La giornalista che fa scrivere le donne straniere

Daniela Finocchi è l’ideatrice del premio “Lingua Madre”, nato a Torino nel 2005 per dar voce scritta alle donne migranti e aperto alle donne italiane che vogliono raccontare della migrazione delle loro “sorelle” di genere.

Che cosa è e a chi si rivolge il Concorso da Lei creato?

Il concorso “Lingua Madre” nasce nel 2005 con l’idea di coinvolgere donne in quanto donne e in quanto straniere. E’ diventato un progetto permanente della Regione Piemonte e del Salone Internazionale del Libro di Torino, che lo sostengono, e oggi ha superato i dieci anni di vita.

E’ un concorso a cui possono partecipare donne straniere con un racconto o una fotografia, diretto alle donne straniere residenti in Italia, con una sezione per le donne italiane che vogliono mettere in relazione e raccontare quelle donne straniere che hanno incontrato o conosciuto o amato. Quindi nasce come momento di relazione, di scambio, di confronto anche se poi negli anni si è trasformato in qualcosa di diverso diventando un progetto molto più articolato, arricchendosi di una rete di collaborazioni con enti, associazioni, autrici, incontri, convegni, laboratori nelle scuole, nelle carceri, spettacoli teatrali tratti dal concorso, libri di approfondimento, tante altre cose ancora.

Si può partecipare inviando un racconto, una fotografia, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione. Quindi sia una bambina delle elementari che una donna che è venuta in Italia. Da soli o in coppia. Sono diverse le donne che partecipano insieme ad un’amica proprio perché o sono semplicemente amiche o frequentano il corso di italiano per stranieri, o tante altre situazioni di questo tipo.

Lo scopo non è tanto quello di trovare la scrittrice emergente dell’anno quanto quello di creare relazione e scambio. Sono passate per il concorso in questi dieci anni oltre tremila donne, senza contare quelle donne che contattano il nostro sito, il blog, i social collegati a questo evento. Un confronto che dura tutto l’anno, incessantemente, al di là della data di scadenza stabilita per l’invio del materiale che interessa prettamente il concorso vero e proprio ( di solito il 31 dicembre).

Anche se, come dicevo, lo scopo del concorso non è quello di trovare la scrittrice emergente, poi alla fine quasi tutte, se non tutte, le autrici finaliste hanno avuto riscontro nel panorama editoriale italiano, nella letteratura molto locale, ne potrei citare tantissime, quindi alla fine poi è comunque anche un punto di riferimento per le case editrici. Solo nel 2015 sono usciti ben quindici libri scritti da donne legate al Concorso.

Come è nato questo progetto?

In quell’anno, nel 2005, lavoravo al Salone del Libro, come inviata del settimanale “Grazia”. La direttrice mi aveva dato il compito di ideare un concorso per le lettrici, in collaborazione con l’Ufficio Stampa del Salone, perché nascesse al suo interno un evento dedicato. Tra le varie proposte che io portai al giornale c’era appunto quella di un premio letterario dedicato alle donne straniere o di origine straniera, facendo espressamente riferimento alle origini di ciascuna di loro e non ai documenti, per potere poi includere anche le cosiddette seconde e terze generazioni. Abbiamo inserito anche le donne italiane per creare questo scambio, questo confronto che oggi è la forza del premio. Poi mandai avanti per le lettrici del giornale, un’altra idea, legata al “sogno”, che comunque poteva includere anche i racconti scritti da donne straniere. E questo progetto momentaneamente passò in secondo piano.

Ritornai subito su questa proposta che fu accettata sia dal Salone del Libro che dalla Regione Piemonte. Fin dal primo anno ci fu subito un importante ed entusiastica adesione. L’alto numero delle partecipanti, già dall’inizio mi ha indicato che i tempi erano maturi per investire in un nuovo percorso culturale dedicato alle donne migranti. E’ stato così, e dopo tutto questo tempo si può dire che la scommessa iniziale è stata vinta.

Qual è il valore intrinseco di Lingua Madre?

Tutto il senso di questo progetto sta proprio in questo: che le donne, a qualsiasi cultura appartengano, a qualsiasi religione si affidino, da qualsiasi paese provengano, hanno tutte un modo molto simile di affrontare la vita, di viverne gli eventi. In questo si riconoscono, e quindi che siano italiane, straniere, migranti, indigene, ciò ha poca importanza. Sono donne, e basta, e hanno un approccio alla vita ben preciso, il loro sentire in modo differente abbraccia il mondo e sta provocando un patrimonio umano universale. Anche perché la sfida del nostro presente è stare insieme nel mondo. E nessuno si può dire padrone di nulla, lo abbiamo visto, insomma, credo sia chiaro a tutti, che nessuno può dirsi neanche padrone della propria patria, perché tutti abbiamo bisogno di essere riconosciuti, per esistere, perché siamo bisognosi di amore, perché il mondo è globale, interdipendente, interconnesso. Esistono certo delle lingue nazionali e delle patrie però esiste sempre di più una lingua e una terra madre che appartiene a tutte e a tutti. Quindi guardare al mondo così come fanno le donne, come a un ambiente domestico di cui prendersi cura, credo sia la cosa più importante. Non a caso siamo entrati a far parte del circuito di “Women for Expo”, la comunità nazionale di donne che si è costituita all’interno di Expo di Milano, nel 2015. Tutto questo per dare voce alle donne in tema di nutrimento, di cura, un tema che è certamente sempre appartenuto alle donne, da cui poi sono state estromesse dalle economie e da un sistema patriarcale, come tutti sappiamo. Sono temi che appartengono alle donne. Quindi, la relazione, lo scambio, il rispetto delle differenze, della differenza che è poi quello che fa bene a tutto il progetto, sono le parole che accompagnano il lavoro che facciamo durante l’intero anno.

