A Londra, sulle orme delle suffragette. Parte seconda

In questa seconda puntata presenterò tre suffragette, di cui ho scoperto le storie nei tre diversi tour che Women of London organizza nei quartieri e che ho poi approfondito con mie letture.

La prima suffragetta che ho incontrato, a febbraio 2024, è stata Leonora Cohen, a cui era dedicata la prima tappa del mio primo tour, Working Women of the East End (donne lavoratrici dell’East End); la guida era Emily, una ragazza canadese che ha sempre lavorato nell’ambito del turismo. Ci siamo incontrate a Tower Hill Station, da dove si vede la Tower of London: Leonora Cohen infatti si recò qui nel 1913 con una spranga di ferro nascosta sotto la gonna, usata per distruggere una teca contenente delle insegne dell’Order of Merit.

Leonora Cohen con la Spilla Holloway

Per questo atto di vandalismo venne reclusa, ma non rimase molto in prigione, dal momento che le medaglie all’interno non erano state danneggiate. Leonora era anche componente del gruppo di guardie personali di Emmeline Pankhurst, chiamato “The Bodyguard”: avevano la responsabilità di evitare che la leader venisse arrestata. Al fine di proteggerla e difendersi dalla violenza della polizia impararono anche il jujitsu da Edith Garrud, prima insegnante di questa arte marziale nel mondo occidentale. Leonora, assieme al marito, aveva pure creato una sorta di ostello in cui offriva cibo (vegetariano!) e riparo alle suffragette che scappavano dalla polizia. Leonora aiutò la compagna Lilian Lenton a fuggire dalla casa in cui era stata ricoverata per riprendersi dallo sciopero dalla fame travestendosi da fattorina della panetteria. Purtroppo a Londra non ci sono statue o placche che la ricordino; a Leeds invece si trova una targa in suo onore sull’edificio in cui visse dal 1923 al 1936; il suo nome è riportato anche sulla statua Ribbons della scultrice Pippa Hale, che celebra 383 donne di Leeds. 

Scultura Ribbons di Pipa Hale a Leeds
Placca per Leonora Cohen a Leeds

Emmeline Pankhurst fondò e diresse la Women Social and Political Union (Wspu), che per suo volere non venne mai associata a nessun partito politico. Il motto del movimento era «Deeds not words» («Fatti, non parole») e venne reso riconoscibile dal tricolore verde, bianco e viola adottato nel 1908. I tre colori, scelti dalla suffragetta Emily Pethick Lawrence, avevano un preciso significato: «Purple as everyone knows is the royal colour. It stands for the royal blood that flows in the veins of every suffragette, the instinct of freedom and dignity…white stands for purity in private and public life…green is the colour of hope and the emblem of spring». («Il viola, come tutti sanno è il colore reale. Simboleggia il sangue reale che scorre nelle vene di ogni suffragetta, l’istinto per la libertà e la dignità… il bianco rappresenta la purità nella vita privata e pubblica… verde è il colore della speranza e l’emblema della primavera»). 
La maggior parte delle donne che partecipavano al movimento erano di classe medio-alta dal momento che le proletarie dovevano lavorare. Il movimento pubblicava anche una rivista, inizialmente chiamata Votes for Women e successivamente The Suffragettes

Emmeline Pankhurst
Foto di un incontro della Wspu con il motto «Deeds not words» sullo sfondo

