susanna debuttò a Milano al teatro Excelsior, poi vissero a Torino dove il padre Erno Egri Erbstein riprese il suo ruolo presso la prestigiosa squadra, insieme alla quale perì nell’incidente aereo del 4 maggio 1949. La figlia aveva solo 23 anni, ma nella sua professione era una innovatrice, una antesignana che sapeva fondere stili e tradizioni diverse, già prima ballerina all’Opera di Firenze.
Ebbe la tragica notizia mentre stava recandosi a Parigi per lavoro; incredibilmente fu ritrovata intatta la valigia del padre in cui era una bambolina in costume portoghese per l’amata figlia, che ancora la conserva con cura, nonostante i tanti anni trascorsi. Susanna commossa aggiunge: «Il mio desiderio è essere sepolta accanto a lui».

È il momento di ripercorrerne la carriera artistica che unisce la danza classica in teatri prestigiosi ai successi televisivi. Fu lei infatti a comparire nelle trasmissioni sperimentali della Rai nel 1949 e il 3 gennaio 1954 fu la protagonista del primo programma ufficiale dagli studi torinesi davanti al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi dove danzò su una propria coreografia su musiche tratte dal film Luci della ribalta di Chaplin. Con il suo innovativo balletto Cavalleria rusticana (1963) vinse il Premio Italia Tv. Ebbe pure uno spazio all’interno di un rotocalco, Orizzonte, in cui informava da vera divulgatrice sulle novità dal mondo del balletto. In Rai ha lavorato fino a pochi anni fa, prima ballando e realizzando spettacoli, poi creando solo le coreografie. Nel percorso parallelo di ballerina classica si è perfezionata in Francia e negli Usa e si è esibita in tutto il mondo: Spoleto, Roma, Venezia, Amsterdam, persino in Cina dove fu nel 1984 la prima coreografa italiana invitata per tenere corsi di perfezionamento; ha collaborato con i più grandi coreografi e colleghe come Carla Fracci. Lei stessa ha ideato una trentina di coreografie originali fra cui ha lasciato un segno per la grande modernità Istantanee con musiche di Paul Arma (1953); molte sue creazioni sono poi entrate nel repertorio di compagnie straniere. È stata attiva anche nell’opera lirica; si segnala in particolare una edizione di Aida all’Arena di Verona che è rimasta in cartellone per 18 anni ed è stata ripresa a Vienna, Tokyo, Dortmund.

Nel 1953 ha fondato a Torino il Centro di Studio della Danza, divenuto poi Fondazione Egri per la Danza, dove si sono formati importanti danzatori e danzatrici e dove insegna ancora, visto che si mantiene in forma e pratica i suoi esercizi quotidiani, come fanno le vere ballerine, per tutta la vita.
Nel 2019 il Paese natale le ha conferito la massima onorificenza: la Medaglia d’oro dell’Ordine Ungherese al merito. Lo scorso anno le è stato dedicato il documentario L’attimo fuggente presentato sia a Budapest sia in Italia. In occasione del compleanno si sono svolte cerimonie e si sono tenuti spettacoli in suo omaggio, come quello a Verbania, al teatro Il Maggiore, con messa in scena di due coreografie, quella citata di Istantanee e quella di Cantata profana: il cervo fatato, una novità creata appositamente dall’indiano Raphael Bianco, il suo allievo prediletto entrato fino dal 1988 nella compagnia Egri che ora dirige. Molti materiali d’epoca sono conservati nelle preziose Teche Rai grazie alle quali è stato realizzato il documentario Susanna Egri, una vita sulle punte, per la regia di Maria Baratta, disponibile su RaiPlay. Il 5 febbraio è stata ospite di Splendida cornice, dove ha dialogato amabilmente con Geppi Cucciari, e nel 2020 fu una delle protagoniste della trasmissione Le ragazze.

