Tokyo tutto l’anno con Laura Imai Messina

Se New York è una mela, Tokyo è un melograno. Così viene descritta la realtà composita e frammentata della capitale nipponica attraverso le parole dell’ospite di una puntata del podcast Lovely Planet. Stiamo parlando di Laura Imai Messina, scrittrice residente in Giappone ormai da diversi anni. Si tratta di una romana trasferitasi a Tokyo all’età di ventitré anni per motivi di studio; oggi insegna all’università e scrive libri, tra i quali ricordiamo Tokyo orizzontale (2014) e Tokyo tutto l’anno–Viaggio sentimentale nella grande metropoli (2020). Oltre a scrivere romanzi, alimenta da anni un blog dal titolo Giappone Mon Amour, dal quale è tratto questo pensiero che descrive a pieno il sentimento che nutre per la sua terra adottiva: «Sono quasi vent’anni che abito qui (una famiglia a metà, due master, un PhD, docenze in università, redazione di libri, etc etc) e ho meno certezze di gente venuta qualche settimana per turismo o studio. Talvolta mi dico che il mio più grande patrimonio è proprio il mucchio di dubbi che ho e continuo a “nutrire”, quasi fossero piante, somministrando loro letture quanto più varie, nuove esperienze, rinnovate domande. Anzi, mi pare le domande in me crescano negli anni anziché diminuire, probabilmente perché tanto più cresce la materia quanto più ampio si fa il numero di eccezioni, di casi particolari, di ipotesi in cui ci si imbatte. Quanto più ampia è la comprensione di chi non crede di avere ragione. E di chi in realtà intuisce che la ragione non è mai una soltanto». Proprio a partire da questo pensiero intricato, dalle contraddizioni di questo luogo così complesso, Laura Imai Messina ci propone un itinerario alla scoperta della città che l’ha accolta tanto tempo fa. Ci mette subito in guardia: Tokyo è grande quanto la Lombardia. Si tratta infatti di un’area metropolitana che sfiora i quattordici milioni di abitanti e comprende ambienti naturali e culturali diversissimi l’uno dall’altro.

Shinjuku

Si parte da Shinjuku, il nodo ferroviario più trafficato al mondo, che viene paragonato a una torta a tre fette: ovest, est, sud; l’uscita nord, invece, è occupata da un fittissimo fascio di rotaie. Scegliere questo punto di partenza è funzionale all’immersione totale in una delle caratteristiche principali della città: la confusione. Immaginiamo milioni di persone che si muovono freneticamente e decine di rumori diversi. L’uscita ovest sbuca in un quartiere che rispecchia l’immaginario comune che investe la capitale: uffici, grattacieli, accademie. Vista dall’alto, questa area ha una mappatura regolare, sembra una rete a maglie larghe. Al contrario, l’uscita est è una rete a maglie strettissime e irregolari. Qui i colori esplodono, l’autrice parla di una «mancata tranquillità dello sguardo» che attraversa tutta Shinjuku est. Siamo nei luoghi della notte, come Kabukichō, il distretto a luci rosse affollato di night club o soap land; attraversare questi quartieri permette di toccare per un momento la vita vera delle persone che abitano il Giappone tutto l’anno o di riconoscere celebri luoghi cinematografici. Il percorso prosegue verso Golden Gai, dove si possono trovare decine di piccolissimi locali nei quali ci si ritrova per condividere la pratica del bere alcolici di valore. Aver scelto come prima tappa una stazione ci mette immediatamente in contatto con un’importante vocazione della città: quella dei trasporti, appunto. La scrittrice consiglia di viaggiare sulla linea Yamanote, inaugurata nel 1925 e ancora attiva per un percorso circolare che inizia e si conclude a Shinjuku. Ci spiega che la storia cittadina e la ferrovia sono in qualche modo interconnesse, e dicono tanto l’una dell’altra.

