Nel 2024 l’Italia si appresta a presiedere il G7 (Gruppo dei sette), il forum intergovernativo dei sette Stati economicamente più avanzati e, per l’occasione, presiederà anche il Women Seven (W7), il gruppo ufficiale dei ministri e delle ministre delle Pari Opportunità. L’Italia sarà rappresentata dalla ministra Eugenia Roccella, per la Commissione europea ci sarà Helena Dalli.
Il gruppo W7 è stato creato nel 2018 sotto la presidenza canadese e ogni anno, a rotazione tra i Paesi che presiedono il G7, vengono stabilite le istanze politiche da affrontare e costituiti i gruppi di lavoro che si occuperanno di coinvolgere la società civile nelle attività condotte. I temi affrontati sono i più vari, tutti diretti verso l’obiettivo comune della realizzazione dell’equità di genere. Lo scopo del W7 è quello di rendersi interlocutore autorevole del G7 richiamando le sette potenze sulla responsabilità politica e sociale di eliminazione delle disuguaglianze che, a partire da quella di genere, condizionano la società.
In effetti, i temi del W7 e del G7 non sono tanto diversi: i contesti politici e sociali da attenzionare sono gli stessi e la possibilità di una retrocessione rispetto ai progressi fatti è un rischio concreto che mina ogni ramo della politica. Analizzando le disuguaglianze presenti nel mondo, appare sempre più evidente che il denominatore comune è quello di genere, perciò è necessario avere una chiave d’interpretazione del fenomeno di tipo intersezionale. Questa interpretazione richiede di agire in diversi ambiti: economico, professionale, della cura, dei diritti delle persone LGBTQ+ e disabili, del dialogo intergenerazionale, della salute, della sostenibilità, dell’educazione, della migrazione, della tutela ambientale, della pace. La politica deve essere in grado di comprendere e adottare questa visione, di farsi da garante attuando quanto necessario per progredire in ogni ambito politico, nazionale e internazionale, e porsi concretamente al servizio delle persone.
Per uniformare e fornire continuità tra i processi e le iniziative avviate durante ogni presidenza è stato istituito un Comitato che si occupa di traghettare il forum e le sue iniziative da un Paese all’altro. Il passaggio di consegne all’Italia è avvenuto a seguito della presidenza giapponese del 2023. Gli obiettivi prefissati per la presidenza italiana sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa tenutasi la scorsa estate a Roma ed è stato avviato un bando di partecipazione per le associazioni impegnate a livello internazionale sui temi delle pari opportunità.
Le associazioni che hanno già partecipato in passato ai tavoli di lavoro dei diversi W7 e che collaboreranno anche alla realizzazione del W7 italiano sono già undici. Tra queste, ne citiamo alcune.
ActionAid Italia è un’organizzazione internazionale che opera in più di 70 Paesi nel mondo, si occupa di diverse aree tematiche, tra cui il contrasto alla violenza sulle donne. Nel mondo ci sono 650 milioni di donne che subiscono violenza, molte di loro sono bambine o minori di 18 anni. Ogni anno 12 milioni di bambine sono costrette a matrimoni forzati o a violenze (tante muoiono per maltrattamenti, parti precoci…). Ogni tre secondi una minore è obbligata a una violenza fisica, psicologica o economica. Monitoraggi di questo genere devono essere sottoposti ai ‘grandi’ della Terra per fornire loro non dei numeri ma far conoscere delle persone condannate a una vita di soprusi, il nostro compito è pretendere l’abbattimento di queste statistiche.
Donne leader in sanità (Leads) è un’associazione nata con l’obiettivo di promuovere l’equità di genere nelle posizioni apicali del settore salute. Quello della salute è un àmbito ad alta occupazione femminile: in Italia, circa il 70% del personale sanitario è costituito da donne; in Europa, questa percentuale arriva al 78%. Nonostante ciò, la percentuale riferita alle donne che occupano le posizioni apicali crolla vertiginosamente. Il settore salute è strategico per i sette Paesi tanto che Leads ha avviato un progetto, chiamato Osservatorio sull’equità di genere nella leadership in sanità, in collaborazione con l’Università Luiss, per creare una mappatura del fenomeno sia nel pubblico che nel privato in Italia, in modo da monitorarne l’andamento e le caratteristiche.
