La speranza ha un nome, si chiama Greta

Spesso quando si pensa alle donne che hanno fatto la storia si pensa a grandi nomi di venerande che si sono contraddistinte per meriti nelle arti, nelle scienze, negli sport, a volte ricordate ma troppo spesso dimenticate. Si tratta di donne quasi sempre accomunate dall’aver vissuto abbastanza a lunga da avere accumulato esperienze, emerse lentamente da una cultura ostile.

Oggi invece bisogna che si parli, che si celebri, una giovane ragazza svedese di 16 anni, Greta Thunberg entrata di diritto sotto i riflettori mediatici per il suo discorso tenuto a dicembre alla Conferenza Mondiale sul Clima, la Cop24, riunitasi in Polonia.Gretta affetta da Sindrome di Asperger ha scioperato tutte le settimane, ogni venerdì per portare al centro del dibattito pubblico la questione più sottovalutata di tutte, il cambiamento climatico, dovuto all’attività antropica sul nostro pianeta.

Greta con grandissimo coraggio è intervenuta di fronte ai leader mondiali mettendo a nude con le sue semplici ma efficaci parole, frutto di impegno, studio e passione i meschini compromessi del mondo degli adulti, del mondo del potere, rispetto a un problema che segnerà il futuro delle prossime generazioni:

«Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccola per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.
Ma per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto questo possa risultare scomodo. Voi parlate solo di una crescita senza fine in riferimento alla green economy, perché avete paura di diventare impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino. (…) Ma non mi importa risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso.
Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi.
Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sottoterra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo. Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie».

Il mondo della politica sembra aver ignorato la voce di questa ragazza, anzi in molti casi si sono sprecati i commenti negativi, l’hate speech, il body shaming su una studentessa così giovane ma così capace di andare dritta al cuore del problema: l’incapacità di adottare soluzioni condivise e incisive per fermare il cambiamento climatico. Se il mondo del potere ha ignorato le parole di Greta, sempre più attento a misurare il consenso in like e followers sui social, i giovani e le giovani, gli studenti e le studentesse di 1769 città di tutto il mondo proprio ieri hanno partecipato allo sciopero mondiale per il clima, dalla Nuova Zelanda al Messico insieme, in nome di Greta.

Proprio per questo una delegazione di parlamentari norvegesi vuole candidare la studentessa per il Premio Nobel per la pace. Forse se le prossime generazioni avranno un futuro lo dovranno a una donna, la piccola Greta, che con il suo coraggio e le sue intelligenti e taglienti parole sta cambiando il mondo.

«La crisi climatica è la più grande crisi che l’umanità si sia trovata ad affrontare, e se non facciamo niente ora, siamo rovinati. Ho pensato che da grande vorrò ripensare al passato e dire: ho fatto quel che potevo all’epoca e ho l’obbligo morale di fare tutto il possibile».

 

Articolo di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria, inoltre scrivo articoli da sempre che spaziano dalla recensione di libri al tema della parità di genere e della corruzione. Sono redattore della rivista online Vitaminevaganti.

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