Mercato del pesce

È il momento di ripartire, questa volta per assaggiare un altro tipo di cultura, un altro aspetto del Giappone che rende il Paese famoso in tutto il mondo: la cucina. Ma non lo facciamo dal banale punto di vista della ristorazione: Laura ci accompagna al mercato del pesce e ci regala un’esperienza formidabile. Al mercato si va all’alba, quando si ha l’occasione di assistere a una vera e propria cerimonia, ovvero il momento in cui pescatori e venditrici o venditori concordano il prezzo del pesce. Nella città che sussurra si sentono delle grida, delle voci insolite e rumorose che danno vita al rito di contrattazione giornaliero. Per quanto riguarda il paesaggio, scopriamo una caratteristica peculiare e molto interessante della nazione: la popolazione è abituata a ricostruire. Si conservano gli antichi progetti di costruzioni e monumenti in modo da poterli rifare da zero una volta distrutti. Per ammirare l’arte classica giapponese bisogna recarsi a Ueno, ma la nostra guida vuole condurci in un museo atipico: il Museo dei Parassiti. È l’esposizione di organismi che si sono impossessati di altri organismi, eppure è assai frequentato e apprezzato da residenti e non. Il viaggio continua, e ci ritroviamo ad Asakusa, un quartiere storico in cui scoprire e ammirare negozi, tradizioni, souvenir, giocattoli artigianali, ventagli e molto altro. Dopodiché ci dirigiamo verso Yoyogi, nel quale è stata fatta nascere una vera e propria foresta artificiale. Qui sorge un maestoso santuario shintoista, Meiji Jingu, che nel periodo di Capodanno vede milioni di persone rivolgere l’ultima e la prima preghiera dell’anno. Si avverte un intimo ma collettivo senso di spiritualità, di coesione con l’elemento naturale nel quale risiede il divino.

Meiji Jingu

Oltre all’enorme parco Yoyogi, possiamo visitare moltissime altre aree verdi. Viene completamente smentito lo stereotipo di una città grigia costellata di grattacieli: il 33,6% del territorio è composto da boschi, di cui il 16% artificiali. Parallelamente a quello verde, pulsa il cuore elettronico di Tokyo, della sua cultura pop legata al mondo degli anime che trova piena espressione ad Akihabara; la tecnologia, infatti, ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del Paese e nella vita di chi lo abita. Laura Imai Messina ci saluta facendoci un regalo, ovvero confidandoci il suo posto del cuore. Ci racconta di una zona urbana ferma nel tempo che prende il nome di Jindaiji, dove lei gusta caffè, matcha, mochi e molto altro. Qui c’è un cimitero di cani e gatti, che evidenzia un amore e un calore che non ci si aspetterebbe da una città spesso descritta come fredda. Il viaggio si conclude e porta con sé la consapevolezza della varietà che questo luogo è in grado di mostrare. Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare parte del variegato spirito giapponese, fatto di mille colori e mille luci, di distanze interrotte dai tanti collegamenti e connessioni, di dubbi da nutrire. Fatto, infine e soprattutto, di persone e incontri da immaginare e desiderare. È proprio il ritorno ciò che ci augura Laura Imai Messina nel suo saluto finale: Okearinasai!, ovvero bentornata. Questa parola si dedica a chi torna dopo un lungo viaggio: la nostra giapponese d’adozione vorrebbe che non solo andassimo a Tokyo, ma anche che ci tornassimo, in modo da ricevere un’accoglienza così sentita.

