Il con-senso

La nostra lingua, l’italiano, è bella perché è ricca, contiene un numero enorme di parole e queste parole oltre ad avere tanti sinonimi o quasi sinonimi hanno anche tantissimi significati e diverse sfumature di significato. Spesso non diamo importanza a ciò, quando scegliamo le parole che usiamo.
Ad esempio la parola consenso potrebbe sembrare sinonimo di assenso ma, mentre l’assenso si riferisce ad un semplice accordo, il consenso si riferisce ad un accordo legalmente accettante o vincolante. Pertanto, l’assenso non ha validità legale mentre il consenso sì, non per nulla un contratto può essere annullato per vizio di consenso, se questo è estorto o dato per dolo o da chi non era autorizzato a darlo.
Però possono nascere equivoci sulla parola consenso anche per i suoi molteplici significati, infatti se consenso indica un elemento di un negozio giuridico, indica anche accordo di opinioni individuali oppure un giudizio di pubblico verso un film o un libro o una canzone. Un’iniziativa può essere accolta con consenso o uno spettacolo può ricevere consenso, di pubblico o di critica… o non riceverlo.
E c’è il consenso informato, che viene dato per utilizzare proprie informazioni personali. Ma, da editrice, non posso non fare riferimento anche al bisogno del consenso per utilizzare o modificare il lavoro di un’ altra persona, ad esempio per utilizzare un’illustrazione o immagine.
Stabilito tutto ciò, è importante anche precisare che il consenso a volte scaturisce in modo errato, non libero, quando aderiamo incondizionatamente al pensiero altrui, svalorizzando le nostre idee, la nostra competenza, i nostri desideri. E spesso vi aderiamo perché l’informazione è manipolata e/o infarcita di notizie false. I modi per estorcere il consenso sono tanti.
Dobbiamo lavorare su noi stesse/i valorizzando il nostro pensiero perché il consenso è uno strumento importantissimo di cui disponiamo e che utilizziamo quando entriamo nella cabina elettorale ma anche quando clicchiamo Mi piace su una pagina Facebook senza renderci conto che stiamo dando potere ad un bullo o a un gruppo antidemocratico. È un’arma talmente potente che il più devastante personaggio politico italiano del secolo scorso ebbe a dire: «Dove non c’è il consenso c’è la forza». Preferisco nominare invece un grandissimo uomo e magistrato, Paolo Borsellino, che ricordò come il modo migliore per sconfiggere la mafia sia toglierle il consenso. Nel primo caso però si faceva riferimento al consenso in senso giuridico, nel secondo a quello nel senso di approvazione, che può essere ugualmente potente e pericoloso.
Ma naturalmente non si può parlare di consenso senza che il nostro pensiero corra all’uso della parola nell’ambito delle relazioni fra uomini e donne, in particolare di natura sessuale. «Era consenziente!» è la frase che viene spesso usata dagli stupratori e purtroppo a volte anche riconosciuta valida, erroneamente, durante un processo. Decidere di bere qualcosa con qualcuno non è dare il consenso ad un rapporto sessuale, rimanere attonita durante un rapporto sessuale imposto al punto di non riuscire neanche ad opporre resistenza non è dare il consenso, cedere a delle minacce o a delle promesse, specie in una situazione in cui il potere è sbilanciato, non è dare il consenso. Ce lo ha ricordato e reso chiaro il #metoo.
Ed è necessario dare il consenso per la diffusione di foto e video privati altrimenti si configura il reato di revenge porn. Dare il consenso per essere fotografata non equivale a dare il consenso per rendere pubblica quella foto.
Ancora, è importante anche riflettere su come sia usato erroneamente il concetto di consenso quando si discute di prostituzione. Il consenso di coloro che vengono prostituite è veramente libero? O si tratta di una situazione in cui non si hanno altre scelte?
Qualche settimana fa era posizionato tra i film più visti su Netflix 365 Days, un film polacco che mi è stato segnalato proprio in quanto ad un occhio ingenuo può apparire un film su come conquistare il consenso, ma è invece una terribile rappresentazione di estorsione del consenso: un giovane e potente mafioso si invaghisce di una ragazza e la rapisce. La tiene prigioniera in attesa che lei si decida a cedergli e ad acconsentire a diventare la sua amante. E lei, nonostante sia sua prigioniera, finisce per cedere al suo assurdo corteggiamento e addirittura ad innamorarsi di lui. Un film terribile, anche tenendo da parte gli stereotipi sull’Italia e la mafia, che esalta la violenza maschile sulle donne, lo stupro e il rapimento e che, riportandoci al mito dell’uomo che non deve chiedere mai, banalizza e ridicolizza il concetto di consenso, alimentando una mentalità distorta.
Sarà per questo che la parola consenso, che dovrebbe essere una parola bella e importante, finisce per assumere un significato negativo. Consenso quindi non più come libertà di scelta, espressione di libero arbitrio ma come modalità di piegarsi alle scelte altrui, quasi negando il proprio desiderio profondo cosicché finisce per essere più vera e profonda, più libera e partecipata un’espressione di dissenso. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

 

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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