Nella seconda settimana di febbraio si è svolta la terza mobilità di Tutta mia la città, progetto di Toponomastica femminile nel programma europeo Erasmus+Azione KA154-YOU, di cui si è parlato in questo articolo.
Già svolto a Firenze e a Roma, il terzo incontro fra tutti i gruppi regionali è avvenuto a Lodi, dal 12 al 15 febbraio 2026, e ha dato la possibilità a giovani ed esperte provenienti da Lazio, Sicilia, Lombardia e Toscana di incontrarsi, confrontarsi su tematiche differenti e ripercorrere la storia della città lombarda attraverso le sue figure femminili.
La giornata del 12 febbraio ha segnato l’avvio delle attività con l’arrivo nel pomeriggio dei gruppi regionali ospitati. Depositati i bagagli in hotel, tutte le partecipanti — tra cui la formatrice esperta del gruppo lombardo, Danila Baldo, e l’organizzatrice toponomasta lodigiana, Daniela Fusari — si sono finalmente riunite davanti alla sala espositiva Bipielle Arte, all’interno del centro direzionale Bpl, progettato da Renzo Piano. Dopo una breve presentazione, la giovane guida Silvia Migliorini ci ha accompagnate all’interno del palazzo per visitare la mostra, curata da Marina Arensi, dedicata all’artista Gabriella Podini (1929-1986), Enigmi. Oltre l’apparenza 1969-1985.

L’ingresso nel suo universo creativo è stato un viaggio unico, in cui il corpo diventa fluido, si smaterializza e si dissolve, per poi ricomporsi in nuove forme. La scoperta di questa artista è avvenuta attraverso le sue stesse opere, che rimandano, come annota nei suoi diari, a una tensione interiore costante e al tentativo di comprendere la realtà oltre la sua apparenza: «L’essere umano per me è un essere incompleto, sempre alla ricerca della sua unità (perfezione) e la sua rappresentazione nelle mie opere traduce questa imperfezione e questa speranza di unità».

Il giorno successivo, il 13 febbraio, presso il Teatrino Giannetta Musitelli, la mattinata è stata dedicata alla preparazione della manifestazione One Billion Rising, iniziativa globale contro la violenza sulle donne, promossa nel 2012 dall’attivista Eve Ensler.

La campagna richiama la stima secondo cui una donna su tre, nel corso della propria vita, subisce almeno una forma di violenza fisica o sessuale e invita un miliardo di persone a ribellarsi e unirsi nella denuncia. Armate di pennarelli colorati, tutte le ragazze del progetto hanno lavorato con la loro creatività alla realizzazione di due cartelloni, uno in italiano e uno in inglese, che sono stati poi esposti a Piazza Castello, a Lodi. Ciascuna ha inoltre creato un cartello personale con la propria conclusione della frase «Io partecipo perché…», trasformando pensieri, emozioni e motivazioni in parole da condividere con tutti e tutte. Non è mancata anche la prova del balletto che avremmo poi eseguito in piazza: Break the Chain, l’inno simbolo della campagna.

Dopo qualche ora ci siamo quindi recate in piazza per partecipare alla manifestazione — organizzata dal Comitato territoriale “Se Non Ora Quando?” — Snoq Lodi e da Toponomastica femminile, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Lodi e di tante altre associazioni ed enti — già animata e piena di energia: tanti ragazzi e ragazze delle scuole riuniti/e per un tema tanto delicato quanto importante: un San Valentino all’insegna di un amore che sia rispetto, parità e libertà.


L’entusiasmo da parte di tutti e tutte ha reso l’atmosfera coinvolgente, dimostrando che anche i più giovani sanno prendere posizione e far sentire la propria voce. A rendere il momento ancora più significativo sono state le esibizioni delle/degli studenti delle diverse scuole, ma non solo, in un flash mob unico ed emozionante: attraverso la danza, la piazza si è trasformata in uno spazio di lotta collettiva contro la violenza sulle donne.
Dopo una breve pausa pranzo, ha finalmente avuto inizio l’itinerario di genere dedicato alla città di Lodi: il gruppo regionale ha così costruito un viaggio alla scoperta dei luoghi in cui hanno vissuto o che sono stati dedicati a figure femminili rilevanti per il territorio. Nella prossima puntata dedicata all’Erasmus lodigiano ci sarà un approfondimento unicamente su questa avventura: come piccola anticipazione, vi rimandiamo per ora alla presentazione multimediale realizzata dalle giovani.
Il pomeriggio si conclude con una vera e propria immersione artistica presso il laboratorio di calcografia di Franchina Tresoldi, in cui l’artista ha mostrato alle ragazze presenti come avvengono i passaggi della tecnica calcografica. Celebri sono le sue vedute urbane: tramite le sue opere, tra cui i suoi famosissimi ciottoli, abbiamo riscoperto piazze e architetture italiane da una prospettiva mai vista prima. La ceramica trasforma così le città in un oggetto tangibile.




