La Guerra fredda. Prima fase. I nuovi equilibri mondiali

Capitolo13_indice01_Vitamine

Il 9 maggio 1945 finisce ufficialmente la guerra europea. Il Nazifascismo è sconfitto.
Le sorti dell’Europa sono già state definite prima ancora che il conflitto volgesse al termine. La Conferenza di Mosca (ottobre 1944) ha stabilito la divisione dell’Europa in due zone di influenza, una socialista a Est e una capitalista a Ovest. La Conferenza di Yalta (febbraio 1945) ha deciso pure la spartizione della Germania tra le quattro potenze vincitrici, tra cui compare anche la Francia, sconfitta ma alleata dei vincitori. A luglio del 1946 la Conferenza di Potsdam e a febbraio del 1947 quella di Parigi organizzano la ripartizione della nuova Europa in base agli eserciti che l’hanno effettivamente liberata.
Gli Stati occidentali fino all’Austria (raggiunti dalle truppe angloamericane) avranno un’economia liberista e un sistema politico interno basato sulle libertà individuali; i Paesi orientali (liberati dall’Armata Rossa) avranno un’economia pianificata su modello sovietico e un sistema interno fortemente repressivo; la penisola balcanica è divisa tra la Repubblica comunista di Jugoslavia e il Regno di Grecia occidentalizzato, mentre Bulgaria e Romania rientrano tra gli Stati-satellite dell’URSS.
«Una cortina di ferro è calata sull’Europa»: questa frase di Winston Churchill segna che gli scenari geopolitici sono definitivamente cambiati. A partire dal 1947 e per quasi mezzo secolo, il mondo vede fronteggiarsi due imperi, quello americano e quello sovietico con i rispettivi “Stati satelliti”, in una guerra diplomatica e culturale che mai diventerà militare. Anche chi non ha mai visto bombe cadere né vissuto una guerra, convive con il terrore costante che il conflitto tra i due blocchi esploda davvero. In tutti i Paesi del mondo vige una drastica e dicotomica distinzione: ognuno ha idee vicine al Socialismo o al Liberalismo. Il volto di Stalin domina le sedi dei partiti comunisti di tutta l’Europa, anche quelli dei Paesi con governi liberali. Questo scenario è la Guerra Fredda, periodo che va dal 1945 al 1991, così chiamata per la tensione tra i due mondi avversi che non sfocerà mai in uno scontro armato, ma terrà il mondo col fiato sospeso per decenni in attesa di una nuova guerra.

La cortina di ferro
La cortina di ferro

All’indomani del conflitto l’Europa intera è in ginocchio. Gli Stati Uniti sono il Paese che ne è uscito meglio: la lontananza geografica ha reso impossibili bombardamenti o attacchi che colpissero la popolazione civile, e anche il numero di vittime militari è stato relativamente basso. Diversamente dai Trattati di Parigi del 1919 che punivano e umiliavano i Paesi sconfitti nella I Guerra mondiale, nel 1947 gli Stati Uniti stanziano ingenti fondi per la ricostruzione delle zone distrutte dai bombardamenti. Gli aiuti non vanno soltanto a Paesi alleati come la Francia e l’Inghilterra, ma anche agli ex nemici come la Germania. Vengono messi a disposizione tredici miliardi di dollari. Il piano per la ricostruzione prende il nome di Piano Marshall, dal segretario di Stato americano che lo ha ideato. La condizione per ricevere gli aiuti da parte di Washington è la certezza che nessun partito comunista andrà mai al governo nei Paesi sostenuti dal piano. Dato che gli USA sono usciti indenni dalla guerra, fornire prestiti serve a evitare un’altra crisi di sovrapproduzione: a chi vengono vendute le merci prodotte dalle industrie americane se gli altri Paesi sono tutti ridotti alla miseria?
Stalin impone ai Paesi dell’Europa orientale di rifiutare gli aiuti americani. Nelle nuove “democrazie popolari” (così sono chiamati gli Stati filosovietici dell’Europa orientale) viene istituito il Cominform, un organismo centralizzato che coordina i partiti comunisti di tutti i Paesi. Nel 1949 nasce il Comecon, equivalente socialista per i Paesi rimasti fuori dal Piano Marshall. Il Comecon prevede anche la direzione russa sulle economie delle democrazie popolari e la loro totale subordinazione alle esigenze dello Stato-guida: queste misure prendono il nome di «internazionalismo proletario».
L’unico Paese comunista a mantenersi autonomo dai diktat sovietici è la Jugoslavia, liberatasi dal Nazifascismo con le proprie forze e senza l’aiuto dell’Armata Rossa. Organizzata in forma di Repubblica federale, nel 1948 la Jugoslavia di Tito viene espulsa dal Cominform con l’accusa di «deviazionismo».
In Grecia la Resistenza contro il Nazifascismo prosegue con l’intenzione di arrivare alla Rivoluzione sociale e instaurare una Repubblica comunista, ma secondo gli accordi internazionali la Grecia deve rientrare nell’area di influenza occidentale: così i gruppi rivoluzionari greci vengono sconfitti per il mancato arrivo degli aiuti da Mosca.
Nel 1949 viene sancita la nascita della NATO (North Atlantic Treaty Organization), un’alleanza militare interoceanica tra gli Stati Uniti, il Canada e i Paesi liberali dell’Europa occidentale (Gran Bretagna, Francia, Italia, Portogallo, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Grecia, Turchia e Repubblica Federale Tedesca) a carattere permanente e dotata di un proprio esercito, costituito da contingenti di tutti gli Stati alleati, che difende gli interessi nordamericani.
La Gran Bretagna è l’unico Paese i cui sindacati sono fedeli alla tradizione liberale e non a quella marxista.
In reazione all’alleanza militare delle potenze capitaliste, nel 1955 gli Stati socialisti dell’Europa orientale firmano il Patto di Varsavia, un’alleanza equivalente alla NATO ma di opposta tendenza. Compito delle truppe del Patto di Varsavia è tutelare gli interessi sovietici intervenendo dove questi sono messi a rischio.

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L’arrivo all’aeroporto di Varsavia dei rappresentanti dei paesi del cosiddetto “blocco comunista”, il giorno prima della firma del Patto di Varsavia, 13 maggio 1955 (AFP/Getty Images)

Gli anni del dopoguerra vedono la rottura dell’unità di quello che durante la Resistenza era stato il fronte antifascista: da un lato Washington impone ai Paesi occidentali alleati l’espulsione dei partiti comunisti dai governi, dall’altro anche Mosca ordina ai partiti occidentali membri del Cominform di rompere le alleanze con i partiti borghesi e di costituire un’opposizione interna legale, riformista e non rivoluzionaria.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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