Nel numero 31 di Bibliografia vagante parliamo di cura: la tradizione e le prescrizioni medievali per l’alimentazione delle donne in gravidanza, la cura — delegata alle famiglie — delle malattie mentali in Giappone. Proseguiamo con le memorie di sofferenza e le pratiche di cura delle donne curde e con il mestiere di infermiera sotto il comunismo russo.
Tra gli altri argomenti, anche la cura è trattata nel volume a quattro mani con cui concludiamo la rassegna per ricordare la storica Gisela Bock († 7.11.2025), autrice di Le donne nella storia europea. Dal Medioevo ai nostri giorni, che ha contribuito con le sue ricerche alla nascita e all’affermazione degli studi sulle donne e sulle questioni di genere. Autrice di importanti scritti metodologici e di ricostruzione delle politiche di genere nel nazionalsocialismo, è stata una delle promotrici della campagna “Salario al lavoro domestico” in Germania.
Per informazioni sui criteri di scelta degli articoli/libri, vi rimandiamo alla BV 1.

Melitta Wiess-Amer: Medieval Women’s Guides to Food during Pregnancy: Origins, Texts, and Traditions, Canadian Bulletin of Medical History, Vol. 10, n.1/1993, University of Toronto Press, OA.
L’articolo analizza ed esplora le origini delle linee-guida dietetiche dei regimi alimentari in gravidanza nel medioevo arabo, latino e vernacolare. Nella loro enfasi sui disturbi alimentari come i disturbi mattutini e la pica (disordine psichico per cui si mangia materiale non alimentare e non nutriente. Ndt), i testi dimostrano di seguire più da vicino le fonti greche, romane e bizantine rispetto ai regimi di gravidanza conservatori della medicina indù, nonostante i compilatori arabi medievali avessero familiarità sia con la tradizione orientale che con quella occidentale.
Si osserva inoltre uno spostamento del pubblico: da professionista e maschile a laico e femminile quando i regimi di gravidanza latini della medicina scolastica vengono tradotti in volgare e successivamente stampati separatamente o insieme a libri di ostetricia e ginecologia (riassunto dell’articolo — https://utppublishing.com/doi/pdf/10.3138/cbmh.10.1.5).

H. Yumi Kim. Madness in the Family: Women, Care, and Illness in Japan. Oxford University Press, 2022. Pp. 248. ISBN 9780197507353.
Per respingere gli imperialismi statunitense ed europeo, nel XIX secolo il Giappone ha voluto rafforzarsi attingendo alle idee e alle pratiche più aggiornate provenienti da tutto il mondo.
Dagli anni ’80 dell’800 questo ha incluso la psichiatria e le idee sulla salute mentale derivate dall’Occidente. I primi psichiatri nipponici affermarono che il trattamento della salute mentale richiedevano trattamenti medici in istituti specializzati, piuttosto che la reclusione in casa come era pratica comune. Tuttavia, lo Stato non ha attuato alcuna politica di assistenza sociale volta a rendere i nuovi servizi medici più accessibili e convenienti per il pubblico. Così che la famiglia, specialmente le donne, continuò a portare su di sé l’onere di prendersi cura di coloro che erano considerati pazzi.
Madness in the Family esamina il modo in cui la famiglia, in Giappone, è diventata la fornitrice naturale di assistenza per coloro che soffrono di malattie mentali. Concentrandosi sulle esperienze delle donne e delle famiglie, che sono state a lungo oscurate dalle voci di psichiatri, funzionari statali e legislatori uomini, H. Yumi Kim ripercorre il modo in cui donne e famiglie hanno affrontato una vertiginosa serie di affermazioni sulla follia e sulla sua corretta gestione in vari contesti. […] Donne e famiglie si muovevano in questo mutevole panorama terapeutico, elaborarono i propri approcci di genere alla follia […] Separando la storia della malattia mentale dalla disciplina e dalle istituzioni della psichiatria, Madness in the Family rivela il potere e la fragilità del genere, della parentela e della cura nella creazione di diverse modalità di cura e comprensione della malattia mentale che persistono ancora oggi.
Indice, premi e recensioni sul sito web dell’editore; un estratto su Amazon.
Recensione OA di Tanya L. Roth su Nursing Clio, 15/12/2022; introduzione della recensione di Luke S. Roberts su The Journal of Japanese Studies, Vol. 51, n. 1/2025.