Riunite nuovamente al Teatrino Musitelli il 14 febbraio, Sanaz Azizi ed Evita Bona, supportate da Valeria Ferrari e dalla formatrice Sara Marsico, hanno presentato un itinerario virtuale volto a rileggere l’Università di Pavia, una delle sedi più antiche d’Europa, attraverso un’ottica di genere. Il lavoro da loro svolto ha tracciato le impronte e i luoghi cittadini che conservano la memoria di donne eminenti spesso silenziate o nascoste, tra cui Rina Monti Stella, Maria Corti, Enrica Malcovati, Anna Kuliscioff, Eva Mameli Calvino. Per saperne di più, qui il link all’interessante presentazione realizzata dalle ragazze.
Successivamente, il focus dell’incontro si è spostato su una dimensione più operativa: i diversi gruppi regionali hanno discusso l’avanzamento delle attività, analizzando con pragmatismo i risultati ottenuti nei singoli laboratori. L’obiettivo è stato definire, attraverso il confronto, strategie efficaci per il proseguimento del progetto, arricchito dall’intervento della docente Daniela Fusari, che ha declinato il tema della parità anche all’interno della didattica scolastica.
Infine, la giovane erasmiana Najilaa Okil ha messo a disposizione del progetto la sua esperienza come delegata per le Nazioni Unite e la collaborazione con Donation Italia (presieduta da Luigi Bisogno). L’analisi si è concentrata su tre pilastri: l’individuazione delle carenze reali del sistema; il beneficio effettivo per i giovani esterni alla rete associativa; le possibili ricadute del progetto per un cambiamento tangibile a livello europeo. Questo tipo di approccio ha permesso che il progetto uscisse dal suo quadro prettamente teorico, diventando un motore di innovazione sociale.

Dopo una veloce pausa pranzo, il gruppo si è immediatamente diretto verso la Fondazione Maria Cosway, dove è stato accolto dal presidente Francesco Chiodaroli. L’incontro è stato dedicato alla riscoperta di una figura poliedrica e cosmopolita, la cui vita rappresenta un tassello fondamentale per la storia dell’educazione femminile e dell’arte tra Settecento e Ottocento. Il presidente ha, infatti, offerto attraverso una appassionata capacità narrativa un ritratto vivido di Maria Cosway. Non solo artista di talento, quest’ultima fu capace di tessere una fitta rete di amicizie internazionali di altissimo profilo (dal legame con Thomas Jefferson ai circoli culturali europei) e, soprattutto, di diventare pioniera nel campo dell’istruzione. Difatti, nel 1812 scelse proprio la città di Lodi per fondare il suo Collegio delle Grazie, un’istituzione d’avanguardia dedicata alla formazione delle giovani donne, dai 6 ai 12 anni, in cui veniva assecondato il talento e la passione di ciascuna.
Il pomeriggio è proseguito nel cuore di Lodi, seguendo i passi di Ada Negri. Il percorso cittadino ha toccato i luoghi simbolo della sua formazione e della sua vita: dalla casa natale in Corso Roma, alla scuola di via Legnano, fino alla suggestiva via delle Orfane. La tappa alla Chiesa di San Francesco ha chiuso il cerchio, ricordando il legame profondo e tormentato della poeta con la sua terra, in grado di trasformare l’umiltà delle origini in una voce di respiro universale.


Passo dopo passo ci siamo dirette verso la Biblioteca Laudense, dove attualità e storia si intrecciano, permettendo l’incontro tra libri antichi e studenti della nuova generazione. La Sala dei Filippini conserva un grandissimo tesoro: è qui che la bibliotecaria responsabile del fondo antico, Rita Tartiviti, ci ha donato il privilegio di entrare in contatto con manoscritti femminili di rara bellezza. Ne parleremo a fondo in un prossimo articolo.

La giornata e la meravigliosa mobilità a Lodi non poteva che concludersi con una performance collettiva a ritmo di musica Afro-Urban Fusion a Piazza della Vittoria, per l’evento di LoveLodi 2026. La danza si fa così veicolo di un messaggio di inclusione e vitalità urbana, coinvolgendo inevitabilmente passanti e partecipanti in un’energia contagiosa.
Dopo questa serata al ritmo di musica, tutte le associate si sono salutate, confidando di rincontrarsi alla prossima mobilità, conclusiva, a Roma, pronte a ripartire il giorno successivo.
Ed è così che si conclude la mobilità lodigiana di Tutta mia la città, con un insegnamento prezioso: la toponomastica è un esercizio quotidiano di cittadinanza e di giustizia storica. Ogni targa, ogni via e ogni storia recuperata sono un tassello in più verso un’Europa più equa, inclusiva e, finalmente, consapevole.
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Articolo di Alice Lippolis

Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’ombrellone in spiaggia (ma anche un po’ dove capita).
