La guerra di Spagna. Premesse

La Spagna prima del 1936 e l’esperienza del Fronte Popolare francese

Capitolo10_indice01_Vitamine

La Spagna è uno dei pochi Paesi europei la cui economia è ancora prevalentemente agricola, salvo pochissime industrie sorte soprattutto in Aragona, in Catalogna e nel territorio basco; la struttura sociale è ancora feudale: la maggior parte della ricchezza è detenuta dai latifondisti e il potere politico è in mano al clero ultraconservatore. Dal 1923 il governo è in mano al dittatore militare Primo de Rivera, con il consenso del Re Alfonso VIII di Borbone.

Nel 1931 il Re lascia Madrid in esilio volontario a seguito della vittoria elettorale repubblicana e socialista. Immediatamente viene proclamata la Repubblica e scritta una Costituzione democratica ma moderata; si tenta una laicizzazione dello Stato e una morbida riforma agraria, provvedimenti che spaventano l’aristocrazia terriera ma al tempo stesso non soddisfano i bisogni dei ceti contadini. In questo contesto scoppia un colpo di Stato militare nel 1932 contro la Repubblica e un’insurrezione di minatori anarchici asturiani nel 1934 per rivendicare più diritti per chi lavora, tentativi entrambi repressi nel sangue.

Madrid, Ausrufung der Zweiten Spanischen Republik
Festeggiamenti per la proclamazione della repubblica a Barcellona, 1931

 La Spagna è l’unico Paese in cui un ruolo sociale importantissimo è giocato dai movimenti anarchici, che nel resto d’Europa sono minoritari: controllano il principale sindacato, la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) e gran parte della popolazione operaia, concentrata al Nord. Ed è stato proprio il sindacato anarchico a guidare l’insurrezione dei minatori delle Asturie nel 1934.

Il Partido Socialista Obrero de España (PSOE) è forte, ma lo è ancor più l’organizzazione politica anarchica, la Federación Anarquista Ibérica (FAI), mentre il Partido Comunista Español (PCE), fedele alla linea di Mosca, ha un seguito minore. PSOE e PCE sono radicati nella popolazione operaia attraverso il sindacato Unión General del Trabajo (UGT). Da una scissione del PCE, nel 1935 nasce il Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM), comunista ma non succube della linea sovietica, tacciato di trozkismo da Stalin pur non avendo nessun effettivo legame con Lev Trozkij.

A questo si aggiunge che in Spagna più che altrove sono attivi e di gran peso i movimenti indipendentisti locali: Catalogna, Galizia ed Euskadi (la zona basca) hanno sempre rivendicato con forza la propria autonomia territoriale e il proprio diritto all’autodeterminazione al di fuori della Corona di Castiglia.

Le elezioni del 1933, che per la prima volta ammettono al voto anche le donne (foto di copertina), vengono vinte dalla compatta coalizione dei partiti della destra, confluiti in un unico cartello elettorale. Dal 1934, quindi, si instaura nel Paese un governo che porta avanti politiche reazionarie e cancella le conquiste sociali degli anni precedenti. Il principale partito della destra conservatrice spagnola ha nome Confederación Española de las Derechas Autónomas (CEDA); ha una rilevanza minima, invece, il piccolo partito fascista e militarista della Falange. Gli anni del governo delle destre sono chiamati anche «el bienio negro», in contrapposizione al «benio rojo» vissuto dalla nascita della Repubbilca fino al 1934. L’atteggiamento ultraconservatore e fortemente repressivo del governo di destra è tale da esasperare la popolazione spagnola, e non solo la sua componente operaia.

Dopo la morte di Lenin, l’URSS guidata da Stalin ha scelto la linea del «Comunismo in un solo Paese»: la Russia deve essere la guida indiscussa del Comintern (la III Internazionale comunista) e per non mettere a rischio la leadership sovietica non ci devono essere rivoluzioni in Occidente. Avendo stabilito che nessuna rivoluzione dovrà prendere piede né trionfare nell’Europa occidentale, Stalin opta per la linea dei Fronti Popolari, ovvero coalizioni di sinistra che raggiungono il governo statale attraverso le elezioni (strumento in cui la tradizione comunista non si è mai riconosciuta) per portare avanti riforme sociali che migliorino la vita della classe operaia abbassando quindi il rischio di nuove agitazioni popolari.

Mentre in Italia e in Germania i comunisti sono in carcere e in Inghilterra, dove regna ancora indisturbata la tradizione liberale, sono pressoché inesistenti, in Francia il Partito Socialista ha invece un discreto seguito popolare e non è vittima di repressione. Nel 1920, come indicato da Mosca, il Partito Socialista Francese si scinde: una parte aderisce alla III Internazionale comunista con il nome di Partito Comunista Francese, l’altra rimane socialista e riformista sotto la guida di Léon Blum. Sono anni molto importanti per la società e di grande speranza per i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo. Gli operai francesi sono organizzati in due grandi sindacati, la confederazione socialista CGT e la cattolica CGTC. Proprio grazie alla pressione di queste due forze coalizzate, la classe operaia francese riesce a ottenere il contratto di lavoro collettivo e la riduzione della giornata in fabbrica a un massimo di otto ore giornaliere.

Le-Populaire-4-mai-1936
Pagina del quotidiano Le Populaire, 4 maggio 1936

 Nel 1936 il Fronte Popolare vince le elezioni in Francia. Il governo viene affidato a Léon Blum, leader socialista, che dirige grazie all’appoggio esterno del Partito Comunista Francese. Vengono varate nuove leggi sul lavoro, come il diritto alla retribuzione in caso di malattia o infortunio, la pensione di vecchiaia e di invalidità, la riduzione della giornata lavorativa e soprattutto due settimane all’anno di ferie pagate per tutte le categorie. Va detto che queste leggi forniscono allo Stato un’alternativa alla repressione militare delle lotte proprio nel momento in cui l’esercito è impegnato a fronteggiare le rivolte indipendentiste in Algeria.

Le riforme comportano una riduzione degli scioperi e una maggiore produzione a vantaggio dei padroni: migliorano quindi le condizioni di lavoro ma al tempo stesso sfumano definitivamente le speranze rivoluzionarie.

Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNILaureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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