Ursula Hirschmann, una donna per l’Europa

«Il possibile, se davvero possibile, lo si può cominciare a realizzare oggi stesso.»
Da tempo aspettavamo un libro su Ursula Hirschmann, politica, antifascista ed europeista, un testo che ce ne parlasse non come della “moglie di” due tra i principali ispiratori del Manifesto di Ventotene, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli, ma come di una pensatrice, attivista e innovatrice da conoscere per quanto ha dato all’antifascismo, al federalismo europeo e alla storia dell’Unione. Finalmente l’opera di Silvana Boccanfuso, dottoressa di ricerca dell’Università di Pavia, ci regala un romanzo di formazione che segue l’evoluzione esistenziale, affettiva e politica di una delle figure femminili più interessanti del Novecento. Il libro, denso e nello stesso tempo leggero, corredato da un apparato di note in grado di avvicinare anche i/le non addetti/e ai lavori ai temi più importanti della storia del secolo scorso, si basa su fonti scritte e orali, con grande precisione e ricchezza storiografica, ed è caratterizzato dal tocco femminile nella descrizione della biografia e delle scelte della protagonista, di cui ci restituisce non solo le battaglie politiche ma anche e soprattutto i ragionamenti e le riflessioni, le emozioni, gli aspetti psicologici, le sensazioni. Un’opera che ha anche, come scrive nella bella prefazione il biografo di Altiero Spinelli, Piero S. Graglia, la funzione di  riconoscere finalmente i meriti di una delle tante donne invisibili, da sempre raccontate come compagne di vita di uomini «più studiati e più celebri nella storia dell’antifascismo italiano».
Incontriamo dunque Hirschmann nella sua Berlino, all’interno di una famiglia agiata di origini borghesi ed ebree, pur se non praticante, insieme al fratello Otto Albert, con cui condividerà molte scelte e che diventerà un economista candidato al Nobel, dopo essere emigrato negli Stati Uniti. L’avversione nei confronti della madre Hedda, «perno della famiglia… da cui tutto dipende», che durerà tutta la vita, non è da leggere, secondo la scrittrice, solo come conflitto generazionale, ma soprattutto come atteggiamento di rottura, comune a tanti giovani cresciuti durante la Repubblica di Weimar, verso il mondo dei genitori, percepito come votato al declino perché privo di intransigenza morale. Il perbenismo e la ricerca della continua approvazione sociale della famiglia a cui appartiene urtano la giovane e appassionata berlinese. Fin da subito Ursula si impegna politicamente con il fratello nel Partito socialdemocratico ma presto si unirà a piccoli gruppi, quasi movimentisti, di socialisti e comunisti, non riuscendo a condividere l’atteggiamento attendista delle sinistre, incapaci di individuare, con le sole lenti dell’ideologia, il pericolo rappresentato dal Cancelliere imbianchino. La politica come strumento di cambiamento in meglio del mondo è la sua passione; per tutta la vita si innamorerà di uomini che possano alimentare questo amore, farlo crescere, metterlo in discussione, conversare con lei e trovare insieme un impegno che si concretizzi in azione. «Il possibile, se davvero possibile, lo si può cominciare a realizzare oggi stesso». Queste parole di Hirschmann potrebbero essere il suo mantra, la cifra della sua esistenza, come se avesse la convinzione che, se anche i tempi non fossero maturi, l’azione politica può aiutarli a maturare. L’avvicinamento naturale alle idee comuniste cederà pian piano il passo all’idea del federalismo europeo. Su questa parte e sulle divisioni all’interno delle sinistre Boccanfuso si sofferma a lungo, con piglio didascalico, sviscerandone le dinamiche e i conflitti interni con note interessanti e preziose che contribuiscono ad aumentare la conoscenza e la curiosità di chi legge. Come Hirschmann stessa scriverà in Noi senzapatria, molto più tardi: «Non sono italiana benché abbia figli italiani, non sono tedesca benché la Germania fosse una volta la mia Patria. E non sono nemmeno ebrea, benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio… Noi déracinés dell’Europa che abbiamo “cambiato più volte di frontiera che di scarpe” – come dice Brecht, questo re dei déracinés   – anche noi non abbiamo altro da perdere che le nostre catene in un’Europa unita e perciò siamo federalisti.» Seguiamo