L’Archivio di Ilaria Alpi, giornalista d’inchiesta

L’Archivio di Ilaria Alpi, giornalista d’inchiesta

L’Università degli studi del Molise, e in particolare il Dipartimento di Scienze umanistiche sociali e della formazione, ha istituito la Borsa di Ricerca Caduti per la libertà d’informazione: il giornalismo d’inchiesta di Ilaria Alpi “Ilaria Alpi. Trent’anni dopo. Ricerche su documenti e materiali d’archivio”.
Il progetto è nato dall’esigenza di studiare in maniera approfondita tutti i materiali d’archivio che la famiglia Alpi ha affidato dopo la morte dei suoi genitori — Ilaria era figlia unica — alla Fondazione Murialdi e all’Ordine Nazionale a Roma. Era necessario, in particolare per la madre Luciana, che non andasse dispersa la grande quantità di documenti, fotografie, raccolte, frutto degli anni di lavoro della giornalista. Importante era analizzare e studiare, oltre l’intento compilativo e di sistematizzazione cronologica, tutti questi materiali, per contribuire alla conoscenza della figura di Ilaria Alpi e del suo ruolo nel giornalismo investigativo.
L’analisi di documenti inediti scritti e audiovisivi prodotti, esplora le motivazioni e le scelte professionali di Alpi, nonché il suo impegno civile; ci invitano a riflettere sull’importanza della libertà di stampa nelle democrazie contemporanee e in contesti problematici, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica attuale alla denuncia delle violazioni dei diritti umani, soprattutto in contesti di guerra, come era il caso della Somalia dove Ilaria Alpi è stata uccisa.
L’Archivio possiede documenti originali inediti in arabo, italiano, inglese, francese: appunti autografi, ritagli di stampa, agenzie di stampa, fax e telefax, bozze di articoli o prime stesure di articoli, fogli redatti su notes, documenti disarticolati e molto “disordinati”, alcuni con la data e altri no. Era necessario che chi si dedicava a questo lavoro, dovesse conoscere le diverse lingue straniere usate nei testi, ma soprattutto condividere la formazione universitaria e il curriculum di studi della giornalista. Ecco la ragione principale dell’aver affidato, dopo un concorso per titoli ed esami, lo studio dell’Archivio a chi firma questo articolo. Alpi era arabista e studiosa del Vicino e Medio Oriente e Nord Africa, laureata alla Sapienza di Roma con una tesi sulla grande Siria. Il titolo della tesi Gestione della terra in area arabo-islamica. Il Monte Libano nel XIX secolo, introduce a una delle costanti del suo lavoro, occuparsi di un territorio che a partire dalla conquista araba del Levante nel VII secolo, era la provincia di Bilad ash-Sham, ossia l’area della Grande Siria durante il dominio ottomano dopo il 1516, che includeva i contemporanei Siria, Libano, Palestina, Israele e Giordania, oltre il Monte Libano l’entità semi-autonoma esistente in periodo ottomano e nel moderno Libano, abitata da cristiani maroniti e drusi.
Sin dall’inizio Ilaria Alpi aveva competenze e conoscenze per capire nel profondo la “Questione della Terra” in una zona fulcro dei più pericolosi conflitti e tragedie umanitarie in corso oggi, come la sottrazione delle terre agricole al popolo palestinese, destinandole a coloni ebrei provenienti da ogni dove: la cosa non l’avrebbe sorpresa alla luce dei suoi studi.

