Dialogos. Con voce di donna 

Donne indipendenti, audaci, ostili a ogni conformismo, veri cuori pensanti. L’eredità delle filosofe e ricercatrici non è soltanto scritta nei loro libri, ma vive nella loro esperienza, nei loro giudizi, nelle scelte etiche, letterarie, politiche e spirituali, perché loro hanno esaltato il coraggio di amare e di pensare. Queste pensatrici straordinarie, le cui biografie sono spesso avvolte in un alone di leggenda, hanno sfidato la morale convenzionale, non sono state al riparo dal mondo, ma hanno vissuto in modo audace, ostinato e con assoluta chiarezza. Le loro parole e i loro pensieri sono una continua fonte d’ispirazione, oggi come ieri. 
Queste le motivazioni che mi spingono a presentare, o meglio, ad accettare la sfida del pensiero femminile in filosofia e proporlo ogni mese del 2026 su questa rivista. Tale impegno è già in atto in una esperienza laboratoriale, chiamata Panta Rei, che conduco a Merlino, piccolo comune del nord lodigiano, da quattro anni. Due volte al mese, di sera, al lume di candela, ci si riunisce in una sala che il comune ci offre e, partendo da un testo filosofico che propongo, si discute dei punti più stimolanti che l’autore o l’autrice suggeriscono. 
Durante il primo anno si è trattato il pensiero greco, poi quello medioevale, nel terzo anno l’Ottocento e quest’anno il pensiero delle filosofe o importanti ricercatrici del Novecento. Saranno Anna Freud, Edith Stein, Simone Weil, Etty Hillesum, Hanna Arendt, Maria Zambrano, Marjia Gimbutas, Maria Montessori, Simone de Beauvoir e Christa Wolf a condurci nei loro rispettivi mondi, accompagnandoci nel cammino di un anno. 

Il fare filosofia ha il compito di far pensare in modo critico, poiché il pensiero non può essere a binario unico; esso ha molte sfaccettature e la verità non è mai una sola e non è immutabile. A volte ci chiediamo «Chi sono io?» e potremmo anche rispondere che «Sono un insieme di sguardi incontrati» e quest’anno, appunto, incontreremo tanti sguardi di donne, di pensatrici europee vissute nel secolo scorso. 
Quasi sempre i libri di filosofia sono stati scritti da maschi che trasmettono un pensiero maschile. Da tempo invece il pensiero femminile si è evidenziato, è stato valorizzato e viene sempre più pubblicato e diffuso, benché ancora stenti a essere incluso nei programmi scolastici liceali, se non come nota marginale. Il pensiero della differenza sessuale vuole affermare la positività della differenza femminile; il pensiero, infatti, è sempre incarnato e non può essere neutro. Antonietta Potente, teologa ed esploratrice del pensiero mistico e politico, che indaga le tematiche delle differenze di genere, di cultura e di religione ci dice che non è più il tempo per le donne di reclamare l’uguaglianza, bensì di difendere la differenza. I diritti a fatica sono stati riconosciuti, ora è però necessario dire in un modo altro, usare il proprio linguaggio. La tradizione ha trasmesso secondo la voce del patriarcato, ora è necessario che, individualmente o in gruppo, le donne diano voce ai loro pensieri. La filosofia femminile ha lasciato un’impronta particolare, sia rispetto alle scelte dei temi, sia al modo di analizzarli e svolgerli. Nelle loro filosofie troviamo con modalità differenti un pensare altrimenti, è un aprire un varco verso un sapere altro. 
Tutte le nostre pensatrici sono radicate nel loro tempo, esse sanno intrecciare con profondità filosofia e vita, o meglio sono espressione di una riflessione vissuta esistenzialmente, rivelazione di una intelligenza del cuore; in particolare il loro sguardo, di fronte agli orrori della storia, non abdica al compito di comprendere, trovando forse in questa ricerca di senso anche il filo della propria vita, unendo quindi sempre microstorie e macrostorie. Si considera quello compiuto dalle donne un lungo viaggio e il viaggio è sempre un percorso difficile, talvolta doloroso, che percorre varie tappe, è un’esperienza perturbante e trasgressiva insieme. 

La prima frontiera fu rappresentata dalla rivendicazione dell’uguaglianza e dalla raggiunta consapevolezza della parità. Lo possiamo definire il femminismo emancipazionista, nato negli anni ’50 e culminato nel 1968 che tende al traguardo dell’emancipazione (occupazione lavorativa, scolarizzazione, rifiuto dei rapporti gerarchici nella famiglia, abbandono della morale tradizionale, etc.) e soprattutto uguaglianza dei diritti. Ne è seguito l’ingresso delle donne in campi che prima erano esclusivo appannaggio maschile. 
Una seconda frontiera è oggi rappresentata dal riconoscimento della differenza, così come afferma Adriana Cavarero, filosofa e storica della filosofia, particolarmente impegnata nel pensiero sulla differenza sessuale, specie in ambito politico. Anche nel lavoro intellettuale la differenza sessuale è sempre all’opera, come intreccio di sguardi sul passato e sul presente. Le pensatrici affrontano tutti gli ambiti del sapere (dalla politica all’etica, dalla teologia alla bioetica e altro ancora…) unendosi idealmente alla tradizione passata, ma con spirito destrutturante e insieme creativo. Ne è una testimonianza Diotima, comunità filosofica femminile, nata nel 1983 presso l’università degli studi di Verona, con lo scopo di creare riflessione, il cui spirito guida è espresso nel loro motto: essendo donne e pensando filosoficamente. Fare filosofia in fedeltà all’essere donna è una questione di invenzione di temi di pensiero e contemporaneamente di creazione di pratiche, nel senso che una rivoluzione del pensiero può avvenire non solo perché si vanno a individuare concetti, disposizioni del discorso, temi orientanti, ma anche perché si vanno a creare contesti che permettono una ricchezza di scambi imprevedibili nei contesti abituali. 
Appare un’accezione di filosofia la pratica, un pensare e un dire messi in circolo con un fare. Negli incontri di Panta Rei a Merlino, si tratta di un lavoro di parola, ma che aspira a produrre nel contempo anche un fare, un divenire attraverso la parola, poiché si cerca sempre di attualizzare il pensiero filosofico. Chi frequenta gli incontri è gente semplice, uomini e donne, che non hanno fatto studi filosofici, ma che amano il dialogo e l’approfondimento, specie in quest’epoca povera di cultura; che il progetto sia fecondo lo testimonia il sempre crescente numero di chi partecipa. Così come mi auguro possano suscitare interesse gli articoli che andranno nel corso dei mesi a presentare il pensiero delle singole filosofe; un articolo per ciascuna o, a volte, due numeri per quelle filosofe che ritengo particolarmente dense di contenuti. L’augurio per ciascuna/o di noi è quello di fare filosofia e vivere felici. 

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Articolo di Maria Grazia Borla

Laureata in Filosofia, è stata insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, e dal 2002 di Scienze Umane e Filosofia. Ha avviato una rassegna di teatro filosofico Con voce di donna, rappresentando diverse figure di donne che hanno operato nei vari campi della cultura, dalla filosofia alla mistica, dalle scienze all’impegno sociale. Realizza attività volte a coniugare natura e cultura, presso l’associazione Il labirinto del dragoncello di Merlino, di cui è vicepresidente.

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