La capitana, la terzina, l’arbitra e tanto altro…

Il successo della nazionale femminile di calcio alle partite di esordio dei Mondiali di Francia ha dato stura in pochi giorni ai più diversi tipi di sessismo e misoginia. Ho cercato di raccoglierli in categorie: il sessismo del linguaggio, il sessismo nascosto, il sessismo “ironico“, il sessismo violento e il sessismo di quelli che #vabbèmaorasietesessistevoi.

Il sessismo del linguaggio è il primo che emerge ed è quello che in qualche modo più ci aspettavamo: il capitano, l’arbitro il terzino, il libero sono tra le parole che abbiamo ascoltato durante la telecronaca della partita, usate negli articoli dei giornali, nel linguaggio comune ma non ci è nuovo perché siamo già abituate/i ad un linguaggio che purtroppo non nomina il femminile parlando di professioni e attività che le donne svolgono solo da tempi recenti e che sono considerate attività maschili. E né ci sorprende leggere sui giornali titoli che fanno riferimento al “calcio al femminile“ piuttosto che al “calcio femminile“. Quanta differenza può fare una preposizione!

E poi ovviamente ci sono, sempre sui giornali, tutti quei riferimenti all’aspetto fisico, al fidanzato dell’una o dell’altra calciatrice che sta guardando la partita, ai genitori felici in tribuna. Tutte informazioni che non si ritiene necessario dare in riferimento al calcio maschile.

Il sessismo nascosto equivale anche al sessismo che nasconde. C’è voluta la vittoria della prima partita perché la nazionale capitanata da Sara Gama arrivasse sulle prime pagine dei giornali, in un Paese che ha una storica tradizione di passione ed entusiasmo per il calcio. Stiamo parlando del MONDIALE DI CALCIO, non di uno di quegli sport che, sia se praticati dagli uomini che dalle donne, faticano ad arrivare sulle prime pagine.  Non nominare, non parlarne, far finta che qualcosa che riguarda le donne non esista, ecco il sessismo nascosto.

Il sessismo ironico include quella categoria di battute tipo quella di Lercio fatta il giorno della vittoria nella partita con la nazionale australiana. “Perché ti sei vestita come me?”. Partita di calcio femminile finisce in rissa. Battute che non fanno ridere perché le battute fanno ridere e sono realmente ironiche se riferite a qualcosa di vero o reale e non a un becero stereotipo. Allo stesso modo non fa ridere, è quasi ovvio dirlo, la vignetta di Charlie Hebdo.

Battute di questo tipo ce ne sono state tante visto che tanti sono gli stereotipi sulle donne e il calcio: dal fatto che le donne non capirebbero il fuorigioco al dire che non è uno sport per femminucce, ricordando che questa frase viene spesso usata per gli uomini che a calcio non sono bravi. O ancora peggio i commenti su una popolare emittente radio, 102,5, in cui si diceva che sarebbe stato preferibile vedere le calciatrici correre con tacco dodici e autoreggenti o si facevano battute sul “movimento di palle”. O ancora articoli in cui ho letto, oltre a una terribile derisione dei nomi al femminile, che le partite sarebbero brutte e noiose.

Poi c’è il sessismo violento, che, è inutile dirlo, è il peggiore e credo, anzi mi auguro, sia praticato da pochi: “lasciassero il calcio ai maschi”, “andassero in cucina a rendersi utili”, “voglio vedere la nazionale femminile fallire”. A questi vorrei non dare spazio ascoltando chi dice che sono quattro cretini che non meritano credito. Però purtroppo anche i fautori della bufala del gender parevano solo quattro cretini ma abbiamo dovuto ricrederci nel marzo scorso quando abbiamo scoperto che i “quattro cretini” erano in avanscoperta per il convegno della famiglia di Verona. Persone, in genere uomini ma non solo, che devono ugualmente preoccuparci perché manifestano pensieri che vengono sempre più sdoganati, come già succede per idee di stampo fascista, razzista, discriminante. Uomini che si sentono minacciati da una ragazza che gioca a calcio di cui così ha scritto il mio amico Marco su facebook: “Se non ti diverti nel vedere una partita solo perché è giocata dalle ragazze e non sai urlare gol solo perché lo ha segnato con grande abilità una ragazza, se tutto questo non lo apprezzi, ti fa schifo, ti fa solo arrabbiare, non sei solo maschilista e rancoroso, ti stai pure perdendo la possibilità di vivere bene la tua maschilità, incatenato e schiavo come sei di stereotipi e pregiudizi.”

Poi ci sono quelli che #vabbèmaorasietesessistevoi, ovvero quelli che paiono interessati al calcio anche se femminile, che apparentemente non sono sessisti ma che ti considerano priva di spirito se non ridi a una battuta come quella di Lercio e se, per dimostrare quanto è sciocca, provi a giocare l’ironia al contrario mostrando quanto quell’ironia sia stupida, si adombrano. Quelli che dicono che le donne non hanno bisogno di rivendicare diritti, che “vabbè la battuta è scema ma non da arrabbiarsi…”, che fanno notare che forse molte donne hanno un po’ di livore e che, se si gioca un po’ con il ribaltamento dei ruoli (procedura molto efficace per combattere gli stereotipi) e/o si cerca di fare notare il sessismo di una frase o una battuta, accusano le donne di spalleggiarsi! Rivendicare diritti, rivendicare parità di linguaggio non è livore, far notare la stupidità di certe battute è dimostrare come siano consolidati certi schemi stereotipati, sostenere in modo condiviso un pensiero non sessista non è spalleggiarsi.

Ma intanto, forza Azzurre!

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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