Veronica Buffon: Dhikr e sofferenza. Soggettività e pratiche di cura tra le donne curde, Archivio Antropologico Mediterraneo, Anno XXVII, Vol. 26, n. 2/2024.
L’articolo intende riflettere sulla relazione tra la pratica sufi del dhikr (“rammemorazione di Dio”) e le memorie di sofferenza che le donne curde in un villaggio nel Kurdistan settentrionale incorporano nella loro esperienza del quotidiano. Con un taglio etnografico, l’articolo traccia le forme attraverso cui le donne rappresentano e interpretano le sofferenze accumulate e il senso di marginalità prodotto dal lutto, dalla violenza politica esercitata dallo stato e dai processi di assimilazione e di medicalizzazione nel conflitto. In un contesto di forte polarizzazione politica è attraverso la creazione e la co-partecipazione a uno spazio di cura femminile che le rappresentazioni della sofferenza sono così messe in discussione. La pratica della “rammemorazione” favorisce un approccio intersezionale attraverso cui realizzare un essere-in-comune che è al tempo stesso critica etico politica al conflitto turco-curdo e rivelazione di nuove soggettività femminili e collettive (https://doi.org/10.4000/12xyx).

Susan Grant: Soviet Nightingales: Care under Communism. Ithaca, NY: Cornell University Press, 2022. Pp. xx+314. ISBN13: 9781501762598.
In Soviet Nightingales, Susan Grant traccia l’assistenza infermieristica nell’Unione Sovietica dalle sue origini nel diciannovesimo secolo in Russia fino alla fine dello stato sovietico. Con l’avvento dell’Urss, le infermiere hanno avuto un ruolo determinante nel contribuire a costruire la Nuova Persona Sovietica e a costruire una società socialista. Malattie e patologie dilagavano nei primi anni ’20, dopo anni di guerra, rivoluzione e carestia e la richiesta di personale infermieristico era elevata, ma come potevano questi lavoratori soddisfare al meglio le esigenze del Paese? Esaminando le condizioni di vita e di lavoro, le relazioni infermiere-paziente, l’istruzione e i tentativi di cooperazione infermieristica internazionale, Grant ripercorre la storia dello sforzo bolscevico di definire l’infermiere “sovietico” e di organizzare un nuovo sistema di assistenza socialista per le masse. Sebbene i bolscevichi mirassero a trasformare l’assistenza sanitaria secondo linee socialiste, alla fine fallirono, poiché la lotta per la formazione di personale medico qualificato si intrecciò con la politica. Soviet Nightingales attinge a una ricca ricerca d’archivio proveniente da Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna per descrivere come l’ideologia abbia reinventato il ruolo dell’infermiere e plasmato la professione.
Indice e riassunto dei capitoli sulla piattaforma Jstor; anteprima su Amazon.
Una recensione OA di Golfo Alexopoulos su Bulletin of History of Medicine, Vol. 98, n. 1/2024.

Gisela Bock, Barbara Duden: Lavoro d’amore – amore come lavoro. La nascita del lavoro domestico nel capitalismo, Traduzione, Introduzione e cura di Silvia Rodeschini; Ombrecorte, Verona, 2024, pp. 126, ISBN 9788869482823.
A partire dagli anni Settanta, il dibattito femminista ha posto il lavoro domestico al centro dell’analisi della subordinazione delle donne e della loro liberazione. In questo testo, Gisela Bock e Barbara Duden ne tracciano l’origine per mostrarne i legami con lo sviluppo industriale: il lavoro domestico come lavoro non pagato della casalinga non è quanto di più antico caratterizza la subordinazione femminile, né un relitto di un’epoca precedente in procinto di essere abbandonato, ma una forma specifica di sfruttamento connessa ai processi di valorizzazione del capitale, che vede i suoi inizi tra il XVII e il XVIII secolo per poi svilupparsi negli anni successivi alla rivoluzione industriale. In questo periodo, tutto ciò che lo caratterizza sembra cambiato, compreso l’atteggiamento nei suoi confronti, il suo significato socio-economico, la sua relazione con l’ambiente sociale e naturale. Con gli strumenti dell’analisi storica, il saggio indica come sia definitivamente necessario abbandonare l’immagine della donna lavoratrice costruita esclusivamente intorno al lavoro salariato e vedere in modo nuovo ciò che le donne sono chiamate a fare “per amore” dei propri famigliari: il lavoro domestico gratuito è lavoro e lo si vede bene dal fatto che nasce insieme al lavoro salariato, quale suo pendant nella dimensione della riproduzione (dal sito web dell’editore).
Introduzione di Silvia Rodeschini sul sito web del collettivo Effimera. Una recensione OA di Elena Billwiller, Padova University Press, 2024; Cristina Morini, Il Manifesto, 28/07/2024 (accesso riservato).
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Articolo di Rosalba Mengoni

Laurea magistrale in Storia e Società, il suo principale argomento di studio riguarda l’interazione fra l’essere umano e il territorio. Collaboratrice tecnica all’Isem – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del Cnr, è nel comitato di redazione di Rime, la rivista dell’Istituto e fa parte del gruppo di lavoro sulla comunicazione. Cura la Bibliografia Mediterranea pubblicata sul sito istituzionale http://www.isem.cnr.it
