Wangari Maathai. Nobel per la pace

Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2004 a Wangari Maathai per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace. Wangari Maathai Muta nasce il 1° aprile del 1940 a Nyeri, nella regione montuosa centrale del Kenya britannico, in una famiglia poligamica contadina di etnia kikuyu dedita all’allevamento del bestiame. Per volere della madre e di uno dei fratelli maggiori, riceve un’istruzione primaria nelle scuole locali e prosegue gli studi nelle scuole cattoliche di lingua inglese. Gli ottimi risultati scolastici le valgono l’ammissione all’unico liceo femminile del Kenya, la Loreto High School di giovani che completavano le scuole superiori e, nella maggioranza dei casi, concludevano il loro percorso di formazione accedendo a un impiego come insegnanti o infermiere. Ma Wangari punta ad essere ammessa nella “Oxford dell’Africa orientale”, l’Università di Makerere.

È la fine degli anni Cinquanta: in quel periodo prossimo alla decolonizzazione gli Stati Uniti attuano programmi di promozione degli studi e di formazione per la gioventù africana, la futura classe dirigente del continente. Wangari verrà selezionata tra le/i 300 studenti kenyoti che usufruiranno di una borsa di studio della Fondazione Joseph P. Kennedy per frequentare l’università negli Stati Uniti e viene indirizzata al Mount St. Scholastica College in Atchison (Kansas), gestito da suore benedettine, dove conseguirà il Bachelor of Science nel 1964; successivamente, nel 1966, otterrà la laurea di secondo livello in Biologia all’Università di Pittsburgh. Gli anni statunitensi sono stati per lei «un periodo liberatorio, ma anche inquietante… Fino a quel momento ero vissuta fra le suore, come una suora». Il ritorno in patria, ormai divenuta indipendente, è carico di aspettative: Wangari è impaziente di mettere a frutto il suo ricco bagaglio di istruzione e di impegnarsi nella ricerca e nell’insegnamento universitario ponendosi al servizio delle persone deboli e indifese. Il suo entusiasmo entra in collisione con le logiche di spartizione “tribale” che affliggono l’amministrazione e l’accademia: dopo le prime delusioni per un lavoro promesso e poi negato, accetta di andare ancora una volta all’estero.

Nel 1967 è in Germania, a Giessen e a Monaco, per proseguire le sue ricerche sui tessuti animali, già iniziate negli Stati Uniti, che la porteranno nel 1971 a conseguire un dottorato di ricerca in Anatomia veterinaria all’Università di Nairobi. Nel 1969 il matrimonio con Mwangi Maathai, un uomo d’affari che intende dedicarsi alla politica, dal quale avrà due figlie e un figlio. Ma inizia allora anche per Wangari un’intensa attività pubblica. Collabora con il marito, che nel 1974 è stato eletto nel parlamento keniota, nell’intento di creare nuovi posti di lavoro e fonda Envirocare, una società che crea vivai e intende finanziarsi con la vendita di alberi. Envirocare fallisce poco dopo, anche per la gestione clientelare dei finanziamenti da parte del governo, che porta avanti ampi programmi di disboscamento per far posto alle grandi e redditizie piantagioni di tè e caffè. Ma la strada di Wangari è ormai segnata.

Sulla scorta dei suoi studi di veterinaria e delle conoscenze scaturite dall’appartenenza a una famiglia di allevatori, ha modo di notare i mutamenti che stanno intervenendo nell’ambiente, specie la desertificazione dei territori e il deterioramento delle condizioni della zootecnia, un àmbito nel quale il Kenya aveva ricoperto fino ad allora un ruolo di eccellenza nel continente africano. In quegli anni, oltre a divenire militante della Croce Rossa, Wangari è invitata a far parte dell’Environment Liaison Centre, una Ong fondata da alcune organizzazioni ambientaliste per cooperare al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), e del National Council of Women of Kenya, fondato nel 1964, dove ricoprirà ben presto cariche di rappresentanza anche a livello internazionale. Durante la Giornata mondiale per l’ambiente del 1977, con altre donne del Consiglio nazionale, Wangari pianta sette alberi in un parco di Nairobi: è l’inizio del Green Belt Movement, che si batterà non solo contro il degrado ambientale, ma anche contro la corruzione del governo e del partito unico di Daniel Arap Moi, succeduto nel 1978 a Jomo Kenyatta alla presidenza del Kenya. Il movimento cresce e con esso la popolarità della sua fondatrice. Il Green Belt riesce a coinvolgere una larga parte della popolazione femminile dal momento che sostiene anche la lotta per la democrazia, per l’uguaglianza e i diritti umani e civili, per la libertà di espressione e, successivamente, per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri.

