Inti-Illimani. Viva Chile

Gli Inti-Illimani sono il gruppo musicale sudamericano più famoso in Europa e soprattutto in Italia. 
L’etimologia del loro nome non è immediata per chi conosce soltanto lo spagnolo castigliano: il Taita Inti (letteralmente “Padre Sole” in lingua Quechua) era la principale divinità venerata dai popoli Inca e Mapuche prima dello sterminio compiuto dai conquistatori europei, mentre il monte Illimani (oggi in Bolivia) è una delle più alte vette della Cordigliera andina.
In Europa e in Italia sono noti principalmente per motivi politici, ma è bene tenere a mente che gli Inti-Illimani non sono soltanto lotta di classe e pugni alzati, come suggerito dallo stesso nome che hanno scelto. Anzi, è un peccato che di un repertorio musicale così vasto molte persone su questo lato dell’oceano conoscano soltanto El pueblo unido jamás será vencido

V601_9Dw
Inti-Illimani 1973

Viva Chile è forse il disco più impegnato politicamente rispetto al resto della loro discografia. Eppure, alternando brani cantati (prevalentemente politici) a pezzi strumentali, mostra proprio la doppia anima del gruppo. L’album è stato pubblicato in Italia nell’ottobre del 1973, all’indomani della notizia del golpe e dell’uccisione dell’amatissimo presidente Allende, fatti in seguito ai quali gli Inti-Illimani non poterono più tornare in Cile e scelsero proprio Roma coma patria adottiva, ma quasi tutte le canzoni contenute erano già note in America in seguito a pubblicazioni precedenti.

Il disco si apre con maracas e tamburo. Un uomo cerca una donna nera che sta ballando in abiti tradizionali. La fiesta de San Benito è la principale ricorrenza della popolazione afroamericana del Sud del continente (il nome completo del santo sarebbe San Benito Moro e nella canzone la celebrazione è detta anche «la fiesta de los negritos»). Segue Longuita, dolce brano strumentale in cui la chitarra è l’unico strumento “europeo” presente.

La Canción del poder popular è la più importante dal punto di vista storico, sebbene pochissime persone conoscano il ruolo che essa ha avuto in Cile. Con il suo ritornello «por que esta vez no se trata da cambiar un presidente, será el pueblo que construya un Chile bien diferente», questa canzone e il flauto che la introduce sono stati l’inno della Unidad Popular, la coalizione che vinse le elezioni del 4 settembre 1970 portando Salvador Allende alla presidenza. Ascoltando le parole «echaremos fuera el yanqui» viene in mente la poesia di Sepúlveda Las venas abiertas de América Latina (da non confondere con l’omonimo saggio di Eduardo Galeano): «en Chile […] comienza el sueño de los mil días de Allende que termina con la larga noche trágica de la dictadura». I circa mille giorni in cui la frase «con la Unidad Popular ahora somos gobierno» non è stata solo uno slogan hanno scosso l’America Latina del secolo scorso quasi quanto la Rivoluzione cubana del 1959 e l’assassinio del Che in Bolivia del 1967.

Dal punto di vista musicale, il brano strumentale più bello è senza dubbio Alturas. Il suono tipicamente cileno dei flauti e del charango sembrano portare chi ascolta direttamente sulla cima delle Ande, tra lama al pascolo e condor in volo, tra campesinos con il poncho sulle spalle e le foglie di coca o il mate in mano e mujeres medicina intente a tramandare le antiche tecniche di guarigione. Ne consiglio caldamente l’ascolto a chiunque non la conosca.

Seguono due canzoni a tema politico, generalmente poco famose. La segunda independencia, il cui titolo è di per sé molto eloquente, sogna il riscatto dei popoli latinoamericani dal giogo statunitense, dopo essersi già liberati da quello spagnolo. «Yo que soy americano, no importa de que país, quiero que mi continente viva algun día feliz», dice la canzone, e poi prosegue: «que los paises cercanos de Centroamérica y Sur borren las sombras del Norte a ramalazos de luz». Compare qui il concetto secondo cui l’America Latina non è un insieme di Paesi ma una realtà unica. La stessa lotta può essere condotta in modi diversi: «si hay que callarnos callemos, pongámonos a cantar, y si hay que pelear peleemos, si es el modo de triunfar». La segunda independencia è l’unica canzone scritta dopo il golpe appositamente per l’edizione italiana del disco. 

La Cueca de la C.U.T. (Central Unitaria de Trabajadores), dall’aria allegra, è stata l’inno del sindacato cileno confluito nella Unidad Popular, sindacato che allora era tanto forte che il testo della canzone la definisce «maciza cómo el acero». 
Tatatí è un altro dolce intermezzo strumentale che delizia le orecchie di chi ascolta permettendogli di riprendere fiato prima di un altro inno politico. 

