Roma. La libreria dei bimbi e delle bimbe parla inglese. A piazza Vittorio per una merenda oltre-confine

Dalla rete – http://www.thelittlereader.it

Nata a Londra, l’antropologa Caroline Dookie ha portato nella sua libreria romana suggestioni magiche di paesi lontani. Il suo negozio, aperto nel maggio del 2014 nel quartiere multietnico dell’Esquilino, è un luogo di incontro per bambine, bambini, ragazze e ragazzi, in grado di offrire un progetto bilingue con un’attenta corrispondenza, lì dove è possibile, tra libri in italiano e gli stessi titoli in inglese.

“The little reader”,  il piccolo lettore, ma anche la piccola lettrice, così come emblematicamente Caroline ha battezzato la libreria al numero 66 B di via Conte Verde, sorge in un ambiente unico, in cui il prestigio architettonico delle basiliche di Santa Croce in Gerusalemme e Santa Maria Maggiore, della storica piazza Vittorio e della Porta Magica incontra la vivacità di suggestioni multietniche, di cui senza dubbio la scuola “Di Donato” (praticamente di fronte) ne è l’espressione più disincantata, vista l’alta densità di figli e figlie di immigrati, maggiormente cinesi. Utile per chi volesse orientarsi in questo crocevia di culture è “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”, spassoso romanzo di Amara Lakous, filosofo e scrittore algerino tra i primi rifugiati politici ad abitare Roma, capace di racchiudere un po’ del “pasticciaccio” gaddiano in quello che è uno dei primi studi sulla multietnicità della zona, realizzato nell’arco del suo soggiorno nella capitale.

Ma la libreria di Caroline è ancora altro: qui si studia la lingua della regina Elisabetta e di Shakespeare. Insieme ai suoi collaboratori, la proprietaria del negozio organizza incontri di lettura per i più piccoli e bookclub per i ‘grandicelli’, accessibili a tutti se si pensa che per soli cinque euro a lezione i ragazzi e le ragazze godono del tutoraggio di insegnanti rigorosamente madrelingua. Le tecniche sono semplici ma efficaci, perfino con i ‘bimbetti’ di due o tre anni: letture animate, zeppe di canzoncine, che finiscono in un batter d’occhio per essere ricantate dai e dalle giovanissime clienti. Nonostante il negozio sia effettivamente piccolo, gli spazi interni come il cortile sono già da un pò ritrovo prediletto al termine della scuola in cui si praticano giochi di un tempo. Non si può rimanere indifferenti al ricordo che i resti di una “campana” disegnata a terra, con i gessetti prima impiegati per scrivere sulla lavagna, evocano nell’immaginario di tutti. La libreria è un salotto comodo ad accogliere genitori, nonne e nonni che accompagnano bambine e bambini, come pure coloro a cui piace entrare lì per rilassarsi, in un locale qualunque, ma non ovvio. Il pregio che lo contraddistingue è infatti la possibilità di scambiare con tutta tranquillità due chiacchiere con le frequentatrici e con una padrona di casa sempre disponibile e piena di risorse. Si sta insieme, sorseggiando un buon tè all’inglese o un caffè all’italiana, ma rigorosamente equo-solidale, accompagnati da una fetta di torta (buonissima quella alla carota) o un paio di biscotti artigianali preparati dalla pasticciera italiana e da una signora australiana, che rafforzano il richiamo al mondo anglosassone e americano.

La storia di Caroline non inizia dal negozio in centro. Nata a Londra e laureata in antropologia, incontra il marito, italo-francese nato a Torino, che si trasferisce nella capitale britannica per perfezionare come molti l’inglese. Si conoscono mentre lei frequenta il primo anno di università e, poco dopo la fine degli studi, si trasferiscono a Roma, dopo che il marito è stato assunto presso la compagnia aerea di bandiera. In Italia Caroline coltiva molti interessi. Comincia insegnando l’inglese, poi lavora presso le ONG per lo sviluppo e la cooperazione e anche con l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e per l’agricoltura (FAO), mettendo in atto progetti a favore delle donne, soprattutto per quelle coinvolte nell’agricoltura dei paesi in via di sviluppo, vittime di ingiustizie di ogni genere. Intanto nasce Eliane, la prima figlia. È con lei che Caroline comprende che a Roma, e soprattutto all’Esquilino, dove abita, non ci sono tanti spazi dedicati all’infanzia. L’idea si concretizza lentamente, per realizzarsi solo quando è già incinta di Isabelle, la sua secondogenita. “The little reader” apre a maggio, al quinto mese di gravidanza di Isabelle. È solo l’inizio: la neomamma e neo-imprenditrice ha impiegato un anno intero di preparativi per un’apertura alla grande del locale, compresa la frequenza di un corso che l’autorizzasse all’apertura del bar.

Solo con l’inizio delle scuole in autunno, dopo la nascita di Isabelle, il progetto giunge a conclusione. Caroline approfitta dell’estate per far visita a tutte le scuole dell’obbligo del quartiere e di quelli limitrofi. Parla anche con docenti e presidi di istituti internazionali. Si fa conoscere dai genitori e poi si affida al “porta a porta”. Diventano famosi i suoi incontri di lettura e lingua del sabato pomeriggio. C’è chi porta figli, figlie e nipoti anche dalla provincia di Frosinone e di Latina. Ora ai libri in inglese, alle feste a tema, come la giornata annuale dedicata a Harry Potter, che consente anche alle nuovissime generazioni di conoscere il mito tutto anglosassone, si affiancano timidamente, altre culture con alcuni testi in rumeno. Caroline è sicura che prima o poi anche ragazzini e ragazzine cinesi, come pure quelle di altre culture che popolano il quartiere, diventeranno suoi clienti fisse, debitamente accompagnate dai loro genitori, perché nello spazio del gioco culture tanto lontane possano sentirsi vicine.

 

Articolo di  Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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