Clemen Parrocchetti. Ironia ribelle

Su Instagram di Living Corriere, vengo intrigata da Ironia Ribelle, una retrospettiva su Clemen Parrocchetti, artista a me sconosciuta. Dopo qualche ricerca su di lei scopro che è nata il 5 maggio, proprio come me, e che utilizza colori vivaci nelle sue opere: questo è bastato per convincermi ad andare a Firenze a vedere questa mostra. Propongo questa gita alla mia amica Asia che accetta di diventare la mia compagna di avventure. 

Il giorno prescelto, il 15 dicembre, ci troviamo sotto casa mia; con il motorino sfrecciamo verso Tiburtina per prendere il pullman che ci avrebbe portate a Firenze Villa Costanza. Giunte in città, dopo un bel pranzo in un ristorante indiano e un giro nella nuova libreria-cinema Giunti Odeon, ci rechiamo finalmente verso Palazzo Medici Riccardi. 
Appena entrate, ci colpisce subito la frase che segna l’inizio del percorso espositivo: «Dobbiamo riscoprire una femminilità che giovi a noi stesse… non vogliamo più essere muse di ciò che è immobile, vogliamo rivoluzionare la storia».
Ma chi è Clemen Parrocchetti? Nasce a Milano nel 1923 da una famiglia aristocratica e si diploma all’Accademia di Brera negli anni Cinquanta. Svolta essenziale nel suo percorso artistico è il 1968: coinvolta dal clima politico e dalle istanze contestatarie, matura nelle sue opere un espressionismo nuovo, eccentrico, satirico e coloratissimo, teso a provocare e costruire una nuova iconografia della donna. Sviluppa un linguaggio ironico e ribelle che negli anni diverrà sempre più impegnato politicamente, indagando la complessità della sfera femminile delle relazioni e della sessualità. 
La mostra prevedeva l’esposizione, in ordine cronologico, di dipinti, sculture di diverso genere e dimensioni e anche scritti che testimoniano il suo impegno politico.
Le prime tele, risalenti agli anni Sessanta, sono caratterizzate da colori brillanti e accesi, decorazioni a fantasie diverse e dalla presenza di organi genitali, seni, maschere; in questa fase, le rappresentazioni rimangono abbastanza astratte e giocose.

Zoom su motivi decorativi presenti in una tela
Clemen Parrocchetti, senza titolo, 1969

Nella stessa stanza era esposta anche una sottile lastra di alluminio incisa e ricamata con una scritta-manifesto: «Promemoria per un oggetto di cultura femminile composto di rocchetti spolette e tessuti vari leggermente ricamati con fili e nastri cuciti su lastra incapsulata in latoplex, denuncia della condizione della donna tuttora sottoproletariato per richiamare l’attenzione sul problema razziale discriminatorio, donna cuci taci donna punta spilli donna materasso per le botte infine donna oggetto». Questa lastra mi ha ricordato molto un’opera di Marie-Therese Dawes che vidi al Royal College of Arts di Londra nell’estate del 2023 che mi colpì molto: canovaccio sul quale era stata ricamata con filo rosso la scritta «Women are thought to have natural dexterity that makes them good at sewing but not surgery», tradotto «Si pensa che le donne abbiano una naturale abilità manuale che le rende brave a cucire ma non in chirurgia».

Clemen Parrocchetti, Promemoria per un oggetto di cultura femminile, 1973
Marie-Therese Dawes, Women are thought to have natural dexterity, 2023

Le ultime opere presenti nella stanza erano delle piccole sculture chiamate Trofei Solari, prodotte negli anni Settanta, che richiamano le costruzioni cinetiche di Calder, il mio scultore preferito. 

Clemen Parrocchetti, Trofei Solari, 1972
Peggy Guggenheim sistema una scultura di Alexander Calder

Gli anni Settanta sono teatro di due processi: da un lato quello politico che la vede avvicinarsi al Movimento di Liberazione della Donna e dall’altro quello artistico di abbandono della pittura in favore della creazione di opere tridimensionali e polimateriche
L’idea dietro queste opere è di prendere oggetti della vita quotidiana, e domestica, femminile e di trasformarli in opere d’arte e utilizzarli come strumenti politici di rivendicazione. Nell’opera Doppio servizio con lacrima di perla due portaspilli diventano le labbra di una vulva e in Quattro righe affettuose per una sposa miniature di oggetti della casa sono uniti da fili che simboleggiano la comune sorte delle donne considerate angeli del focolare. Parrocchetti era infatti molto legata alla lotta delle donne operaie e al riconoscimento del lavoro domestico femminile non retribuito. 