Una larga parte dei materiali dell’Archivio riguarda l’area Mena (Middle East and North Africa) l’area geografica comprendente Medio Oriente e Nord Africa, estendendosi dal Marocco fino all’Iran. La conoscenza approfondita della lingua araba la rese una corrispondente locale molto inserita nella vita culturale e politica dell’epoca, dotata di una capacità di lettura delle vicende molto acuta e lungimirante.
Ilaria Alpi fu corrispondente dal Cairo, dove visse per molti anni, per la pagina culturale dell’Unità fra il 1988 e il 1989, è famosa una sua intervista al primo Nobel arabo per la letteratura Naghib Mahfouz, e corrispondente quotidiana per “Italia Radio” dal maggio 1988 a luglio 1989.
La residenza al Cairo le permette di avere fonti dirette e una visione globale da posizione privilegiata di quanto accade nell’ambito delle relazioni politiche nei diversi Paesi dell’area del Medio Oriente e del Nord Africa. Raccoglie opinioni e notizie sui diversi gruppi di opinione o politici coinvolti, i rapporti tra le diverse organizzazioni e i governi ufficiali e le rappresentanze estere. Le sue radiocronache tra Algeri e il Cairo oggi sono eventi storici, come il riconoscimento Abu ‘Ammar/Yasser Arafat come unico interlocutore palestinese, l’alleanza anti apartheid tra Sudafrica e Palestina o la nascita dell’Autorità nazionale palestinese.
Ilaria Alpi ebbe per la causa palestinese attenzione costante per tutta la sua carriera. Questa sua specifica competenza, coniugata al giornalismo d’inchiesta e in prospettiva storica, mostra, alla luce degli accadimenti nel nostro secolo nell’area mediorientale, quanto le contese e le cause di conflitto abbiano chiaramente radici antiche, il cui aggravarsi risale proprio agli anni del lavoro sul campo, evidenziato nei servizi e negli articoli puntuali e documentati di Alpi.

La questione femminile — dal femminismo egiziano alle lotte per i diritti e le conquiste delle donne musulmane arabe e non, il loro attivismo politico e sociale — è tra le sue priorità; molti i suoi scritti e lavori di approfondimento, il suo sguardo attento, empatico e competente. Gli argomenti affrontati e ritrovati nel materiale autografo redatto con calligrafia minuta e complessa, decifrata con emozione, sono tantissimi: il conflitto tra Iran sciita e Iraq sunnita, l’abbattimento dell’Airbus Iran Air 655 per errore il 3 luglio 1988 da parte degli Stati Uniti, il ruolo dei movimenti fondamentalisti islamici nei diversi scenari di cui Alpi si occupava.
Spicca negli scritti un’istantanea delle relazioni mondiali del secolo scorso, il ruolo nel Medio Oriente giocato dalla dissolta Unione Sovietica, la presenza di una serie di protagonisti assoluti: Arafat, Ben Ali, Gheddafi, Mubarak, di cui oggi conosciamo le parabole tragiche delle loro vicende umane e politiche. Ciclicamente ricorrono appunti sulla vicenda della “fatwa” emessa dall’imam Khomeini su Salman Rushdie: la giornalista riporta considerazioni e impressioni dell’opinione pubblica araba ed egiziana nei confronti di una vicenda al tempo inusuale e d’impatto in una società laica e secolarizzata rispetto all’involuzione della Repubblica islamica sciita.

L’Archivio Alpi raccoglie molti avvenimenti dimenticati. Scolpito nella memoria collettiva rimane invece il 20 marzo 1994 a Mogadiscio: l’inviata del TG3 e il suo operatore furono freddati nella zona nord della città mentre lavorano a un’inchiesta sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra la Somalia e l’Italia.
In un’epoca in cui il valore dell’autonomia della stampa libera è ancora e gravemente sotto attacco in tante parti del mondo e giornaliste e giornalisti pagano con la vita la loro indipendenza dai poteri e la loro ricerca di verità, il ricordo di Alpi e Hrovatin suona anche come impegno a rimuovere gli ostacoli alla libertà di informazione, ovunque si manifestino; perciò il 20 marzo 2026 Napoli ha intitolato a Ilaria Alpi una strada, contigua all’Istituto scolastico Levi-Alpi, come già fatto in tante città in Italia. Il giornalismo d’inchiesta è un bene collettivo: l’Archivio Alpi ne preserva la memoria e la storia, la targa stradale ricorda alle future generazioni colei che lo esercitò in maniera rigorosa.

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Articolo di Giuliana Cacciapuoti

GIULIANA CACCIAPUOTI.FOTO. 400x400

Insegna lingua e cultura araba e musulmana da oltre quarant’anni in Italia e all’estero. Pubblica su riviste accademiche e sul suo sito per presentare con uno sguardo non convenzionale le realtà del mondo islamico. Nel 2014 ha fondato GCCK Connecting Knowledge. Nel 2022 ha pubblicato il libro Donne musulmane: un ritratto contro stereotipi e luoghi comuni. Tra le socie fondatrici di Toponomastica femminile.

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