Soroptimist è un’associazione di professioniste e imprenditrici, attiva in 118 Paesi, che si impegna a migliorare la vita delle donne attraverso l’istruzione e l’empowerment. L’educazione finanziaria e il supporto economico sono elementi indispensabili per l’autonomia e la realizzazione femminile; l’associazione interviene andando a controbilanciare i fondi messi a disposizione dai governi, quasi sempre insufficienti a coprire il reale bisogno.
Aidos è l’associazione italiana Donne per lo sviluppo che da quarant’anni costruisce, promuove e difende i diritti, la dignità, la libertà e l’autodeterminazione di donne e ragazze. Se riflettiamo sul tema, ci vengono in mente fenomeni quali la mutilazione genitale femminile, oggetto, in Italia, della Legge del 9 gennaio 2006 n.7 che tenta di arginare il fenomeno tramite la formazione del personale sanitario, l’istruzione e l’integrazione delle migranti e la sanzione penale per chi la pratica. Nonostante ci siano questi importanti segnali di progresso nella politica del nostro Paese, non possiamo dimenticare che contemporaneamente persistono fenomeni gravissimi di violenza, tra cui il femminicidio. In Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni: nel solo 2023 ne sono stati registrati 103. Ancora, mentre ci si occupa di esportare l’educazione alla riproduzione sessuale come mezzo di prevenzione e riscatto della condizione femminile, in Italia il numero dei consultori presenti sul territorio si riduce progressivamente.
L’Associazione italiana giuristi d’impresa è formata da 1500 legali di aziende che mettono a disposizione le loro competenze per migliorare le normative aziendali di riferimento per la parità di genere con l’obiettivo di trasferire i progressi ottenuti anche alla società civile.
Gli esempi forniti servono a comprendere quanto ogni associazione si faccia non solo portatrice di istanze sociali importanti ma permetta anche a ogni donna di far sentire la propria voce.
In questa sede abbiamo citato solo alcune delle associazioni che rappresenteranno l’Italia all’estero attraverso le istanze e le esperienze della nostra società civile. Tutte si distinguono per la progettualità, la collaborazione con il territorio e le istituzioni (tra cui le Nazioni Unite, la Fao e l’Unesco), la difesa dei diritti umani, la pace, lo sviluppo sostenibile, l’istruzione, la formazione, la possibilità di accedere a risorse monetarie, la libertà e il diritto di movimento tra Stati, per citarne alcuni.
Il W7 è un’opportunità preziosa per riferire buone pratiche e risultati dei sette Paesi riguardo la parità di genere ma è anche una sfida rivolta ai ministri e alle ministre che ne fanno parte affinché siano coraggiose e pioneristiche sulle pari opportunità, pronte ad attuare un piano di azioni concrete per migliorarne i valori. Così come è auspicabile che le voci delle donne e delle ragazze di tutto il mondo siano incluse nel processo decisionale internazionale e nazionale, è necessario rendere partecipi di questa evoluzione gli uomini poiché, per riuscire a cambiare veramente le cose, devono essere protagonisti del cambiamento con noi.
Il W7 deve farsi portatore di tutte queste necessità affinché si attui una cooperazione multilaterale, trasparente e responsabile che assicuri l’effettiva adesione ai principi dei diritti umani.
Per seguire tutte le iniziative e monitorare l’avanzamento dei lavori si può visitare il sito www.women7.org.
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Articolo di Michela Di Caro

Originaria di Matera, vivo a Firenze da 15 anni. Studente, femminista, docente di sostegno di Scuola Secondaria di II grado, sono fisioterapista libera professionista e mamma di tre piccole donne.
