Le elezioni del 1921. I fascisti in Parlamento

Capitolo9_indice02_VitamineIl movimento dei Fasci di combattimento è stato fondato nel 1919 in piazza San Sepolcro a Milano con un programma socialista, repubblicano e anticlericale (detto appunto «programma di San Sepolcro»). Benito Mussolini, romagnolo di famiglia socialista, nel 1911 (quando Giolitti aveva avviato la conquista della Libia) era stato in carcere in quanto antimilitarista e per lo stesso motivo era stato espulso dal Partito Socialista, di cui rappresentava l’ala massimalista più intransigente. 

Aveva poi preso parte alla Grande Guerra tra gli irredentisti e, a conflitto concluso, si presenta come nazionalista sostenendo la tesi della “vittoria mutilata” secondo cui l’Italia avrebbe ricevuto nei trattati internazionali meno di quanto meritasse. 

Il movimento dei Fasci di combattimento si candida alle elezioni del 1919 ma non ottiene nessun seggio. 

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Piazza San Sepolcro e Mussolini nel 1919

Gli anni tra il 1919 e il 1921 sono molto turbolenti. Durante il Biennio Rosso, Mussolini si mostra attento alle questioni sociali ma contrario al caos generato dalla lotta di classe, in modo da attirare le simpatie tanto delle classi disagiate quanto dei padroni, preoccupati per l’effervescenza operaia. 

Con modalità particolarmente aggressive, squadre armate legate al movimento dei Fasci di combattimento sgomberano le terre e le fabbriche occupate da operai e contadini e picchiano gli esponenti di tutti i partiti democratici. L’obiettivo è quello di apparire agli occhi dei padroni come l’unica forza in grado di riportare l’ordine in un Paese in preda al caos. 

Nel 1921, davanti all’instabilità del governo liberalpopolare e all’imminenza di nuove elezioni, il movimento dei Fasci di combattimento si trasforma in Partito Nazionale Fascista, rinunciando alle idee repubblicane, socialiste e anticlericali per ottenere una parvenza di affidabilità davanti alla Monarchia, alla Chiesa e alla Confindustria. 

Nello stesso anno si tengono nuove elezioni, ancora con il sistema proporzionale diretto. Per recuperare alla precedente disfatta dei liberali, Giolitti, ormai anziano ma ancora scaltro e abile nell’amministrare il potere, organizza una grande coalizione di centrodestra che porta il nome di «listone nazionale». Qui confluiscono i liberali di tutte le varie tendenze e il Partito Nazionale Fascista. 
Il Partito Popolare si candida da solo. Il Partito Socialista e il nuovo Partito Comunista si candidano separati. 

Il centrodestra così formato ottiene la maggioranza.
Grazie al listone nazionale di Giolitti, i fascisti entrano in Parlamento con 35 deputati, ben poca cosa per governare.
Il Re affida il governo al liberale Luigi Facta. Mussolini appoggia il governo ma ha un ruolo del tutto marginale.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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