Fai e Natura al Sud. Baia di Ieranto, la dimora delle Sirene

Il Nord e il Centro Italia non sono gli unici luoghi a vantare paesaggi meravigliosi, anche il Sud infatti presenta una serie di panorami e territori mozzafiato: è il caso della Baia di Ieranto, presso Massa Lubrense (Napoli), che ha dato vita nei secoli a una lunga serie di miti e leggende.

Tra il verde argentato degli ulivi, il cristallino mare della baia e i faraglioni sorge questo meraviglioso scenario che le Sirene scelsero come personale dimora.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia

Plinio il Vecchio, nella sua opera monumentale Naturalis Historia, menziona Ieros (Ieranto, appunto) come un sito sacro ricco di incontaminata bellezza, collegandolo con le leggende omeriche. Racconta, infatti, che è esattamente qui, nella cosiddetta «terra delle Sirene» (secondo lo scrittore inglese Norman Douglas), che Ulisse incontra queste mitologiche creature che gli causano dei ritardi durante il suo viaggio di ritorno a Itaca. Non è, quindi, un caso che nei pressi sorga il tempio dedicato alla dea Atena di Punta Campanella, divenuto in seguito tempio di Minerva. Tra le altre curiosità anche il fatto che — in questo incantevole ambiente — sembra abbia deciso di vivere per un certo lasso di tempo lo stesso celebre romanziere, autore di Vento del Sud (1917).

Torre di punta campanella


L’insenatura, facente parte dell’area naturale di Nerano, tuttavia, non si può definire solamente attraverso folclore, fantasia e letteratura, bensì è anche risorsa, grazie alla sua ricchezza e fecondità.

Borgo di Nerano

Dotata di una superficie di oltre 63 ettari, di cui 49 sono stati donati, verso la fine degli anni Ottanta, dall’Italsider al Fai affinché venisse sottratta ai pericoli di speculazione, è stata ed è tuttora oggetto di restauri attuati per recuperare la macchia mediterranea originaria, un tempo composta da: rosmarino, mirto, ginestra, ginepro, euforbia, pino marittimo, ciclamino e asparago selvatico. Le autoctone tecniche per la coltivazione degli agrumi e degli ulivi sono attualmente tornate a vita nuova, caratterizzando il paesaggio al pari delle difensive torri cinquecentesche di Montalto e Campanella. Altri tratti distintivi che connotano il territorio appartengono al recente passato industriale degli anni Cinquanta. Dal 1997 in poi la Baia è stata inserita nell’elenco delle Aree Naturali Protette Regionali, inclusa nella rete europea Natura 2000 e riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario. Anche il notevole livello di biodiversità la rende una meta perfetta per chi vuole connettersi con la natura incontaminata, concedendosi pure attività divertenti: dal birdwatching allo snorkeling.
Possiamo dunque definire questo posto, aperto al pubblico solo nel 2002, un vero e proprio museo all’aria aperta grazie all’integrazione della restaurata e consolidata villa romana del II sec. d.C.
È concesso visitare l’insenatura tutto l’anno, ma nei mesi prettamente invernali è possibile fare del trekking guidato su prenotazione, il sabato e la domenica (fino a un’ora prima del tramonto); dal 1° marzo al 31 ottobre, invece, è consentito fare trekking guidato su prenotazione dal martedì alla domenica (stesso orario); infine, dal 1° giugno al 30 settembre ci sono le visite guidate in mare su prenotazione dal martedì alla domenica (anche in questo caso, stesso orario).
Per quanto concerne il tragitto, l’unica modalità di spostamento per raggiungere il bene è “muoversi a piedi” attraverso un sentiero di quasi 6 km che parte da Nerano (Napoli), di media difficoltà e con dislivelli di 250 m. Sul sito del Fai è consigliato servirsi di scarpe da trekking e portare costume da bagno, acqua, colazione al sacco; è, al contrario, considerato imprudente partecipare se si hanno difficoltà di movimento e/o condizioni fisiche non ottimali.
Le visite guidate hanno durata di una/due ore e sarà possibile approfondire tutti gli aspetti culturali, archeologici, paesaggistici e naturalistici. Sono previste gite per le scolaresche, sempre su prenotazione. Analizzando il percorso organizzato dal Fai, il sentiero inizia con un tratto in pianura che costeggia la villa rosa, nonché abitazione di Norman Douglas.

