Storie di un sabato sera

Oggi, mentre facevo pulizia tra i miei vecchi file, mi sono imbattuta in una mail, che avevo inviato tre anni fa ad alcuni miei alunni di quinta superiore. Si trattava di una classe molto interessante e variegata, a tratti brillante e originale, accomunata però da una tendenza generale ad auto svalutarsi e a puntare in basso. Con loro avevo fatto, nel mese di aprile, un bel progetto sui modelli positivi, sul valore dell’impegno e della determinazione, sul senso di mettercela tutta per inseguire i propri sogni. Così, a settembre, dopo gli Esami di Stato, avevo condiviso con la ex 5B alcuni pensieri…
Sabato 10 Settembre, verso le 22.30, Rai Sport trasmetteva Giulia Ghiretti che andava a vincere un inatteso e bellissimo bronzo nei 50 m farfalla alle para olimpiadi di Rio. Contemporaneamente, su La 7, Rachele Risaliti si aggiudicava la corona di Miss Italia 2016, tra coriandoli e applausi. Curiosamente vi sono parecchie affinità tra le due regine del sabato sera. Entrambe hanno ventuno anni, entrambe erano in costume da bagno, entrambe hanno pianto di gioia e hanno ringraziato i loro genitori. Ma qual è il merito di chi ancora si ostina (NEL 2016…SVEGLIA!) a partecipare ai concorsi di bellezza, sottoponendo non se stessa, ma il proprio corpo agli sguardi e ai giudizi del pubblico? Nascere con curve perfette o quasi non può essere un merito, tutt’al più è una fortuna. E benché non ci sia proprio nulla di male nel sapere di essere avvenenti e nel volerlo mostrare, pretendere magari di diventare modelli da osannare per – scusate – il culo che si ha avuto in sorte (la parola “culo” qui è volutamente usata nella doppia accezione di parte anatomica e fortuna sfacciata) per me è un po’ triste, direi anche un filo patetico. Non ho guardato Miss Italia, non ce l’ho con questa Rachele, non so praticamente nulla di lei. Penso solo con rammarico a tutti i soldi che il titolo di Miss le farà guadagnare… dico con rammarico perché questo è il mondo in cui anche le mie figlie e voi ragazze imparerete a diventare donne e questi, ad oggi, sono i valori che ancora passano per normali.
Mio Dio… Per fortuna c’è anche qualche alternativa.
Ho seguito con partecipazione la storia di Giulia. Qualche anno fa, questa ragazzina emiliana del tutto normale faceva parte della Nazionale Italiana di trampolino elastico. Una brutta caduta durante gli allenamenti le ha danneggiato per sempre la spina dorsale e le gambe sono andate. In acqua, mentre nuotava, gli arti inferiori non si muovevano affatto. Ora, cosa avremmo fatto noi al suo posto? A nemmeno vent’anni la vita ti fa lo sgambetto, ti guarda maliziosa e ti lancia la sfida: “prova a rialzarti, adesso, se ci riesci”. Beh, razza di carogna, Giulia ce l’ha fatta! Ha cambiato sport, si è allenata con determinazione, ha gettato lo sconforto dietro le spalle e si è tuffata. Giorno, dopo giorno, dopo giorno. Fino a Rio. Fino alle medaglie (ha vinto anche l’argento nei 100 m rana). Che merito c’è in questo? Ogni singolo istante di coraggio, di tenacia, di testarda ostinazione, ogni singolo “sì” alla vita. Rachele avrà anche un corpo da urlo, non discuto, ma i corpi perfetti sono facili da amare e da esibire. Giulia il suo lo ha visto cambiare in pochi secondi e ha avuto la forza di continuare a prendersene cura e di mostrarlo al mondo. Anche così, anche a metà. Questa Bellezza, per me, è imbattibile. Persino per Miss Italia.
Una delle mie alunne, mi rispose allora, con una breve, ma significativa frase: “Prof, sto imparando a combattere contro i miei fantasmi e a non avere paura. Ora, proprio ora forse, ho di nuovo coraggio ed energia per combattere”. Daniela era malata. Doveva sottoporsi da lì a poco ad un delicatissimo intervento chirurgico alla gola, con una elevata percentuale di rischio. La notte dopo l’intervento, avevano fatto venire d’urgenza da Brescia un professore specializzato in quel tipo di interventi, tirandolo letteralmente giù dal letto alle quattro di notte. Una maledetta emorragia si stava portando via Daniela, ma lei era più forte dei punti che non tenevano, della morte che la tirava per i piedi. Mentre rischiava di soffocare a causa del suo stesso sangue che le riempiva la gola, questa meravigliosa ragazza ripeteva a sua mamma che sarebbe andato tutto bene, che non c’era da preoccuparsi, che era in buone mani.
Oggi Daniela fa la psicomotricista, è felice, piena di vita e di entusiasmo.
Qualche tempo fa le ho scritto, per sapere come stava e cosa faceva. E lei mi ha risposto così: “Sto benissimo, prof. I bambini con cui lavoro sono fantastici, mi sorprendono sempre per l’energia che hanno. A volte guardano il mio collo e mi chiedono cosa mi sia successo. Di solito io rispondo inventandomi qualche storia, tipo che un drago mi ha morsicata. Poi chiedo se sono brutta così, con la cicatrice che mi rovina la simmetria del viso. Quasi sempre mi rispondono di sì, che un pochino lo sono e passano tutto il tempo a fissarmi. Ma poi, già alla terza o quarta seduta, smettono di guardarmi il collo e si concentrano sugli occhi. È come se in qualche modo si abituassero e la novità diventasse normalità. Non è questa, prof, la forma più bella dell’amore?”

Articolo di Chiara Baldini

BALDINI-PRIMO PIANO.jpgClasse 1978. Laureata in filosofia, specializzata in psicopedagogia, insegnante di sostegno. Consulente filosofica, da venti anni mi occupo di educazione.

 

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