Camminando lungo il torrente che dalla piana di Vollon porta a Extrepieraz in Val d’Ayas mi capita quasi sempre di incrociare persone. È un tragitto pianeggiante, quasi tutto lungo l’Evançon, una passeggiata rilassante e terapeutica. Non solo qui, ma anche nei sentieri più impervi di montagna ci si saluta sempre spesso sorridendosi. È una bella consuetudine montanara che ho sempre apprezzato e che da quando dimoro quasi stabilmente, da aspirante montanara per scelta, in Valle d’Aosta, mio domicilio eletto, ritrovo anche nei villaggi, nei negozi e per le strade vicine a casa mia. Ci si saluta sempre.
L’effetto collaterale di questa mia scelta di vita è che, quando ritorno in pianura, per impegni familiari e personali, mi ritrovo a salutare tutte le persone che incontro senza pensarci. Ci sono due tipi di reazioni a questo mio comportamento: qualche persona è visibilmente infastidita e non risponde al mio saluto con aria scocciata, qualche altra mi guarda come se fossi un po’ strana e mi guarda con aria preoccupata. Ci sono però delle eccezioni: le persone anziane e le persone straniere, che rispondono quasi sempre almeno con un sorriso.
Se mi capita di fermarmi qualche giorno in più nel melegnanese comincio piano piano ad adattarmi e saluto solo le persone che conosco. Un po’ mi dispiace perché sono molte le cose della montagna che porterei in città e che secondo me non farebbero che migliorare il clima che vi si respira. Non quello dell’aria, che a volte è davvero irrespirabile, ma quello tra le persone. Una di queste è il saluto. In fondo siamo tutti e tutte sulla stessa Terra e salutarsi è il modo più semplice e naturale per stabilire una prima relazione solidale con chi si incontra. In montagna il saluto risponde a una tradizione consolidata ed è un segno di rispetto reciproco tra escursionisti/e; qualcuno sostiene che derivi dall’antica necessità di solidarietà e sicurezza in ambienti isolati.
Ricordo i diversi modi di salutarsi nelle tante escursioni che ho fatto: in Alto Adige, Austria e Germania ci si saluta con Grüß Gott, in Francia con Bonjour, in Spagna con Hola. Quando in Valle mi capita di incontrare gruppi di escursionisti/e norvegesi mi salutano in inglese o con Hei-Hei; i gruppi olandesi con Hallo.
Una piccola sovversione pacifica potrebbe essere quella di salutarsi anche in città. In fondo, come dice Edgar Morin, siamo tutti e tutte unite da una stessa comunità di destino.
P.S. Questo editoriale è stato scritto prima della vittoria dei no al referendum sulla Magistratura (perché tale era e non sulla giustizia, che può essere riformata in meglio con leggi ordinarie e risorse economiche e umane). Due articoli se ne occupano in modo esaustivo e da due diversi punti di vista in questo numero di fine marzo.
Voglio lasciarvi con uno dei saluti più gentili, quello della Costituzione, tratto da uno stralcio del discorso che ho scritto per l’apertura dello spettacolo Parole Ri-Costituenti sulle Madri della Repubblica, in cui a parlare è la Carta fondamentale del popolo italiano: «Credo che le persone che vivono in Italia, italiane e straniere, giovani e meno giovani, mi vogliano un pochino di bene. Infatti, quando qualcuno mi minaccia dimostrano di essermi affezionate. Forse percepiscono che in qualche modo li proteggo, non sono qualcosa che appartiene al potere o ai partiti, ma a ciascuno e a ciascuna di loro, di voi».
Così ha fatto il popolo italiano nel 2006, nel 2016 e nel 2026 davanti a tre progetti di riforma che volevano stravolgerne l’impianto. Perché la Costituzione si può cambiare; più volte è stata cambiata (e consiglio a tutte e tutti di andare a vedere quante volte è stato fatto) ampliando i diritti che riconosce, come è avvenuto con la modifica dell’articolo 9, uno dei principi fondamentali, che possono essere modificati solo in senso ampliativo. Ma lo si deve fare con delicatezza, avendo cura di non alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato sapientemente costruito dai nostri Padri e dalle nostre Madri Costituenti.
Buona Costituzione a tutte e tutti!
