Il pensiero di una protofemminista giapponese

La mia tesi di laurea si incentra sulla figura di Noe Itō (Fukuoka, 21 gennaio 1895-Tokyo, 16 settembre 1923), protofemminista anarchica e scrittrice giapponese.
Noe Itō nasce da una famiglia povera nel Kyūshū, isola situata a sud dell’arcipelago giapponese. Nonostante la sua condizione socioeconomica, che l’ha costretta ad aiutare la sua famiglia lavorando sin da piccola, Noe Itō ha sempre avuto una mente brillante e ha spinto per frequentare la scuola e l’università a Tokyo, primeggiando negli studi. La conclusione del suo percorso di studi è stata resa possibile dallo zio, il quale viveva proprio a Tokyo ed è stato più di una volta per la giovane Noe Itō una via di fuga dalla famiglia, che la costrinse a tornare nel Kyūshū e interrompere gli studi per sposarsi con un uomo che lei non conosceva. Anche se inizialmente lei accettò, chiese immediatamente il divorzio, terminando il matrimonio dopo appena nove giorni.

Subito dopo gli studi, Noe Itō si avvicinò all’ambiente della rivista femminista Seitō, di cui detenne le redini a partire dal 1915, a soli vent’anni. La rivista Seitō viene fondata nel 1911 e la sua pubblicazione mensile fino al 1916 fu rivoluzionaria perché, nonostante non fosse la prima rivista a trattare di tematiche femminili e anticonformiste, è stata la prima a essere gestita nella sua totalità da donne. Seitō era uno spazio in cui le donne poterono esprimersi liberamente su tematiche anticonvenzionali come l’aborto, l’amore omosessuale, la contraccezione, la prostituzione, il matrimonio combinato, il mutuo sostegno per chi aveva bisogno e molto altro. In questo contesto viene utilizzato dalle donne attiviste in Seitō l’espressione “Donna Nuova”, la quale delinea quella figura femminile che rifiuta lo stereotipo di donna costretta costantemente al sacrificio, si ribella ai rigidi schemi imposti concedendosi vizi come il fumo e l’alcol, vestendo inoltre con abiti maschili e ricercando l’indipendenza economica.

È all’interno di questo contesto che Noe Itō cresce creativamente e politicamente, esprimendo le sue opinioni attraverso la scrittura di racconti autobiografici, pubblicati dalla rivista. I suoi racconti seguono lo stesso schema narrativo dello shishōsetsu o watakushi shōsetsu (私小説, romanzo dell’Io), un tipo di narrativa confessionale collegata al Movimento Naturalista, caratterizzata da lunghe descrizioni di pensieri interiori, dialoghi e descrizioni dell’ambiente circostante. Tuttavia, i lavori di Noe Itō si distinguono da questo genere letterario grazie alla loro funzione strettamente politica, connotazione che li fece inserire in un’antologia di genere narrativo chiamata puroretaria bungaku (プロレタリア文学, letteratura proletaria). L’autrice non si occupò soltanto di racconti ma anche di saggi in cui espresse svariate sue opinioni, spaziando dal tema della prostituzione alla convinzione che fosse possibile costruire una società anarchica, prendendo come esempio l’organizzazione della società tradizionale nel Kyūshū, nei cui villaggi le decisioni importanti venivano prese con il contributo dell’intera comunità e la voce di ogni membro era attentamente considerata.

Uno tra i saggi scritti da Noe Itō mi ha particolarmente affascinato e ho deciso di approfondirlo nel terzo capitolo della tesi, facendone un’analisi testuale e traduttiva. Tale saggio, chiamato La Via della Donna Nuova, è emblematico proprio perché attraverso una scrittura ricca di ripetizioni, periodi molto brevi e quasi totale assenza di virgole, Noe Itō vuole trasmetterci la severità e rigorosità del testo. L’autrice nel testo ci dice qual è la sua definizione di “Donna Nuova” e descrive il tortuosissimo sentiero che ella deve percorrere per poter essere definita tale. Noe Itō non spiega concretamente cosa bisogna fare per poter essere definite donne nuove, né propone un cambiamento sociale o delle leggi; si limita quindi a descriverne il percorso come un cammino colmo di estrema sofferenza.
L’estremismo e la virulenza dell’autrice sono espressione di una rabbia alimentata dal contesto storico e politico dei primi anni del ‘900 in Giappone, periodo di veloce crescita e modernizzazione, ma anche di autoritarismo, censura e repressione politica nei confronti di chi esprimeva opinioni contrarie verso il governo e le sue decisioni. Infatti, se da una parte il governo Meiji (1868-1912) promulgò una nuova costituzione, attuò leggi sull’istruzione e politiche agrarie e industriali, dall’altra le donne vivevano una condizione di incredibile svantaggio: una volta sposata, la donna perdeva il controllo su ogni proprietà e non veniva formalmente registrata nella famiglia del marito finché non generava un erede; non poteva sottoscrivere contratti né acquistare o vendere proprietà senza il consenso del marito e, nonostante fosse possibile per le donne richiedere il divorzio, tale richiesta comportava la perdita delle figlie e figli e diversi svantaggi economici. Infine, il divario tra i due generi fu incrementato dall’istituzione dell’articolo 5 della Legge per la pubblica sicurezza, la quale impediva alle donne di partecipare agli incontri politici pubblici, unirsi a dei partiti e votare negli uffici pubblici. Tutti questi svantaggi resero necessaria la nascita di realtà come la società Seitō e di movimenti politico-sociali e partiti politici che permettessero alle donne di intraprendere un percorso di conquista dei diritti umani e civili.

