Racconti brevissimi di Daniela Piegai. Le stelle parlano una lingua straniera

Il primo dei racconti che Daniela Piegai dona a Vitamine vaganti, scritto nel febbraio 2022.

Ho cinque anni, ma so esattamente che cosa voglio.
― Lei ha i suoi piccoli sogni ― sorride mia madre ― è sempre imbambolata a pensare a chissà che cosa. Quando la chiamo, devo sempre ripetere il suo nome almeno tre volte, prima che mi risponda!

Ma io credo di non avere mai avuto sogni piccoli.
Vedo mondi che rotolano nello spazio come enormi rocce solitarie, e in mezzo al buio vedo fiammeggiare stelle, e fontane di fuoco che inghiottono altre stelle, e si allungano verso altre ancora, e mordono e azzannano con una terrificante fame. E percepisco la quantità di solitudine che muove ognuna di loro alla ricerca spasmodica di una unione totale, che porti finalmente pace a tutto l’incessante precipitare attraverso quantità incommensurabili di spazio. Anche se quella pace forse sa un po’ di morte… E anch’io sogno con loro.

― Gioca con me, bambina. ― mi dice un maschietto con la maglia a righe.
Lo guardo: ha un sorriso sdentato che gli arriva alle orecchie. Sembra una delle faccette che stanno sul telefono.
Mi tira un pallone insieme a tutta la ghiaia del giardino. Ora lo vedo attraverso la nuvola di polvere che ha sollevato. Ha un calcio pieno di entusiasmo.
― Sei triste? ― mi chiede.
Io guardo il pallone, che è rotolato lontano come uno dei mondi che vedo se solo chiudo gli occhi.
― Ma no, ― dice lui ― il pallone è colorato, e anche morbido e allegro. Non è fatto di roccia grigia.

Cauta gli chiedo: ― Hai sentito il mio pensiero?
― Già. Alcuni di noi non hanno bisogno di parlare. ― ride.
― Io sono consumata dalle stelle. ― gli dico.
― Prova a osservare in modo diverso: pensa al tempo, più che allo spazio… ― e mi inonda di immagini colorate come il suo pallone: foreste verdissime, animali a strisce gialle, enormi, con scaglie blu e piume rosse e occhi fosforescenti e artigli d’avorio brillante, e poi tribù di uomini che sembrano scimmie, e navi dalle teste di drago che solcano mari azzurri e onde di spuma bianca, e poi ovunque uomini e donne in cerca di qualcosa, proprio come i miei mondi, ma con una solitudine più… Ecco… In un certo senso più piena di vita, più comprensibile… Meno schiacciante… come conoscere un linguaggio, avere gli strumenti per dare un nome alle cose e quindi cominciare a capirle…

E so che la vita è femmina: ci salverà.

In copertina: Opera di Daniela Piegai (particolare).

***

Articolo di Laura Coci

Fino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Dopo aver insegnato letteratura italiana e storia nei licei, è ora presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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