Marilena Bonomo, importante gallerista e collezionista barese

A differenza del mercante e della mercantessa, chi “espone” comunica non solo con artiste e artisti ma anche con sculture e quadri: deve saperli osservare, ascoltare e comprendere. Queste erano le doti che possedeva Marilena Bonomo, grandissima amante dell’arte e responsabile della sua diffusione a Bari. Prima collezionista e poi gallerista, Maria Maddalena Macario — più comunemente nota come Marilena Bonomo —  nacque a Bari nel 1927. Nel 1952 sposò il professore, medico e immunologo Lorenzo Bonomo, dal quale ebbe due figlie: Valentina e Alessandra.

Marilena Bonomo
Marilena Bonomo e le figlie

Per seguire il marito, che si era spostato a Dallas, in Texas, per perfezionare i suoi studi, decise anche lei di trasferirsi. Qui, grazie alla sua lingua natia, iniziò a lavorare presso il Fine Arts Museum, svolgendo diverse attività culturali e collaborando in vari settori. A seguito di questa esperienza, tornò in Italia per laurearsi in filosofia, ma ormai, come lei stessa dichiarò più volte, i suoi interessi erano tutti rivolti verso l’arte. Stando alle fonti, già come collezionista aveva stretto rapporti con molti artisti del calibro di Lucio Fontana, Jannis Kounellis e Giulio Paolini.

Nel 1971 Marilena inaugurò la sua galleria in via Nicolò dell’Arca, a Bari, includendo tutti i nomi emergenti del periodo — italiani e stranieri — come: Barry, Bochner, Boetti, Buren, Darboven, Fabro, Paolini, Weiner, Dibbets, Huebler, Lewitt e Ryman. Nonostante non fosse facile conquistare la fiducia dell’ambiente, la risposta della cittadinanza barese, attratta dalla novità, fu positiva e guidata dalla curiosità; infatti, questi avanguardisti, pur famosi all’estero, nel capoluogo pugliese erano totalmente sconosciuti. Sin dall’inaugurazione, la galleria Bonomo vide l’affluenza di numerosi artisti nuovi per l’Italia e per l’Europa. Molte delle opere qui esposte sono state in seguito collocate in sedi estremamente prestigiose: musei, parchi, collezioni pubbliche e private, dal Museo d’Arte Moderna di New York allo Stedelijk Museum di Amsterdam, dalla Fondazione Deste di Atene al Centre Pompidou a Parigi.

Galleria Marilena Bonomo

Cinque anni dopo, nel 1976, Marilena cominciò ad allestire una serie di mostre in una torre medievale, ubicata nel centro storico di Spoleto, in Umbria. Questo mastio — chiamato Torre Bonomo — venne scoperto da lei insieme al coniuge, restaurato e successivamente adibito a museo. Tra le esposizioni tenute al suo interno abbiamo quelle inaugurate da Richard Nonas, da Sol LeWitt e da Paolini. Ma perché questo legame con la “città ducale”? La famiglia materna di Marilena possedeva a Monteluco (l’altura che domina Spoleto) una casa all’interno di un eremo dove lei, suo marito e le sue figlie trascorrevano le vacanze estive. Fu proprio su quelle pareti che Sol LeWitt creò i suoi primi esempi di wall drawing a matita.

Torre Bonomo – Spoleto

Nel 1981 Marilena Bonomo fu chiamata presso il Centre d’Art Contemporain di Ginevra per allestire una mostra autobiografica che illustrava la storia dei suoi primi dieci anni di attività. Nel corso della primavera del 1986 lavorò alla progettazione di una rassegna, tenutasi nel Castello Svevo di Bari, intitolata Sculture da camera. Tale fiera presentava una raccolta di 70 opere di famosi artisti contemporanei internazionali ed ebbe così successo che venne ripetuta anche in numerosi musei e fondazioni estere.
Nel 1998 la gallerista fu incaricata dal Comune di Bari di curare la I Rassegna di arte contemporanea Arte&Maggio. L’esposizione Arena Puglia, comprendente opere di oltre 170 artisti, mirava ad associare le eccellenze locali con coloro che si erano trasferiti altrove. Un anno dopo, il Comune di Bari si rivolse nuovamente a Marilena Bonomo per l’organizzazione di Felici coincidenze, una mostra molto simile alla precedente, ma con protagonisti quei pittori e pittrici, quegli scultori e scultrici, fotografi e fotografe internazionali che avevano deciso di lavorare in Puglia.
Nel 2000 Arte&Maggio divenne una cooperazione tra artisti newyorkesi e baresi, i quali vennero scelti personalmente dalla gallerista. Sempre nello stesso anno, il Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) collaborò con la galleria Bonomo per la presentazione e la restituzione al pubblico di edifici storici ristrutturati.
È importante evidenziare che Marilena Bonomo non fu soltanto espositrice, ma fu spesso coinvolta anche come organizzatrice. Nello specifico, la prima volta partecipò ad Art Basel dove, insieme a una gallerista di Zurigo, esibì le opere di Robert Mangold. In seguito, negli anni Settanta, operò nell’allestimento della fiera artistica Expo Arte.
La gallerista si spense nella sua amata città all’età di 86 anni. Era il 25 agosto 2014. Oggi sono le figlie a portare avanti l’ineccepibile lavoro iniziato dalla madre.