Dobbiamo accomiatarci invece da Anna Maria Razzi che era nata il 31 marzo 1940 a Roma ed è morta a Milano lo scorso 18 febbraio. Figlia di un pittore e di una dattilografa, era anche sorella d’arte, infatti il fratello Massimo era scenografo e gli altri due diventarono pittori. «Penso di essere nata con le punte tese. A casa mia si parlava solo di pittura e arti figurative. Tutti amavamo il teatro», dichiarò in una intervista su La Repubblica, edizione napoletana (17-6-2007) Aveva studiato danza alla Scuola dell’Opera di Roma con le mitiche sorelle Teresa e Placida Battaggi e recitazione all’Accademia dei filodrammatici di Milano; iniziò la carriera di danzatrice in Francia e in Inghilterra, nel 1963 entrò nel corpo di ballo come solista al teatro alla Scala; divenne poi prima ballerina, quindi étoile nel 1978.
L’esperienza di attrice la portò sui palcoscenici come Miranda nella Tempesta di Shakespeare, come voce recitante in Babar l’elefantino di Poulenc, mentre nella commedia musicale Mozart ebbe il ruolo della grande danzatrice settecentesca Marie Madeleine Guimard. Per la Rai fu nel cast del film Caterina in mezzo al mare (1980), con coreografie di Renato Greco.
È stata ospite delle compagnie e dei teatri più prestigiosi in tutto il mondo ed è stata interprete per un ventennio dei ruoli più importanti e significativi del repertorio classico: da Giulietta a Odette/Odile nel Lago dei cigni, da Cenerentola a Giselle, da Coppelia alla Bella addormentata; per lei il coreografo francese Roland Petit creò la parte di protagonista del suo The Marriage of Heaven and Hell; lo stesso hanno fatto Lorca Massine, Amedeo Amodio, Jorge Lefebre. Ha avuto come partner i più celebri ballerini della sua generazione, in particolare Paolo Bortoluzzi, ma pure Bujones, Schaufuss, Guizerix, Dupond; con Rudolf Nureev interpretò La signorina Giulia (coreografia di Birgit Cullberg) e una fortunata edizione dello Schiaccianoci a New York (1981).

Su invito di Alicia Alonso ha partecipato al festival di Cuba in rappresentanza dell’Italia. Nel frattempo si sposò con un giovane regista conosciuto a Milano, Silvano Lupetti, un amore durato trentuno anni, con cui condivideva la passione per il teatro in ogni sua forma.
Dopo l’esperienza milanese, Anna Razzi passò alla direzione della Scuola di ballo del teatro San Carlo di Napoli dove è rimasta dal 1990 al 2015; qui ha creato varie coreografie originali, da Pinocchio a Biancaneve, e ha ripreso coreografie del repertorio: Coppelia, La Bayadère, Paquita, Le nozze di Aurora, Raymonda. Per un triennio, dal 2006 al 2009, a titolo gratuito e senza nessuna assistente, è stata anche la direttrice del corpo di ballo, realizzando una coreografia originale per Giselle, portata al debutto da Roberto Bolle e Alicia Amatriain, e vincendo due volte il Premio Positano Léonide Massine come danzatrice e come direttrice del corpo di ballo, mentre nel 2009 il Premio le è stato dato alla carriera. Fu nominata cavaliera del Lavoro e il comune e la provincia di Milano le hanno fatto omaggio delle rispettive medaglie d’oro.

Il 20 ottobre 2015 il suo commiato dalla Scuola di ballo del San Carlo fu festeggiato da un gala durante il quale ricevette l’onorificenza di Presidente onoraria a vita e il sindaco di Napoli le consegnò una targa per ricordare i 25 anni di direzione. In una bella lettera ai giornali Anna raccontò il suo impegnativo compito quando arrivò a Napoli e trovò solo 19 allievi «demotivati» e una segreteria sguarnita di qualsiasi documentazione. Cominciò con piccoli spettacoli, ma almeno ben curati anche nella pubblicità, e osò perfino, lei che era abituata a ben altro, danzare a Villa Campolieto insieme ai propri allievi e allieve per far conoscere alla cittadinanza la scuola che stava riorganizzandosi al meglio, includendo nuove discipline come la danza spagnola, la danza moderna, il solfeggio, la storia della danza. Per risparmiare, ricordava, preferì rinunciare alla segretaria pur di avere un collega in più, quindi passarono a lei tutte le incombenze burocratiche. Dal 1995 riuscì a ripristinare il saggio di fine anno con il tradizionale Passo d’addio dei diplomandi, mentre la scuola faceva grandi progressi, si confrontava con accademie internazionali, veniva invitata all’estero e nel 2014 riceveva il Premio come migliore accademia intitolato a Jia Ruskaja. «È stata una grande soddisfazione, frutto di non pochi sacrifici» e concludeva con un ammonimento alle nuove generazioni: «non arrendetevi mai di fronte alle difficoltà, combattete sempre, a testa alta, perché solo chi combatte per le cose in cui crede, vince!».
Persona molto riservata nella vita privata, l’annuncio della morte è stato dato dai nipoti con parole commosse e le direzioni dei teatri a cui fu più legata, alla Scala e San Carlo, le hanno rivolto sentiti ringraziamenti per quanto ha fatto per il mondo del balletto, con competenza, bravura, generosità.
Concludendo questo omaggio, è bello sottolineare come entrambe le danzatrici, dopo una carriera straordinaria e ricca di soddisfazioni, abbiano dedicato tutto il massimo impegno alla didattica per formare giovani ballerini e ballerine; un lascito dunque destinato a durare nel tempo, anche dopo di loro.
In copertina: Anna Razzi in Romeo e Giulietta, 1984, Teatro alla Scala. Foto Lelli e Masotti.
***
Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).
