Di donne e montagna con Toponomastica femminile

In collaborazione con la Commissione Cultura della locale sezione Cai, Toponomastica femminile ha organizzato la presentazione del libro Dove sei madre di Raffaella Calgaro, martedì 17 febbraio alle ore 18, all’interno del Museo Broggi di Melegnano in via Fratelli Scholl, in cui era allestita la bella Mostra Disarmarsi. Il Museo Broggi è un esempio virtuoso di archeologia industriale recuperata nell’omonimo ex stabilimento e destinata alla comunità. Oggi è gestito da Diblu Arte aps, associazione attiva da anni sul territorio con progetti artistici-culturali e atelier rivolti a persone con fragilità. Di questa associazione è presidente Giorgio Bedoni, curatore del Museo Broggi. Uno spazio dedicato all’arte contemporanea, alla fotografia e all’Outsider Art, la produzione artistica spontanea di talenti innati ma estranei al mondo della formazione artistica e dell’arte convenzionale. L’ampio spazio espositivo di 180 mq è suddiviso in due stanze con vetrate che danno sul fiume con un effetto bellissimo e rilassante, è profondamente segnato dalla sua storia, ricordata dai macchinari e dalle turbine presenti spesso in dialogo con i progetti espositivi proposti.

Museo Broggi Melegnano

Raffaella Calgaro, laureata in storia, è docente e scrittrice vicentina che vive tra Vicenza e Venezia. È conosciuta dalla comunità melegnanese per avere presentato in passato con il Cai, nella Sala delle Battaglie del Castello visconteo mediceo, due suoi altri libri: Adele Pergher, profuga. Una storia dimenticata (a cui Toponomastica femminile ha dedicato uno dei pannelli, da me curato, della sua Mostra itinerante Le viaggiatrici, dal quale è stata tratta un’omonima pièce teatrale e Una maestra ribelle; da tempo la prof-scrittrice si occupa della condizione femminile nel Novecento).

Raffaella Calgaro al Museo Broggi il 17 febbraio 2026

Laila Temporin del Cai Melegnano, a cui si deve il merito di aver fatto conoscere l’autrice alla città, ha curato la presentazione di Calgaro, cui è seguito un intervento di saluto e condivisione dell’assessora alle Pari Opportunità del Comune di Melegnano Jessica Granata. Ho preso poi la parola accennando alla platea, che comprendeva anche iscritti e iscritte del Cai, gli scopi e le attività di Toponomastica femminile, spiegando che presentare un bel libro come Dove sei madre contribuisce non solo a far conoscere una storia insolita e interessante, ma soprattutto a dare visibilità a quanto fanno le donne nel campo della scrittura e della cultura. La scrittrice è stata intervistata da Tina Secondo e ha raccontato il suo libro attraverso una serie di video. La storia, articolata in capitoli con titoli in due lingue, ha per protagoniste due donne, diverse per lingua e nazionalità, che a un certo punto della loro vita si incontrano: Livia, una biologa non più giovane, vedova, profondamente in crisi, con depressioni ricorrenti e Mariàm, una donna eritrea dalla pelle scura che si presenta una mattina alla sua porta come infermiera-aiutante. L’incontro iniziale tra le due, condizionato da pregiudizi e diffidenze reciproche, non è facile, ma la diffidenza piano piano si stempererà. Mariàm si rivela un’ottima infermiera. Le sue punture non danno dolore e la quotidianità tra le due donne sfocerà nel racconto delle loro vite. Se Mariam, con la sua concezione del tempo, le sue danze e i suoi cibi profumati e speziati all’inizio è terapeutica per Livia, sarà Livia alla fine a curare alcune ferite profonde di Mariàm, aiutandola a raccontare episodi rimossi perché troppo dolorosi. L’amicizia tra le protagoniste del libro è una forma di sorellanza che le porterà a riflettere sulle loro diversissime maternità, con una svolta finale e lo svelamento di un segreto.
Durante l’intervista, preparata nei dettagli ma poi svoltasi in modo libero contribuendo a un più vivo coinvolgimento del pubblico, si è discusso molto delle varie forme di maternità, del confronto tra culture diverse e dei tanti pregiudizi verso le persone straniere, sempre frutto di ignoranza.
La parte più bella dell’incontro è stata quella sull’Eritrea, molto più italiana di quanto si pensi, animata da un video che ha mostrato i segni dell’influenza italiana nell’architettura, nei viali, nei nomi dei cinema e dei caffè, accompagnati dalla voce della donna, realmente esistita e che parla benissimo la nostra lingua, a cui si è ispirata l’autrice per costruire il personaggio di Mariàm. Particolarmente significative la lettura sulla concezione eritrea del tempo, a cura di Laila Temporin, e la visione del Caravanserraglio, una forma di quella che oggi chiameremmo “economia circolare”.