In seguito, dopo essere giunti a una roccia a picco sulla spiaggia di Nerano, comincia una discesa la cui natura diventa sempre più selvaggia. In tale contesto, la vista si spalanca su un panorama mozzafiato che arriva fino ai Faraglioni dell’isola di Capri e su una vallata verde smeraldo. Nel bel mezzo di questa valle si scorge il rifugio del Fai dove ci si può fermare per una sosta. Vi è una biforcazione: percorrendo una parte, si giunge alla spiaggia; dall’altra, si sale verso Mont’Alto e Punta Penna.

Mont’Alto-Punta Penna

La parte finale del cammino consiste nella “scala dei minatori”, ovvero una scala costruita da minatori che, arrivati qui all’inizio del 1900 per estrarre la calce, desideravano arrivare in breve tempo alle cave, poste al livello del mare. Oggi essa è usata per scopi diversi: per arrivare alla piccola spiaggia con vista sui Faraglioni di Capri!
Sebbene si segnalino difficoltà nella ricerca del parcheggio, c’è un piccolo spiazzo all’ingresso del paese; qui è possibile posteggiare la propria vettura, ma in caso di impossibilità è necessario lasciare l’automobile lungo la strada o meglio ancora raggiungere la località con l’autobus. È, inoltre, presente un’area picnic attrezzata non distante dalla casa colonica dove rigenerarsi e mangiare. Per quanto riguarda visitatori e visitatrici con disabilità, laddove è previsto un accompagnatore/trice, accedono gratuitamente; nel caso di visite guidate, eventi e ulteriori servizi è previsto il sovrapprezzo del servizio aggiuntivo in questione. Infine, i cani guida e/o di assistenza dotati di certificato per l’accompagnamento di persone con disabilità sono ammessi (solo al guinzaglio).
Si conclude così il ciclo “Fai e Natura”: aperto con la Faggeta di Castelvecchio, proseguito con il Bosco di San Francesco e terminato con la Baia di Ieranto.
Come è ben noto, questi non sono gli unici capolavori naturali e i beni di cui è proprietario il Fondo Ambiente Italiano; sul sito avrete l’opportunità di incantarvi guardando le foto di questo e molto altro. Ci auguriamo che la mini-rubrica vi abbia almeno suscitato curiosità e, perché no, invogliato a partecipare a visite e incontri, come le Giornate Fai di primavera e di autunno, diffuse in tutt’Italia.
Chiudiamo con un estratto di quanto Giulia Maria Mozzoni Crespi — imprenditrice, filantropa italiana e fondatrice del Fai nel 1975 — ha scritto sul sito: «È inutile salvare un monumento se il paesaggio attorno è degradato. Non serve occuparsi di paesaggio se non si crea un rapporto cosciente con l’ambiente e la società civile che lo abita, le culture che vi crescono, la terra che le produce. Dunque compartecipazione. […] La convinzione che bisogna trasmettere, attraverso esperienze vissute, un collegamento con l’Archetipo. Se, per esempio, un bambino o un anziano si trova in primavera davanti all’immensa aiuola di crocus fioriti di Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, non prova qualcosa, anche se a livello inconscio? Non sente una vibrazione, una specie di ondulazione, nel profondo? E questo non può avvenire ogniqualvolta si entra in contatto con la Natura o con un’opera artistica o musicale?
Questo è l’incontro con l’Archetipo. Questo è l’incontro con lo
Spirituale, la cui strada può svelarsi dentro di noi se viene proposta, se incoraggiata e se stimolata…».

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Articolo di Ludovica Pinna

Classe 1994. Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, editoria, giornalismo presso L’Università Roma Tre. Nutre e coltiva un forte interesse verso varie tematiche sociali, soprattutto quelle relative agli studi di genere. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura e l’arte in ogni sua forma. Ama anche viaggiare, in quanto fonte di crescita e apertura mentale.

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