Ursula nei suoi viaggi all’interno dell’Europa, accompagnata da uomini delle cui idee continua ad innamorarsi e con cui alimenta il suo percorso di crescita politica. Nel 1935 Hirschmann diventerà la signora Colorni sposando il filosofo con cui avrà tre figlie femmine; sta attraversando un periodo di disillusione e confusione e Colorni sarà la sua cura. Affascinata dal suo modo creativo e allegro di attaccare tutti i tabù, dal suo impegno in politica che nulla ha di serioso e dogmatico, si innamorerà ancora una volta prima delle sue idee e poi di lui, scrivendogli lettere appassionate nei periodi in cui saranno costretti a stare lontani. Portato allo studio per vocazione, Colorni, anche grazie agli stimoli di Ursula che lo incita all’azione, diventerà un antifascista tra i più attivi. Durante il confino a Ventotene Ursula raggiungerà Eugenio e avrà modo di conoscere molti oppositori politici, tra cui Pertini, Terracini, Bauer, Rossi, Spinelli. Sull’isola destinata al confino degli oppositori politici più pericolosi per il regime matura quel documento fondamentale per la nascita dell’Europa unita che è il Manifesto di Ventotene. Sulla partecipazione di Ursula alle discussioni del cenacolo che lo scrisse e che vide in Spinelli e Rossi i principali autori si sa poco, ma Spinelli, nel suo Diario la individua come “numero 2”, dopo la coppia Spinelli Rossi. Boccanfuso dedica un approfondimento a quest’opera fondamentale per la storia del federalismo europeo e descrive, con rispetto e tenerezza, la nascita dell’inevitabile innamoramento di Hirschmann e Spinelli, tutto fondato sul sogno di un’Europa federale. Particolarmente approfondita la parte del lavoro dell’autrice sul percorso di costruzione del documento Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto, sulle difficoltà incontrate e sulle reazioni dei partiti all’idea federalista. Il Manifesto di Ventotene sottolinea l’incapacità degli Stati Nazione a tutelare e garantire il benessere dei/lle loro cittadini/e ed individua la necessità di una federazione europea, cui gli Stati dovranno cedere la sovranità in materia di politica estera, difesa, politica economica e monetaria. Progetta un Movimento federalista europeo di rivoluzionari, modellato sul Partito comunista che dovrà infiltrarsi nei partiti antifascisti e convincerli della bontà dell’idea federalista. Questa parte del libro, così attuale, mutatis mutandis, in tempi di pandemia, potrebbe essere molto utile a tutti e tutte coloro che si fanno incantare dai discorsi demagogici dei partiti sovranisti europei. Il ruolo di Ursula Hirschmann e di Ada Rossi risulterà fondamentale per la diffusione del Manifesto, portato fuori dal confino in modo rocambolesco e diffuso in molti Stati d’Europa.
Assai accurata anche la parte sulla fondazione del Movimento Federalista Europeo a Milano, che vede un apporto fondamentale di Hirschmann e la consacrazione del sodalizio amoroso ed intellettuale con Spinelli, da cui Ursula avrà altre tre figlie. Come scrive Boccanfuso, riportando brani delle loro lettere, l’intesa politica tra i due aveva preceduto quella sentimentale: «I due erano stati compagni di lotta prima ancora di scegliersi come compagni di vita.» Anche la parte del soggiorno in Svizzera della coppia è ben descritta e mette in luce l’attivismo e il proselitismo di Hirschmann nella traduzione di testi in tedesco e le sue capacità organizzative, che emergeranno al primo Convegno federalista della sinistra francese organizzato da Albert Camus nel maggio 1945. Nel suo soggiorno a Bruxelles, con Spinelli impegnato come Commissario europeo, Hirschmann affronta un periodo di depressione. Per trent’anni la coppia ha intrapreso le stesse battaglie ma adesso Ursula non può più essere al fianco di Altiero e si ritrova sola. L’Europa e il mondo attraversano un momento difficilissimo negli anni Settanta e sarà proprio la depressione la risorsa che, nonostante la sofferenza che l’accompagna, le consentirà quel periodo di calma necessario a partorire una creatura che sarà veramente solo sua: Femmes pour l’Europe. Boccanfuso si sofferma a lungo su questa fase della vita di Hirschmann, mettendo in luce il suo rapporto con il femminismo, “scoperta recente” per lei. Il femminismo, incontrato per caso e in tarda età, aiuterà Ursula a capire meglio alcune scelte della propria esistenza e la gabbia in cui è stata rinchiusa da una società patriarcale e maschilista.
