Guerra Fredda. Terza fase. La Gran Bretagna laburista e la questione irlandese

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Dopo la guerra civile e il Trattato anglo-irlandese del 1921, in Irlanda le tensioni sono sempre rimaste alte.
Nel 1937 l’Irlanda abbandona lo status di dominion britannico e si costituisce come Repubblica indipendente a tutti gli effetti e, nel 1949, esce anche dal Commonwealth. Questo vale per le ventisei contee della Repubblica dell’Eire, mentre le sei restanti, riunite nell’Ulster, restano parte del Regno Unito con il nome di Irlanda del Nord. L’Ulster ha un proprio parlamento a Belfast che si occupa delle decisioni interne, mentre le questioni di tasse e di politica estera rimangono di competenza di Londra. Nell’Irlanda del Nord, zona a maggioranza protestante come l’Inghilterra, è sempre rimasta in atto la discriminazione della minoranza cattolica che ancora sogna la totale indipendenza dalla Corona britannica e ha difficoltà ad accedere ai servizi sociali.
Alla fine degli anni Sessanta, in Ulster, scoppiano i troubles, durissimi scontri tra la popolazione cattolica e quella protestante iniziati nella città di Derry ed estesi a tutta l’area in breve tempo. Il 30 gennaio del 1972, dopo una manifestazione per i diritti civili della componente cattolica, l’esercito britannico interviene per sedare gli scontri e spara sulla folla, uccidendo tredici persone di cui vari minorenni. L’episodio è noto come Bloody Sunday.

Foto 1.IRLANDA

Visto l’inasprirsi del conflitto, il governo inglese vara leggi repressive speciali e sospende il Parlamento di Belfast prendendo i pieni poteri sulle contee dell’Irlanda del Nord. La resistenza armata dell’Ira viene considerata da Londra non come richiesta di maggiori diritti civili ma solo come atti di terrorismo.

FOTO 2. Irlanda

Oltre agli attacchi militari, l’Ira organizza anche azioni simboliche e dimostrative come scioperi della fame. Durante uno sciopero della fame in carcere, nel 1981, muore Bobby Sands, esponente del partito Sinn Feinn e dell’Ira, insieme ad altri nove detenuti politici.

FOTO3. Bobby S

Solo nel 1998, su pressioni internazionali in particolare degli Usa (Paese con una forte immigrazione irlandese), Londra, Dublino e Belfast stipulano un trattato noto come Accordo del Venerdì Santo (Belfast Agreement in inglese o Comhaontú Bhéal Feirste in gaelico). L’accordo prevede la reintroduzione del Parlamento nordirlandese e l’impegno di questo a rispettare tutte le comunità, ma l’Irlanda del Nord resta parte del Regno Unito. Da un lato la Repubblica d’Irlanda rinuncia alle rivendicazioni territoriali sull’Ulster e dall’altro lato il governo di Londra dichiara di accettare l’unificazione dell’Irlanda qualora la popolazione locale lo richieda, ma non si terrà mai il referendum in proposito. L’accordo, approvato da un referendum, ottiene la maggioranza in entrambi gli Stati irlandesi ma nell’Irlanda repubblicana, già indipendente dal 1921, il consenso è molto più ampio.
Oggi la figura di Bobby Sands in Europa è esaltata sia dai movimenti di estrema sinistra, in quanto antimperialista, sia dai gruppi fascisti, in quanto nazionalista.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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