La canzone Venceremos, con il suo ritornello «Venceremos, venceremos, mil cadenas habrá que romper, venceremos, venceremos, la miseria sabremos vencer» trasmette l’entusiasmo di quell’inverno del 1970 concluso con le elezioni del 4 settembre, quando per la prima volta nella Storia americana i partiti conservatori furono sconfitti per via democratica. Ma quella socialista si rivelò presto una vittoria effimera e illusoria. Il clima da fervore rivoluzionario trasmesso dalle parole della canzone «sembraremos las tierras de gloria, socialista será el porvenir, todos juntos seremos la Historia» ricordano il discorso pronunciato da Allende alla radio la mattina dell’11 settembre 1973 durante le sue ultime ore di vita e di presidenza: «La Historia es nuestra y la hacen los pueblos». I movimenti rivoluzionari sudamericani non hanno mai avuto espliciti riferimenti filo-bolscevichi, eppure una strofa della canzone presenta anche inquietanti richiami alla realtà sovietica: «campesinos, soldados, mineros, la mujer en la patria también, estudiantes, empleados y obreros cumpliremos con nuestro deber».

Ramis, di nuovo strumentale, spezza la tensione politica. Sembra star preparando chi ascolta per cambiare argomento.
Rin del angelito è una splendida poesia, dolce e triste, molto più pacata delle precedenti. La veloce melodia di chitarra che la introduce è quella che di solito accompagna i funerali dei bambini. La canzone è ripresa da Violeta Parra, famosa cantate morta nel 1967 (quindi ben conosciuta dagli Inti-Illimani), il cui accento cileno è molto marcato. Rin del angelito narra dell’angioletto che, lasciato il corpo del bambino, prosegue la sua vita assumendo altre sembianze: «cuando se muere la carne el alma busca su sitio adentro de una amapola o dentro de un pajarito […] cuando se muere la carne el alma busca su centro en el brillo de una rosa o de un pececito nuevo». Con tenerezza si descrivono i passi dell’anima tra una vita e l’altra («saludar a la Luna» è solo un pezzetto di questo percorso) mentre cerca di capirne il mistero: «cuando se muere la carne el alma busca su diana en los misterios del mundo que le ha abierto su ventana […] cuando se muere la carne el alma busca en la altura la explicación de su vida cortada con tal premura, la explicación de su muerte prisonera en una tumba». È chiaro che la vita non finisca con la morte del corpo ma che prosegua in altre forme. Ma è insolito, almeno per un europeo, veder accostare una poesia del genere a un inno della lotta di classe. Che cosa è politico e che cosa è spirituale? La risposta che gli Inti-Illimani sembrano suggerire, senza staccarsi dalla tradizione culturale e musicale cilena, è che questa distinzione lascia il tempo che trova, che in realtà tutto è collegato. Invece soltanto in Europa la sinistra, strettamente legata al pensiero di Marx ed Engels, è sempre stata rigidamente atea e materialista e ostile a qualsiasi misticismo o tentativo di vedere “oltre” ciò che è concreto e tangibile. In Cile un brano come Rin del angelito non è affatto visto come una rottura tematica rispetto al resto dell’album. Anche dai romanzi del colombiano Gabriel García Márquez, Premio Nobel per la letteratura e orgoglio dell’intero continente, risulta evidente che nell’immaginario comune sudamericano magia e concretezza, misticismo e lotte politiche, convivano perfettamente, anche se la visione eurocentrica del mondo, ancora molto radicata, fa fatica ad accettare quest’idea.

Subida è l’ultima opera strumentale: anch’essa pacata, ci avvicina alla chiusura dell’album. La melodia lenta fa da collegamento all’ultima canzone in cui viene omaggiato uno dei personaggi più adorati in America.
Simón Bolívar, dalla musica lenta, è un doveroso tributo al grande libertador. L’eroe dell’indipendenza, definito nella canzone «razón del pueblo profunda», è nato nell’attuale Venezuela e ha liberato dal dominio spagnolo le terre che oggi corrispondono a Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia («este suelo cubierto de muertos con dignidad»), ma è talmente tanto amato dall’intero popolo latinoamericano da ricevere tributi anche dal Cile. Proprio a Bolívar ha sempre fatto riferimento l’attività politica di Hugo Chávez nel Paese che non a caso oggi porta il nome di República Bolivariana de Venezuela. Alla sua opera militare hanno contribuito anche i caudillos José de San Martín (libertador di Paraguay, Cile e Argentina) e José Artigas (libertador dell’Uruguay), anche quest’ultimo citato nella canzone con la frase «en el Sur la voz amiga, es la voz de José Artigas que también tenía razón». Significativa per gli anni Settanta è la frase «antes que todo se hunda vamos de nuevo Simón», a ricordare, proprio all’indomani del sanguinoso golpe di Pinochet, che l’America ha ancora tanta strada da fare per raggiungere la vera indipendenza.

 

Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...