Tracce femminili lungo le vie di Brescia: Bianca Capece della Somaglia Uggeri

Lasciato il vivace Carmine, proseguiamo lungo il nostro itinerario di riscoperta inoltrandoci in una strada tranquilla, via della Pace, completamente differente da via delle Battaglie, ma non priva di attrattive, tra cui la chiesa della Pace – che merita senz’altro una visita – e incontrando un’altra salonnière, Bianca Capece della Somaglia Uggeri (1743-1822).
La fontana addossata ai piedi della Pallata occupa il tratto iniziale di via della Pace, continuazione in direzione est di via delle Battaglie. Poco più avanti, sul lato destro si trova la citata basilica della Pace, con la sua facciata incompiuta, eccetto il portale neoclassico portato a termine.

1. Chiesa_di_Santa_Maria_della_Pace_facciata_Brescia
Basilica della Pace. Facciata

I lavori iniziano nel 1720, dopo l’acquisto da parte dei padri filippini di case e terreni adiacenti al loro oratorio, per edificarvi un nuovo grandioso edificio. Il progetto è dell’architetto veneziano Giorgio Massari (1686 circa-1766), rinnovatore dello spirito classicista palladiano, e prevede un’unica alta navata, un ampio transetto, una cupola centrale e una cupoletta cilindrica in corrispondenza del presbiterio. Il perimetro interno è scandito da colonne di marmo rosato di Botticino e movimentato da sette altari, sempre disegnati da Massari. Nel 1738 è eretta la cupola e, tra il 1739 e il 1746, i bolognesi Francesco Monti (1685-1768) e Giovanni Bernardo Zanardi (1700-1769) affrescano la volta e la cupola con Storie della Vergine. Di Pompeo Gerolamo Batoni (1708-1787) sono la Presentazione al tempio (1736) sull’altare maggiore e San Giovanni Nepomuceno davanti alla Vergine (1746) nel transetto sinistro. Ai lati di quest’opera si trovano le statue della Fortezza e della Temperanza e, all’imbocco del transetto destro, quelle di San Giovanni Evangelista e di San Giacomo Minore, tutte di Antonio Callegari (1699-1777), uno dei massimi esponenti della scultura barocca lombarda. Sulla lanterna della cupola svetta una statua della Vergine di rame dorato, replica dell’originale di Giovanni Battista Carboni (1725-1790), crollata in seguito a un violento temporale notturno nel 1849, al rientro degli Austriaci in città dopo la rivolta delle Dieci giornate.
Sul lato opposto della strada, proprio di fronte alla basilica, si trova Palazzo Fenaroli Uggeri, fatto edificare dagli Uggeri tra il 1750 e il 1760, su progetto di Antonio Marchetti (1724-1791).

2. Brescia.balcone di PalazzoFenaroliUggeri.Speziali copia
Il balcone di Palazzo Fenaroli Uggeri

L’edificio si estende più in profondità che in larghezza e il corpo centrale si eleva notevolmente sulle ali laterali, per dare spazio al salone, che si estende da una facciata all’altra, è decorato con prospettive alle pareti e affrescato sulla volta. Dopo l’ingresso, si entra immediatamente nel vasto atrio-portico a cinque alte campate, con il giardino piantato sul terrapieno delle mura medievali a fare da prospettiva. Il giardino pensile è chiuso da un muro in cui si apre una piccola facciata architettonica, al centro della quale si trova una fontana: un tritone sostiene una  enorme conchiglia che va a formare la vasca, da cui sorge Venere che accarezza Amore. L’imponente scalone d’onore, uno dei più grandiosi e meglio riusciti delle dimore nobiliari bresciane, si sviluppa dall’angolo meridionale dell’atrio portico e ha tre rampe affiancate da una balaustra a colonnette e il soffitto dipinto a finte architetture. Il palazzo è residenza privata e, normalmente, non è aperto al pubblico, se non in particolari occasioni. In questa dimora Bianca Capece della Somaglia (1743-1822), nata a Piacenza, si trasferisce dopo il matrimonio con il quasi cinquantenne conte Vincenzo Uggeri (1717-1789) nel 1764. La contessa anima un vivace salotto, frequentato da Ugo Foscolo (1778-1827) e dai letterati e dagli intellettuali più in vista della città e intrattiene rapporti epistolari con importanti esponenti della cultura del suo tempo, tra cui Ippolito Pindemonte.

3. Epistolario. Capece_della_Somaglia_Uggeri_Bianca_1743-1822
Lettera autografa

Nel Settecento, Brescia, sebbene ancora soggetta a Venezia, va spostando il suo baricentro intellettuale verso la Milano del “Caffè” e il salotto di Bianca  è l’esempio di un ritrovo illuminato, che guarda al modello francese, e apre al dibattito culturale contemporaneo. In particolare, s’inserisce nella discussione sulla funzione del teatro, tra chi lo considera incentivo al malcostume e chi, viceversa, un intrattenimento istruttivo. Sostenitrice del primato della tragedia per il suo valore pedagogico e educativo, Bianca Capece della Somaglia svolge un ruolo fondamentale nella storia di questo genere a Brescia. Pur credendo nella validità degli autori italiani, riesce, proprio in virtù dell’auctoritas del suo salotto, a far rappresentare l’Olimpia di Voltaire – che contiene intermezzi musicali ed è osteggiata da chi ancora ritiene il teatro corruttore dei buoni costumi – grazie all’intervento del podestà, da lei sollecitato. La contessa interpreta il ruolo della protagonista, riportando grande successo; è paragonata ad Adrienne Couvreur (1692-1730) e a Jeanne-Catherine Gaussem detta Gaussin (1711-1767), attrici celebrate in Europa, e Gian Battista Corniani, per l’occasione, le dedica un sonetto di lode. Bianca non è solo abile interprete: collabora anche con Antonio Brognoli (1723-1807) alla traduzione dell’opera dal francese. Alla prima messinscena del luglio 1770 ne seguono altre, sempre con Bianca Capece della Somaglia come protagonista. Riconducibili a lei sarebbero anche le prime notizie di attività organizzate di massoni a Brescia; il conte Rutilio Calini, suo genero, e i conti Alemanno Gambara (1731-1804) e Faustino Lechi (1730-1800), padre dei noti generali napoleonici e della “giacobina” Francesca, detta Fanny, abituali frequentatori del suo salotto, sono, infatti, affiliati alla massoneria.

 

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

Un commento

  1. Ho conservato i tuoi articoli su Brescia, da farci un bellissimo itinerario per un viaggio di istruzione con la scuola, quando sarà possibile. Grazie!

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