Grande spazio e approfondimento è riservato ai contatti della politica senzapatria con il Mouvement de Libération de la Femme, di cui l’affascina il dinamismo dell’azione e che è ben descritto in una delle note più interessanti del libro. Il femminismo e le battaglie delle donne diventano il veicolo privilegiato per diffondere ed affermare quell’idea federalista europea a cui Hirschmann e Spinelli hanno votato la loro vita. In Altiero Ursula troverà un prezioso alleato, che la sosterrà e la capirà, mentre lei sarà sempre per lui la consigliera, l’interlocutrice, la suggeritrice, il suo riferimento culturale. Segnalo a tutte/i, per la capacità di visione di questa politica ante litteram, le considerazioni riportate nel libro a proposito dei Vertici dei Capi di Stato e di Governo, che avrebbero poi condotto alla formalizzazione del Consiglio Europeo. Leggere gli esiti dei negoziati dei mesi di luglio di quest’anno in merito al Recovery Fund e a Next Generation EU con gli occhi di Hirschmann, alla luce delle parole che scrive a proposito di quest’organo comunitario al suo secondo marito, può aiutarci a capire che cosa può essere successo a Bruxelles e grazie a quali dinamiche un’intesa importante è stata raggiunta, consentendoci di emanciparci dalle interpretazioni faziose e miopi dei diversi schieramenti politici e dei commentatori al loro servizio. Femme pour l’Europe, definito da Hirschmann gruppo di iniziativa (non partito e neppure movimento) è qualcosa che inizia e prepara una strada. Nella scelta del nome c’è tutta Ursula con il suo spirito pionieristico e anticipatore. Su questa parte l’autrice ci intrattiene con una mole di dati ed informazioni che dovrebbero fare parte della cultura di ogni vera europeista federalista. In appendice si riportano in lingua originale e in italiano l’Appello alle donne per l’Europa e la Lettera di accompagnamento all’Appello alle donne d’Europa, due testi interessanti e precorritori dei tempi sul ruolo delle donne nell’Unione e sull’importanza delle politiche di parità e sociali che rendano l’allora Comunità europea una società più umana. In questo capitolo del libro abbiamo modo di conoscere i nomi delle tante, troppe donne quasi mai nominate che si sono battute per l’Europa unita e hanno ereditato il lascito di Hirschmann, condannata per molti anni al silenzio da un aneurisma seguito da un’emorragia cerebrale, proprio quando Femme pour l’Europe cominciava ad affermarsi. La malattia di Hirschmann impedirà a Femmes pour l’Europe di proseguire nel cammino immaginato da lei e dalle tante protagoniste del movimento femminista verso la realizzazione del federalismo europeo e della partecipazione femminile nelle istituzioni comunitarie. L’eredità di Ursula proseguirà soprattutto nella Lobby delle donne, una rete amplissima di associazioni che punterà al coinvolgimento femminile nelle istituzioni e nelle politiche europee, fino ai nostri giorni. Nel capitolo finale, Gli anni del silenzio, Boccanfuso racconta la rieducazione di Ursula e l’amore di Altiero per lei attraverso le parole di entrambi. Una parte bellissima che dimostra come un amore, fondato sul confronto intellettuale e la conversazione, possa durare per sempre. Da uno scambio avuto con l’autrice ho raccolto uno spunto che mi piace condividere e che sottopongo a tutte e tutti coloro che si avvicineranno alla storia di Ursula Hirschmann: chissà se è vero che le donne si innamorano degli uomini che incarnano una loro passione, per poterla coltivare insieme. Per Ursula è stato così, e forse anche per l’autrice e per chi scrive. Grazie a Silvana Boccanfuso per questo tributo a una Madre dell’Europa, cui finalmente è dato il posto che merita e che ci piace immaginare con i «lampi di luce negli occhi che hanno le/gli insoddisfatte/i, le innovatrici e gli innovatori di tutti i Movimenti» (Tano D’Amico, Fotografia e destino) quando riescono a sognare mondi diversi, più umani e più giusti e agiscono perché si possano realizzare.

Silvana Boccanfuso
Ursula Hirschmann, una donna per l’Europa
Ed. Ultima spiaggia
Collana Granelli di sabbia
anno 2019
pp. 228
€ 16,50

copertina libro

 

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...