Hello Europe: la migrazione che fa innovazione

L’evento, dal titolo intrigante, ha avuto luogo a Torino il 12 aprile nella sede della Scuola Holden, e ha segnato l’arrivo in Italia di Hello Europe, un programma di accelerazione per progetti di imprenditoria sociale nel settore della migrazione. Il programma, lanciato da Ashoka Germania nel 2016, arriva ora da noi dopo aver interessato Austria, Belgio, Grecia, Spagna, Svezia, Turchia e Paesi Bassi. Ashoka (il nome è quello del grande imperatore Maurya) è la più grande rete internazionale di imprenditoria sociale innovativa, è stata fondata negli anni ’80 ed è presente in tutto il mondo con lo scopo di stimolare e promuovere, dal basso, il cambiamento e lo sviluppo sociale.

Tra la politica dei respingimenti e l’accoglienza pietistica, spiega Alessandro Valera, direttore di Ashoka Italia, esiste una terza via, una risposta al “problema migrazione” che mira  allo “sviluppo di progetti innovativi dove i migranti sono spesso essi stessi artefici della soluzione”. La Onlus comunque individua e sostiene tutti quei progetti capaci di mettere in moto un cambiamento positivo nei campi dell’accoglienza e dell’integrazione della popolazione straniera  presente in Italia.

Tra le imprese innovative mappate su tutto il territorio nazionale, Ashoka Italia ne ha scelte quindici, su cui si sono accesi i riflettori nell’incontro di Torino. Dopo l’introduzione del programma e le presentazioni, sintetiche, dei quindici progetti italiani e delle esperienze degli ospiti stranieri, c’è stata la pausa dedicata all’aperitivo; quindi il pubblico, numeroso e coinvolto, ha potuto accostarsi agli stand nelle aree della Fiera per approfondire la conoscenza delle imprese e conoscere le storie delle persone che agiscono nei progetti di cambiamento. Le quindici imprese selezionate operano nei campi dell’agricoltura, dell’allevamento (di api), della ristorazione, dell’artigianato, oppure accompagnano in vari modi le persone immigrate nel raggiungimento della loro autonomia; altre ancora agiscono a livello culturale, per l’incontro tra culture diverse e l’integrazione. Tutte sono accomunate dall’idea di far emergere i talenti e le competenze che le cittadine e i cittadini stranieri sono in grado di offrire. Si ribalta così il paradigma secondo il quale l’immigrazione sarebbe solo un peso, un problema, e le donne e gli uomini immigrati beneficiari passivi, nel migliore dei casi, dei programmi di accoglienza predisposti per loro.

Alcuni progetti vedono come protagoniste le donne, per esempio Cuochi a colori, che a Milano propone cucina etnica con un gruppo di operatrici provenienti da ogni parte del mondo (Indonesia, Marocco, Egitto, Sri Lanka, Eritrea, Brasile, Thailandia, Iran e molte altre). Le cuoche propongono un servizio di catering di qualità, cui uniscono il racconto della loro tradizione. La Rotonda di Baranzate, comune lombardo con il più alto tasso di popolazione straniera (un terzo del totale, secondo i dati Istat del 2017) ha avviato un laboratorio sartoriale che coinvolge le donne. Originale il progetto Indovina chi viene a cena? che, iniziato a Torino da Antonio Damasco della Rete italiana di Cultura Popolare, si è diffuso in altre città. Famiglie immigrate aprono la propria casa per ospitare a cena famiglie italiane, ribaltando il rapporto tra ospitanti e ospitati/e: quello del pasto diventa un momento di condivisione, di confronto, attraverso il quale si possono superare diffidenze e pregiudizi e creare legami di amicizia tra persone di culture diverse. Nezha Mousaif, marocchina residente da anni in Italia, ha parlato della propria esperienza in questo campo e commosso l’uditorio con un’appassionata dichiarazione di amore per il nostro paese.

Tra i progetti presentati alcuni sono stati lanciati dagli stessi cittadini stranieri, spesso di cultura universitaria e in possesso di competenze elevate. È il caso di MyGrants, di Chris Richmond N’zi, data analist nativo della Costa d’Avorio e venuto in Europa per studio. Si occupa di flussi migratori (ha lavorato per la Commissione Europea) e ha ideato una app in grado di individuare competenze e talenti, in base ai quali si offre a chi vi accede un percorso formativo, provvedendo poi all’inserimento nel mondo del lavoro. Finora quasi 1000 persone sono state assunte attraverso questa via. Mamadou Lamine Ndiaye ha presentato Mama Venture, “il primo fondo di investimenti interamente dedicato ai talenti migranti in grado di attuare idee imprenditoriali finalizzate all’impatto e l’inclusione sociale”. Il senegalese Modou Gueye è l’anima di Cascina Casottello, progetto che prende il nome da un edificio ristrutturato nel territorio milanese, ma diventerà CIQ, Centro Internazionale di Quartiere; è “un luogo di incontro, creazione e condivisione per tutti i cittadini di tutto il mondo” dove l’associazione Sunugal offre variegate attività che mirano all’integrazione e alla multiculturalità. Molto applaudito Wajahat Abbas Kazmi, pachistano, dell’associazione Il grande Colibrì, che offre sostegno alle persone richiedenti asilo perché perseguitate in patria a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale. Con semplicità e humour Wajahat ha raccontato la propria storia facendo intuire quanto difficile e talora pericolosa sia la scelta di dichiarare la propria omosessualità in un paese musulmano.

Il progetto Ragazzi Harraga, nato nell’ambito di CIAI e in rete con molte altre realtà tra cui il Comune di Palermo e Libera, si propone di tutelare i minori non accompagnati che giungono in Italia via mare, superare la frammentarietà degli interventi e valorizzare le specificità di ogni ragazzo. L’operatrice presente allo stand ci ha parlato di un fatto preoccupante: il progetto riguarda solo i maschi, perché le ragazze non giungono al centro. Una realtà su cui varrebbe la pena di fare luce, dal momento che dai barconi scendono anche ragazze.

La maggior parte dei progetti presentati sono nati in Lombardia, ma ve ne sono anche in altre regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia. Tutti i progetti (e questo è particolarmente interessante) sono replicabili in realtà diverse.

L’incisivo evento torinese ha offerto un punto di vista nuovo e stimolante, attraverso il quale il pubblico ha avuto la possibilità di mettere a fuoco il fenomeno migrazione, di cui troppo spesso abbiamo una percezione falsata, anche a causa delle politiche governative in atto. Di queste, e delle polemiche che sollevano, i media peraltro si limitano per lo più a fare da cassa di risonanza, e il basso livello dell’informazione non aiuta a uscire da un quadro distorto della realtà, in cui al “buonismo” del passato si contrapporrebbe una salutare politica di fermezza. Ma se pensiamo che oggi in Italia un’impresa su dieci è fondata da cittadine o cittadini stranieri, cambia anche nostro sguardo, abbandoniamo l’approccio ideologico e iniziamo a capire che il flusso migratorio, oltre che un problema, può essere una risorsa, incidendo in modo positivo sullo sviluppo economico e culturale del nostro paese.

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Articolo di Loretta Junk

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

 

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