Il movimento chiedeva il diritto di voto «alle stesse condizioni degli uomini», che all’epoca significava diritto di voto alle donne ricche: fino al 1918 infatti solo gli uomini che possedevano delle terre potevano votare, mentre gli uomini della classe lavoratrice erano a loro volta esclusi. Questa strategia, spesso tacciata di elitarismo, era così spiegata: dal momento che nemmeno gli uomini delle classi popolari potevano votare, ottenere il diritto di voto per tutte le donne (comprese quelle povere) sarebbe stato molto difficile. Il movimento credeva che una volta ottenuto il diritto di voto per le più abbienti sarebbe stato relativamente semplice estenderlo anche a quelle povere. 
Emmeline ebbe tre figlie, tutte membri attivi della Wspu. Christabel condusse il movimento tra il 1912 e il 1913, rendendolo ancora più militante; Sylvia si occupò anche dell’aspetto visivo e identitario del movimento, disegnando loghi, spille e quant’altro. Adela partecipò a molte proteste in giro per l’Inghilterra e venne arrestata numerose volte. Sia Sylvia sia Adela si allontanarono dalla madre con l’inizio della Prima guerra mondiale, probabilmente per divergenze politiche riguardanti la partecipazione alla guerra e la priorità della questione delle donne operaie.

Christabel Pankhurst 
Sylvia Pankhurst
Adela Pankhurst

Emmeline ha una statua nei Victoria Tower Gardens, accanto al Parlamento di Westminster, inaugurata nel 1931. Nel 1958 venne spostata dal lato sud a quello nord del parco e vennero aggiunti alla statua originaria due medaglioni in bronzo: in uno vi è un ritratto della figlia Christabel mentre nell’altro l’immagine della spilla Holloway. 

Statua Emmeline e Christabel Pankhurst

Emily Wilding Davison è un’altra delle suffragette incontrate nel tour del quartiere di Bloomsbury. Emily iniziò gli studi a Oxford ma, in quanto donna, non le venne permesso di ottenere la laurea. Lavorò a Londra come insegnante e come precettora fino a quando nel 1907 non fu costretta a dimettersi a causa della sua militanza. Fu componente molto attiva della Wspu negli anni successivi, venne arrestata in svariate occasioni e fu alimentata a forza circa cinquanta volte.  
Nel 1913 si recò alle corse di cavalli a Epsom e si gettò sotto al cavallo di re Giorgio V. A causa delle ferite riportate morì pochi giorni dopo. L’evento fu immortalato dalle cineprese ed era presente la famiglia reale, questo creò fermento mediatico per l’accaduto, tanto che la corsa è nota oggi come “Il Derby delle Suffragette”. Il gesto non era stato discusso con la Wspu e rimane indefinito se la sua intenzione fosse effettivamente di uccidersi o sia stato un incidente. Il feretro venne portato da Epsom a Londra e fu seguito da più di 50mila persone fino alla Saint George of Bloomsbury Church, dove si celebrarono i funerali. La foto qui sotto è stata scattata nel momento in cui la folla attraversava Piccadilly Circus, di cui si riconosce l’iconica fontana, un altro luogo in cui ricordare una suffragetta! 

Folla per i funerali di Emily Davison a Piccadilly Circus

Una bellissima statua a lei dedicata si trova a Epsom (vicino Londra) ed è stata realizzata dall’artista inglese Christine Charlesworth. Se passeggiate per la capitale, invece, nel quartiere di Kensington potete trovare la targa affissa sull’edificio in cui visse negli anni Ottanta dell’Ottocento mentre insegnava in una scuola del quartiere. Infine la sua foto è visibile anche alla base della citata statua di Fawcett sita in Parliament Square. 

Statua di Emily Davison 
di Christine Charlesworth a Epsom 
Placca per Emily Dawson a Londra

A questo link trovate una comoda mappa da aprire su Google Maps con cui andare alla scoperta di Londra e dell’Inghilterra sulle orme delle donne che avete conosciuto in questa serie di articoli! 

La prossima puntata inizierà al British Museum e ci porterà in diverse parti della città! 

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Articolo di Giorgia Fabbris

Laureata presso la Sapienza Università di Roma in Scienze politiche e Relazioni internazionali con una tesi sull’evoluzione giurisprudenziale del crimine di stupro nel diritto internazionale, oggi studia International Studies all’Università Roma Tre. Al centro del suo percorso accademico i diritti delle donne nelle relazioni internazionali, con focus sul Sud globale.

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