A quel punto il governo keniota scatena contro il movimento campagne di diffamazione e una forte repressione. Per le attiviste si spalancano le porte del carcere: anche per Wangari, che già nel 1977 ha subito un arresto nel corso della causa di divorzio per colpa che il marito le ha intentato. La repressione contro le manifestazioni ambientaliste è così violenta e brutale da suscitare le proteste di governi stranieri. Tra le battaglie condotte da Wangari e dal Green Belt Movement, quella mirata a impedire la costruzione nel parco Uhruri di Nairobi di un grattacielo di 60 piani ha assunto un particolare significato anche simbolico per aver costretto gli investitori stranieri a recedere dal progetto, che avrebbe sottratto alla fruizione pubblica ulteriori spazi. 

Tutti gli anni Novanta vedono il Kenya scosso da lotte intestine violente e da feroci repressioni del dissenso politico e sociale da parte del governo: repressioni che colpirono a più riprese il Green Belt Movement e Wangari stessa, nuovamente imprigionata. Gli anni Duemila si aprono all’insegna di parziali aperture del Paese a una via democratica, ma Wangari non si sente ancora pienamente sicura che le persecuzioni verso di lei siano terminate. Tuttavia, dopo un breve periodo trascorso a Yale a insegnare presso la School of Forestry and Environmental Studies, nel 2002 decide di cogliere le opportunità che si offrono grazie al nuovo corso intrapreso dal Kenya e di presentarsi alle elezioni nelle liste della National Rainbow Coalition (Narc): con sua sorpresa, viene eletta con una maggioranza schiacciante di voti, tanto da diventare, nel nuovo governo, vice-ministra dell’Ambiente e delle risorse naturali. 

In foto: la consegna del Premio Nobel

Nell’ottobre 2004 riceve il Premio Nobel per la Pace a riconoscimento del valore del suo approccio olistico all’ambientalismo e allo sviluppo sostenibile che, intrecciando ricerca scientifica, impegno sociale e militanza politica, mette al centro i diritti umani e i diritti delle donne e con essi la democrazia nel suo complesso e nel suo significato più profondo. Da tempo malata di tumore, Wangari Maathai muore a Nairobi il 25 settembre 2011. In chiusura dell’autobiografia Solo il vento mi piegherà, Wangari scrive: «Il lavoro della mia vita è andato ben oltre il piantare semplicemente alberi.[…]Piantando alberi, le mie colleghe e io abbiamo piantato idee. Le idee, come gli alberi, sono cresciute. Fornendo istruzione, accesso all’acqua e uguaglianza, il nostro movimento dà potere alle persone –che per la maggior parte sono povere e donne– che possono così agire e migliorare direttamente la vita dei singoli e delle famiglie. La nostra esperienza di circa trent’anni ha anche dimostrato che azioni ritenute semplici possono portare a grandi cambiamenti, al rispetto dell’ambiente, al buongoverno e a una cultura di pace. Un tale mutamento non è limitato al Kenya o all’Africa. Le sfide che aspettano l’Africa, in particolare il degrado ambientale, riguardano il mondo intero». 

Qui le traduzioni in francese, inglese, spagnolo e ucraino.

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Articolo di Rosanna De Longis

È stata bibliotecaria e direttrice della Biblioteca di storia moderna e contemporanea. Socia fondatrice della Società italiana delle storiche, ne è stata presidente nel triennio 2006-2008. È autrice di numerose ricerche sulla stampa periodica, sui movimenti di emancipazione delle donne e sulla partecipazione femminile al Risorgimento.

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