1. Meiji Jingu, il santuario imperiale
Il santuario Meiji (in giapponese Meiji Jingu), situato a Tokyo, nei pressi della stazione di Harajuku, è un santuario shintoista dedicato alle anime dell’imperatore Mutsuhito che morì nel 1912, e di sua moglie, l’imperatrice Shōken, che morì solo due anni dopo il marito, nel 1914. Nel 1915 cominciarono i lavori di un santuario costruito in loro onore, sotto la direzione dell’architetto Itō Chūta; l’opera venne completata e consacrata nel 1920. L’edificio venne distrutto durante la Seconda guerra mondiale, e ricostruito nel 1958.
Il territorio occupato dal santuario è suddiviso in due zone: la prima si chiama Naien, o giardino principale, è l’area con gli edifici sacri e include anche un museo dove sono conservati oggetti appartenuti all’imperatore Meiji e all’imperatrice Shōken. La seconda zona in cui è suddiviso il santuario si chiama invece Gaien, o giardino esterno, che include la galleria di dipinti dei Meiji, una collezione di ottanta illustrazioni raffiguranti eventi chiave nella vita dell’imperatore e della consorte. Nel Gaien ci sono anche varie attrazioni sportive come lo stadio nazionale, che lo rendono uno dei più importanti centri sportivi del Giappone. Altro luogo importante è la sala memoriale Meiji, originariamente usata come luogo per incontri governativi. Oggi è usata per celebrare matrimoni shintoisti. L’edificio è costruito secondo lo stile architettonico nagare-zukuri, tipico dei santuari shintoisti, caratterizzato da un tetto che sporge verso l’esterno su uno dei lati non a capanna, sopra l’ingresso principale, a formare un portico. Questa è la caratteristica che gli dà il nome, che in giapponese significa “tetto aerodinamico”, ed è lo stile più comune fra i santuari del Giappone.
Una gran folla si raduna ogni anno al Meiji Jingu il 3 di novembre, in occasione della Festa della Cultura. Le donne e i bambini vi partecipano indossando i tradizionali kimono. Vi sono mostre di crisantemi, si celebrano matrimoni e nel parco si rinnova l’antico rito dello Yabusame, un torneo di arcieri a cavallo.

2. Ueno, il distretto delle arti
Ueno è un distretto del quartiere Taitō, uno dei ventitré quartieri speciali di Tokyo. Ospita non solo il famoso Ueno Park, un grande parco pubblico realizzato nel 1873 nell’area circostante al tempio buddhista Kan’ei-ji, ma anche numerosi musei. Ueno è infatti considerato il cuore artistico e culturale della città di Tokyo: in esso sorgono il Museo nazionale di Tokyo, il Museo nazionale di arte occidentale, e il Museo nazionale della natura e della scienza, così come anche diversi palazzetti che ospitano eventi culturali come concerti.
Nell’area ci sono anche diversi templi buddhisti, i più importanti dei quali sono il tempio Bentendo dedicato alla dea Benzaiten, situato su un isolotto nel laghetto di Shinobazu, e poi il già citato tempio Kan’ei-ji, costruito all’epoca dello shogunato dei Tokugawa. Vicino a questo magnifico tempio, che funge da luogo di riposo eterno per sei famosi shogun, si trova anche lo zoo di Ueno, nonché un altro santuario shintoista chiamato Tōshō-gū e dedicato a un altro esponente della dinastia dei Tokugawa, Ieyasu, che dimostra come questa stirpe abbia lasciato un segno indelebile sulla città.
La storia di Ueno è particolare: è storicamente considerato parte della cosiddetta Shitamachi, la città bassa di Tokyo, vale a dire la parte della città in cui risiedeva la classe operaia. Attualmente il distretto ha riscattato la sua cattiva fama, e non solo grazie alla sua importanza come snodo turistico e centro culturale della capitale giapponese: per esempio a sud della stazione di Ameya-yokochō sorgeva un grande mercato nero a cielo aperto, nato dopo la Seconda guerra mondiale. Al suo posto si trova oggi un grande mercato di strada dove poter comprare ogni tipo di generi alimentari, il che testimonia la resilienza e la forza che questa città ha mostrato nel rialzarsi dalla tragedia della guerra.

La puntata del podcast Lovely Planet dal titolo Tokyo tutto l’anno è presente su RaiPlay Sound al seguente link: https://www.raiplaysound.it/audio/2022/11/Lovely-Planet-del-12082021—Tokyo-tutto-lanno-02c57f13-a1c2-4618-ae5e-77b2b9298791.html

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Articolo di Emilia Guarneri

Dopo il Liceo classico, si laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Torino. In seguito si trasferisce a Roma per seguire il corso magistrale in Gestione e valorizzazione del territorio presso La Sapienza. Collabora con alcune associazioni tra le quali Libera e Treno della Memoria, appassionandosi ai temi della cittadinanza attiva, del femminismo e dell’educazione alla parità nelle scuole.

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