Copertina di Una maestra ribelle

La serata è proseguita con un incontro sulle donne di montagna dal titolo Al confine con sgalmare e scarpèt, organizzata dal Cai. Siamo abituate/i a considerare i confini come dei limiti. In questo periodo storico di grandi conflitti e riarmo sconsiderato, i Governi ci convincono che la difesa dei confini sia la maggiore preoccupazione. Le montagne venete da sempre — ci ha ricordato Calgaro — non rappresentano per chi le abita limiti invalicabili. Fino a un secolo fa erano terre di confine e le genti, pur vivendo al di qua o al di là, non avevano la percezione di appartenere a stati diversi. «Medesime erano le feste tra austriaci e italiani, medesima la lingua, medesime le usanze». Ci si sposava tra crucchi/e e talianassi/e, si pascolavano le terre da una parte e dall’altra della montagna, si lavorava insieme nel bosco. «La loro era una narrazione del tutto particolare di un’umanità amica, che collaborava, per questo la guerra non venne compresa dai frontalieri, né italiani, né austriaci» ci ha confermato Calgaro.

Copertina di Tutta un’altra storia

In questo contesto un discorso particolare meritano, secondo la prof-scrittrice, le donne di montagna: donne forti, non sempre rispettose dei ruoli, indiscussi e secolari, che attraversavano le famiglie del tempo. «Abituate a spostarsi per necessità, date le condizioni di miseria in cui vivevano le terre alte, con le loro esistenze hanno narrato storie diverse, per alcuni aspetti rivoluzionarie. Come la maestra, figura fondamentale in una società rurale, ma oggetto di pesanti critiche e pregiudizi perché donna e perché istruita. O come la donna che lavorava la terra, o che portava nella gerla pietre, legna, carbone, armi… un universo di voci femminili che raccontano ora altre storie, accantonate e silenziate perché appartenenti a un mondo di margine. Il mondo, quello vero, della montagna».

Durante la serata la scrittrice e docente vicentina ha raccontato la storia di molte donne di confine, accompagnandola con foto molto significative. Particolarmente interessante quella della maestra Agnese Paresti, nome di fantasia di una persona realmente esistita insegnante in una zona di montagna spartiacque tra Impero asburgico e Regno d’Italia. Le scuole dove insegnava erano due, distanti un’ora e mezza a piedi l’una dall’altra, collocate una in una stalla e l’altra in un granaio. Da questa vicenda ha preso spunto la protagonista del libro Una maestra ribelle.
La seconda donna ricordata durante la serata è stata Rosa De Min, una bellunese espatriata per lavoro in Austria, dove conobbe e sposò Antonio Manzinello, emigrato dalle montagne vicentine. Allo scoppio della guerra furono obbligati a lasciare l’Austria: da qui una serie di vicende che avrebbero messo in luce la forza di Rosa, costretta come molte a viaggiare, a soffrire, al rischio di perdere i figli, ma acquisendo un potere decisionale mai avuto prima. Calgaro racconta che l’“angelo del focolare” dovette per forza scomparire per lasciare posto a una donna nelle cui mani era il destino della famiglia. E i bambini e le bambine, in un tempo che non comprendeva né lasciava spazio all’infanzia, erano costretti a diventare adulti/e presto e all’improvviso. 
Questa vicenda è raccontata nel volume Tutta un’altra storia. La Grande Guerra raccontata dalle donne e dai bambini.
Un incontro piacevolissimo quello con Raffaella Calgaro, alle prese già con un nuovo libro sulle donne di confine che aspetteremo di leggere e di presentare ancora. Per togliere dall’invisibilità almeno una parte di ciò che le donne sono state capaci di fare, nello spirito che anima Toponomastica femminile. Anche in montagna. Grazie a Raffaella Calgaro.
Il confine è il terreno più fecondo per la conoscenza.

Raffaella Calgaro
Dove sei madre
Marcianum Press, 2024
pp.268

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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