Marilena Bonomo fu una figura fondamentale per la conoscenza dell’arte in Puglia e, quando le veniva chiesta la ragione che l’aveva indotta ad aprire una galleria in una città lontana dai centri nodali delle attività creative, era solita rispondere: «Per me quella di Bari fu una scelta naturale, visto che vivevo qui; del resto a me interessava l’idea di aprire una galleria, non mi interessava il luogo, l’avrei fatto dovunque». Infatti, alla domanda: «But, where is Bari?», póstale dagli artisti in visita da New York, lei — invece di minimizzare — riaffermava la centralità della periferia, anticipando il concetto di Genius loci per elogiare la sua terra. But, where is Bari?, frase che fu un vero e proprio segno distintivo per Marilena, diventò anche il titolo del libro che ripercorre i suoi quaranta anni di attività.

Marilena Bonomo, suo marito e Lucio Amelio

La gallerista barese fu pure conosciuta per i rapporti di amicizia che aveva con personalità importanti, come il gallerista Lucio Amelio (1931-94) e l’artista Sol LeWitt (1928-2007). Si imbatté nel primo quando era ancora una collezionista e raccontava che si recasse abitualmente a Napoli, assieme al marito, per trascorrere il fine settimana con Amelio. Lo descriveva come un uomo vivace, autentico, dal gusto straordinario: un punto di riferimento. Per quanto riguarda il secondo, invece, lo incontrò per la prima volta all’apertura della galleria Bonomo; scrisse a riguardo: «Si creò un rapporto di simpatia e di adesione intellettuale: fu una figura molto influente per me, mi presentò i più grandi galleristi internazionali, e molti personaggi poi fondamentali per la mia attività». Sulla base delle testimonianze, sappiamo che Sol LeWitt realizzò uno straordinario wall drawing sulla parete della Sala Murat di Bari.

Tra i tanti meriti di Marilena Bonomo ci fu anche quello di cercare rapporti con l’ambiente intorno mediante progetti di arte pubblica, stimolando, in questo modo, una maggior consapevolezza artistica nella popolazione della città. Lì, infatti, non vi erano informazioni aggiornate sull’arte, intesa solo in senso tradizionale e realizzata unicamente dai maestri italiani. Iniziò, dunque, a proporre una serie di mostre, tra cui ricordiamo la già citata Sculture da camera, caratterizzata da opere di piccole dimensioni ma appartenenti alla produzione di grandissimi artisti.

Giardino Marilena Bonomo

Dato il suo contributo artistico-intellettuale alla regione e data la necessità di arricchire opportunamente la toponomastica cittadina, il Soroptimist Club di Bari ha chiesto all’amministrazione locale di omaggiare Marilena Bonomo con l’intitolazione dei giardinetti di piazza IV Novembre. Questi, collocati sul lungomare di Crollalanza, di fronte al Teatro Margherita, furono realizzati tra il 1912 e il 1914. Dopo un lavoro di riqualificazione, il 23 marzo 2017 si è tenuta la cerimonia. All’evento hanno presenziato gli assessori alla Toponomastica, Angelo Tomasicchio, e alla Cultura, Silvio Maselli, la presidente del I Municipio, Micaela Paparella, insieme al sindaco Antonio Decaro che ha salutato così il pubblico intervenuto: «Sono importanti quei giorni in cui dedichiamo uno spazio pubblico, una piazza, una strada, in questo caso un giardino, a personalità del passato della nostra città.
Quando intitoliamo uno spazio pubblico a qualcuno lo facciamo non solo perché vogliamo ricordare quella persona e cosa ha fatto ma perché vogliamo lasciare, anche alle nuove generazioni, l’insegnamento di chi tanto ha dato alla nostra città.
Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Marilena Bonomo, né di apprezzare il suo profilo umano, la sua sensibilità, la sua passione per l’arte, ma avverto la sua presenza e, soprattutto, il valore del suo lascito. Ho avuto l’opportunità da cittadino, prima, e l’onore, oggi, da sindaco, di sapere quello che ha fatto per Bari. Ha permesso a questa città di non essere conosciuta nel mondo solo come città di commercianti e marinai ma anche come città capace di una nuova attenzione verso il bello e la cultura. L’ha fatta conoscere oltre i confini nazionali come una città in fermento, attenta all’arte contemporanea, un merito che le è riconosciuto da tutti […]. Oggi sono molto felice di poter intitolare a Marilena Bonomo questo giardino, uno spazio verde e fiorito che guarda al nascente Polo delle arti contemporanee, con l’auspicio che il suo sguardo possa accompagnare e proteggere questa grande avventura».

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Articolo di Ludovica Pinna

Classe 1994. Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, editoria, giornalismo presso L’Università Roma Tre. Nutre e coltiva un forte interesse verso varie tematiche sociali, soprattutto quelle relative agli studi di genere. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura e l’arte in ogni sua forma. Ama anche viaggiare, in quanto fonte di crescita e apertura mentale.

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