In un contesto di forte agitazione politica come questo, il governo rispondeva con la censura e con un accanimento nei confronti di persone che venivano considerate pericolose per lo Stato. Noe Itō e il suo compagno Ōsugi Sakae erano tra quelle persone scomode di cui il governo voleva liberarsi, e quest’ultimo riuscì ad eliminarle approfittando di un tragico evento che annichilì tutta la regione del Kantō, ovvero un terremoto magnitudo 7.9 che durò dai quattro ai dieci minuti. La tragedia vide 140.000 morti e 37.000 dispersi, interi villaggi rasi al suolo e, come se non bastasse, il Giappone non aveva più un governo perché pochi giorni prima il presidente del consiglio in carica era deceduto. Per questa motivazione, la gestione di tale disastro fu affidata alla polizia, attraverso la proclamazione della legge marziale da parte del capo del ministro dell’interno. Ciò rese l’evento del terremoto ancor più drammatico, perché le autorità incitavano la cittadinanza sconvolta dall’avvenimento ad accanirsi contro i gruppi ostili al governo: gli anarchici e le anarchiche, perché minacciavano l’autorità del governo e schernivano i sentimenti di patriottismo e nazionalismo; i coreani e le coreane, che vennero incolpate di aver appiccato incendi e di aver inquinato i pozzi d’acqua, poiché assetate di vendetta contro un Giappone colonizzatore.
Dopo poche ore dall’evento sismico, la polizia giapponese riuscì a individuare l’abitazione in cui si trovavano Ōsugi Sakae, Noe Itō e il nipotino, che si trovava in quella casa per una sfortunata coincidenza. Le autorità arrestarono i due anarchici e il bambino con l’accusa di svigorire l’ottimismo patriottico e di cospirare contro le istituzioni a favore di forze straniere, attraverso l’organizzazione di un imminente golpe anarco-comunista. Il 16 settembre i tre furono percossi ripetutamente in carcere, uccisi, svestiti e i cadaveri vennero gettati in un pozzo e coperti con un cumulo di pietre. Il responsabile dell’eccidio fu Masahiko Amakasu, il quale venne convocato per i suoi crimini in uno dei tribunali di guerra con il grado di capitano. Il tribunale lo dichiarò colpevole condannandolo a una pena di dieci anni. Nonostante ciò, scontò soltanto tre anni, per poi essere reintegrato nell’esercito senza alcuna perdita o retrocessione di grado.

Noe Itō sapeva a cosa stesse andando incontro perseguendo i suoi ideali di giustizia sociale. Come racconta Bertrand Russell, che ebbe l’onore di conoscerla, la moglie Dora chiese a Noe Itō se non avesse paura di subire delle ripercussioni a causa dell’attivismo a cui lei si era dedicata, e rispose che sì, sapeva che prima o poi l’avrebbero uccisa. Proprio per questo, Noe Itō è una donna ammirevole. Sapendo già quale sarebbe stato il suo tragico destino, ha sempre avuto il coraggio di esprimersi, seguire la sua forza di volontà, il suo desiderio di indipendenza e la sua insaziabile sete di conoscenza.

Qui il link alla tesi integrale: https://www.toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/Sicurelli219.pdf

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Articolo di Chiara Ausilia Sicurelli

Laureata in Mediazione linguistica e culturale nel 2021 presso l’Università per Stranieri di Siena, frequenta la magistrale di Scienze linguistiche per la comunicazione interculturale presso la medesima università, con laurea prevista per il 2024. Specializzata in cinese e giapponese, si interessa di gender studies in Asia.

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