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Apriamo la rassegna della settimana con Perché è la gente che fa la storia. L’articolo sottolinea che il referendum, presentato come tecnico, fosse in realtà profondamente politico perché la riforma mirava a ridimensionare l’autonomia della magistratura, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Restiamo ancora in tema con il Diario di una Presidente di seggio che racconta la sua esperienza durante il referendum costituzionale in una provincia del Nord-Ovest tra partecipazione alta e clima positivo. Emergono emozioni, senso civico e un sentimento di speranza e fiducia nella democrazia.
Rendiconto di genere Civ Inps 2025. Tra labirinti di cristallo evidenzia una persistente disuguaglianza tra uomini e donne in Italia, nonostante i progressi nell’istruzione femminile. Le donne, pur più qualificate, restano svantaggiate nel lavoro, con minori tassi di occupazione, salari più bassi e scarsa presenza nei ruoli decisionali.
Vediamo, ora, le donne riscoperte in questo numero.
Per la serie “Calendaria” c’è Bessie Head, la scrittura come salvezza: ripercorriamo la sua vita drammatica, segnata da emarginazione, razzismo e instabilità personale, e le sue opere. Attraverso romanzi e racconti fortemente autobiografici, affrontò temi come l’appartenenza, la discriminazione e la follia. Clemen Parrocchetti. Ironia ribelle illustra la visita dell’autrice alla mostra milanese “Ironia Ribelle”, dedicata all’artista aristocratica che dal 1968 scelse un linguaggio satirico e femminista, trasformando la dimensione domestica in uno strumento di rivendicazione politica e lotta contro gli stereotipi di genere. Proseguiamo con una figura chiave del nostro “Made in Italy”, «una delle donne più incisive nella moda italiana del Novecento, anche se non sempre la sua storia viene raccontata»: Jole Veneziani. Un contributo intraprendente alla moda italiana. Dopo aver fondato la sua maison a Milano, si affermò promuovendo il concetto di moda sportiva di lusso ed esprimendosi in molti altri campi. Scopriamo poi Gigliola Staffilani. Passione, rischio, resilienza, lavoro duro e… un pizzico di fortuna! «la storia di un sogno coltivato e raggiunto in uno dei luoghi al mondo in cui la passione per la matematica poteva trovare le condizioni migliori per dare i suoi frutti […]: il Massachusetts Institute of Technology (Mit)».
Imparare a resistere. Arte, emozioni e storie contro la violenza di genere nelle scuole delle Marche riporta tre laboratori realizzati per prevenire la violenza di genere attraverso educazione emotiva, arte e narrazione. Pur diversi nei linguaggi, i percorsi condividono l’idea che educare alle emozioni e alle relazioni sia fondamentale fin dall’infanzia.
La cultura della corda. Quanti, nodi, stringhe e cosmologie. Parte decima esplora il legame tra teoria dei nodi e teoria delle stringhe, mostrando come intreccio e vibrazione siano due chiavi complementari per descrivere la struttura dell’universo.
Salita al Monte Zerbion con la prima neve è il racconto di un’escursione autunnale nel quale l’autore descrive il paesaggio alternando ricordi personali ed esperienza tecnica. Centrale è il rapporto profondo con la montagna, fatto di rispetto, prudenza e capacità di rinuncia. L’escursione diventa così anche un momento di contemplazione e connessione con la natura.
Udine dedica un percorso ciclo-pedonale a Jina Mahsa Amini è la descrizione, accompagnata dalle parole profonde delle studenti universitarie, di una cerimonia che ha scelto un luogo di pace recentemente risistemato per affiancare il nome di una vittima del sistema iraniano a quello di Anna Politkovskaja.
Tradizioni pasquali curiose nel Nord Europa. Le Påskkärringar svedesi e le Pääsiäisnoita finlandesi, racconta dei bambini che, travestiti da streghe, chiedono dolci porta a porta. Nate da antiche credenze sulle streghe, oggi sono pratiche festive. Differiscono per giorni e simboli, come i rami di salice finlandesi.
Per concludere, Scatti Urbani. Brindisi ci porta alla scoperta di una nuova città con fotografie in bianco e nero e Sottovetro. Liquore allo zabaione, il Vov descrive «un corroborante fine pasto o perché no, una gustosa merenda», ma senza dimenticare la presenza dell’alcool.
Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
