A come altezza

Trump è un macho, chi lo critica lo fa per invidia. Può permettersi una moglie bella e giovane, beato lui. Macron? Con una moglie così vecchia, è un bamboccio che ha bisogno della mamma. 

Melania Trump è una furba, Brigitte Macron è una babbiona, anzi una pedofila.

Troppo vecchia per lui, dice il normoamore, cui da sempre piace l’equazione lei = giovinezza e bellezza; lui = potere e ricchezza.

Troppo alta per lui, dice parallelamente il normoamore: vuole per l’uomo una superiorità complessiva, una dominanza che si renda visibile anche nella statura. Non vorrai mica che una donna ti guardi dall’alto in basso! (È evidente invece che chi sente il confronto è patologicamente insicuro. Ad Aristotele Onassis non importava la differenza di altezza con Maria Callas: il suo ego non aveva bisogno di conferme).

Le gerarchie si inscrivono nel linguaggio, e da subito, a trasformare ogni differenza in disuguaglianza.

…ina …uccia …etta per le bambine e le fanciulle. Velina, letterina, paperina. Nomignoli adatti a rispecchiarne la piccolezza, la fragilità, la debolezza; a coccolarle, come si fa con gli infanti. Sono congruenti con l’immagine mansueta, rassicurante e innocua del femminile; con il terrore di femminilità indocili.

Nel dizionario, sinonimi che possono essere usati al posto di ‘femminile’: debole, fiacco, molle, snervato, delicato, fragile. I ‘maschili’ corrispondenti sono possente, prestante, aitante, forte.

È nell’ordine delle cose, dice lo stereotipo che scambia per naturale ciò che è culturale.‘Natura’ è una parola scivolosa, se riguarda comportamenti umani. Torna a galla spesso, quando si tratta di identità di genere. Ciò che è maggioritario viene presentato come “buono” perché “normale”:  non mi metto con una donna più alta di me: non è una cosa usuale e sarei schernito dalla gente

Una donna molto alta è meno femminile. Stangona, cavallona, spilungona. 

Che diavolo è la femminilità? Si misura in centimetri? Le donne devono avere forme e misure prefissate. Prefissate da chi? Dai modelli che la società impone loro. 

Perché si impari sin da piccole come bisogna essere per piacere. Perché si impari presto a guardarsi con gli occhi degli altri.

 

Illustrazione di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

 

Articolo di Graziella Priulla

RfjZEjI7Graziella Priulla, già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze Politiche di Catania, lavora alla formazione docenti, nello sforzo di introdurre l’identità di genere nelle istituzioni formative. Ha pubblicato numerosi volumi tra cui: “C’è differenza. Identità di genere e linguaggi”, “Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo”, “Viaggio nel paese degli stereotipi”.

 

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