Articolo 5 - CONCORSO-LETTERARIO-NAZIONALE-LINGUA-MADRE

Perché solo donne, e perché straniere?

Perché le donne hanno meno spazio, è molto semplice. Anche nell’ambito di una discriminazione sono quelle che ne pagano le maggiori conseguenze, come sempre, in tutte le situazioni. Quando è iniziato questo progetto, più di dieci anni fa, davvero non esisteva nulla per le donne straniere. Poi io mi sono sempre occupata di pensiero femminile, quindi questo insieme mi interessava e volevo essere una di queste donne. Cominciava proprio allora una consistente presenza di donne straniere in un paese come l’Italia, mentre altrove erano più abituati a questo confronto. Noi siamo arrivati un po’ dopo, ma adesso rappresentano una quota consistente nell’ambito della migrazione, almeno il 52,5 % sul totale degli stranieri residenti. Anche questa presenza cambia il modo di guardare e di valutare il fenomeno migratorio.

Autrici che sono diventate poi vere e proprie scrittrici.

Anche se non è lo scopo del concorso però poi sono tantissime quelle che sono diventate scrittrici. Infatti tutte le scrittrici che adesso in Italia sono considerate di riferimento per quanto riguarda la lettura, la migrazione post-coloniale, diciamo della letteratura e basta, sono passate dal concorso “Lingua Madre”. Avere questo spazio a disposizione, questa possibilità di esprimersi senza filtri, senza intermediazione, è risultato essere una grande occasione. Infatti, quasi sempre quando si parla di stranieri, sia per i maschi che per le femmine, ci serve sempre un’intermediazione, qualcuno che parli per loro. È difficile che si dia loro parola direttamente. Anche nelle interviste, nei servizi televisivi, si parla tanto di migrazione, di tutti i problemi connessi, però è difficile dare la parola direttamente alle persone coinvolte. Questo spazio, che invece è libero, senza religione, senza recinzioni, senza barriere, senza costrizioni di nessun tipo, è davvero colto come una possibilità. Ci succede, per esempio, nelle condizioni più disagiate, come quando facciamo gli incontri nelle carceri, quello che ci viene detto spesso è: “Ma allora io posso raccontare la mia storia? Ma allora anche io ho diritto, ho la possibilità” Per chi si sente “ultimo” è un aspetto interessante, può avere questa possibilità di riscattare, di raccontare. Ecco, questo è molto bello, esprime davvero come si arrivi con la scrittura alla creazione di sé stesse. Questo per le donne sicuramente è vero, c’è questo tipo di percorso. Poi moltissime sono quelle che attraverso la scrittura hanno scoperto appunto un mondo, una possibilità anche per altre cose. Oppure semplicemente ci sono autrici che ci seguono fin dalla prima edizione, e che in tutte le edizioni mandano un loro contributo.

Questo dialogo, questo confronto bellissimo si svolge durante tutto l’anno, come i cerchi nell’acqua quando si lancia una pietra. Sono questi cerchi che si allargano in continuazione, fino a comprendere sempre più donne. Ecco, una comunità allargata che continua a confrontarsi e a discutere tutto l’anno e che si ritrova in un modo di pensare comune, in quello che facciamo, che condividiamo. A noi, per esempio, arrivano racconti scritti a mano. Noi chiediamo di inviare tre copie dei racconti per poi distribuirli nella selezione, poi per la giuria. C’è chi invia queste tre copie scritte a mano, ma non la prima scritta a mano e poi fotocopiata, proprio tre copie scritte a mano, che vuol dire considerare una cosa assolutamente importante, come una grandissima possibilità di espressione, come qualcosa di necessario, quasi. Ecco, queste sono le cose. Come dicevo si può partecipare inviando un racconto, una fotografia o entrambi. Anche per le fotografie è bellissimo. Noi, anche in questo caso, non consideriamo in partenza il fatto come atto artistico, ma la fotografia intesa come espressione di scambio, di confronto, di relazione tra donne. Ad esempio sono numerose le fotografie delle badanti ritratte insieme alla persona della quale si prendono cura. Dunque una rete, e non solo a Torino.

 

Articolo di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...