Clemen Parrocchetti, Doppio servizio con lacrima di perla, 1974
Clemen Parrocchetti, Quattro righe per una sposa, 1975

Queste opere mi hanno ricordato molto le installazioni che ho visto a una mostra incredibile, che si è tenuta alla Tate Britain di Londra tra il 2023 e il 2024, Women in Revolt! Activism in the UK 1970-90

Manifesto mostra Women in Revolt!

L’idea dietro la mostra era di mostrare l’attività politico-artistica di una varietà di reti e collettivi di donne nel Regno Unito nei tre decenni che vanno dall’inizio degli anni Settanta alla fine degli anni Novanta. In una parte della mostra erano esposte delle opere di una mostra tenutasi a partire dalla fine degli anni Settanta col nome Feministo, Feministo: Portrait of the Artist as a Housewife prima nel Regno Unito e poi in giro per il mondo. La mostra, nata inizialmente col nome di Women’s Postal Art Event, su iniziativa di Sally Gollop e Kate Walker, nel 1975. Le due artiste, precedentemente vicine di casa, avevano iniziato a spedirsi piccole realizzazioni artistiche quando Gallop si era trasferita: i manufatti erano frutto della loro esperienza emotiva e spesso legati alla dimensione domestica della loro vita. A una conferenza sulle donne nella storia dell’arte Walker fece un appello: «Non c’è qui da qualche parte qualche casalinga che vuole fare arte e che è stufa di questo business delle belle arti? [traduzione dell’autrice, nda]». Nasce così uno scambio postale di opere, soprattutto piccole e leggere, create principalmente con oggetti di recupero reperibili nelle case.

Pagine catalogo Women in Revolt! su Feministo, Feministo: Portrait of the Artist as a Housewife

Questa storia e queste opere, mi hanno fatta molto riflettere su un doppio standard nella considerazione dell’arte
La pittura, soprattutto ad olio, e la scultura, principalmente legata alla lavorazione del marmo e del bronzo, rappresentano la maggior parte delle opere presenti nei musei e nelle mostre in giro per il mondo. Questo tipo di creazioni richiede spazi e disponibilità economiche notevoli, che nella storia occidentale sono stati quasi sempre disponibili solamente agli uomini. 
L’acquerello e il collage invece, tipicamente legati alla sfera femminile, richiedono risorse molto più contenute e non vengono considerate pezzi d’arte di pregio, da conservare e da valorizzare. 
Ritornando a Firenze con Clemen Parrocchetti: a partire dalla fine degli anni Settanta, l’artista intraprende una svolta artistica con l’utilizzo di un nuovo materiale, la juta, e le opere assumono dimensioni notevoli. Fra queste, alcuni arazzi esposti alla Biennale di Venezia del 1978 insieme al Gruppo Femminista Immagine Varese (composto anche da Silvia Cibaldi, Milli Gandini, Mariuccia Secol e Maria Grazia Sironi).

Gruppo Femminista Immagine Varese

Un’ultima opera degna di nota, anche per la sua grandezza, è Barriere, composta da una serie di triangoli in legno con aggiunta di tessuti e altri oggetti appesi, fra cui delle labbra, elemento ricorrente in quel periodo in diverse opere.

Clemen Parrocchetti, Barriere, 1978

La mostra a me è piaciuta davvero molto e sono contenta di aver scoperto un’artista di cui non avevo mai sentito parlare, capace di farmi riflettere molto attraverso le sue opere e la sua attività politica. Consiglio a tutte e tutti di visitare una mostra su di lei! 

In copertina: Clemen Parrocchetti, seduta fra le sue opere.

***

Articolo di Giorgia Fabbris

Laureata presso la Sapienza Università di Roma in Scienze politiche e Relazioni internazionali con una tesi sull’evoluzione giurisprudenziale del crimine di stupro nel diritto internazionale, oggi studia International Studies all’Università Roma Tre. Al centro del suo percorso accademico i diritti delle donne nelle relazioni internazionali, con focus sul Sud globale.

Lascia un commento